Gli italiani e i prodotti di bellezza: tra noncuranza e disinformazione

Secondo la Società italiana di chimica e scienze cosmetologiche gli italiani non badano quasi mai agli ingredienti presenti nei cosmetici (nel 73% dei casi), mentre il 66% di loro continua a usare creme e ombretti anche se scaduti.

Cronaca Medicina e Salute Redazione/TB — 28/12/2011

Sul mercato esiste una gamma pressoché infinita di prodotti di bellezza: creme, lozioni e gel per viso e corpo, cosmetici per il make-up, deodoranti, creme solari, tinture e lacche per capelli. Data la vasta offerta merceologica diventa importante, per il consumatore, scegliere con attenzione il prodotto migliore, leggendo le etichette e badando sempre alla data di scadenza del prodotto: "La corretta informazione è fondamentale - spiega la Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche (Sicc) -. Medici, ricercatori ed esperti di marketing invitano a semplificare il linguaggio per interpretare le etichette, vietando le scritte in caratteri minuscoli o quelle ingannevoli come 'non contiene'.

Da un'indagine inglese condotta da Opinium Research su oltre 3mila 800 persone è emerso che, quando si tratta di cosmetici, molti italiani si mostrano indifferenti o superficiali circa la data di scadenza dei prodotti, eppure si dovrebbe fare molta attenzione ai prodotti che entrano in contatto diretto con la pelle. Dal 2005 è in vigore una legge che obbliga le aziende di tutti i paesi dell'Unione Europea a riportare la data di scadenza post-apertura (il cosiddetto 'Period after opening' o Pao, indicato con un vasetto aperto e la durata in mesi, seguita dalla lettera M) sulle etichette dei cosmetici, "eppure la maggior parte delle donne la ignora - spiega la Sicc - e usa i prodotti a prescindere dal limite temporale, con eventuali danni per la salute". 


[Fonte immagine: Sicc]

L'indagine ha evidenziato che il 49 per cento di chi utilizza cosmetici non fa caso alla scadenza dei prodotti una volta aperti. Inoltre, il 15 per cento afferma di non sapere che trucchi e creme si deteriorano, il 66 per cento ammette di continuare a usarli oltre quella data e il 73 per cento non fa caso agli ingredienti che li compongono. "Eppure non ci si pensa due volte a buttare via il latte scaduto -fanno notare gli esperti -, per make-up e simili, invece, il discorso cambia, nonostante si tratti di prodotti che si applicano sulla pelle e hanno a che fare con la salute di ciascuno".

Al di là della data di scadenza e della superficialità con la quale gli italiani si rapportano ai prodotti di bellezza, esiste anche un problema di informazione legata alle etichette dei cosmetici, in alcuni casi insufficiente, e alla pubblicità, in alcuni casi fuorviante: "Occorre comunicare meglio, educando il pubblico a valutare le notizie e alzando la soglia di attenzione e conoscenza - dice Silvio Pacillo, consulente di marketing strategico - Dare credito alle bufale a volte è più comodo: l'illusione è più affascinante della realtà e, anche chi se ne accorge, spesso tende lo stesso ad adeguarsi e a farsi convincere, perché il desiderio di conformismo e di appartenenza sociale vince su tutto". 

I fraintendimenti e le parole usate a sproposito sono altri elementi di rischio molto frequente. "Per esempio, sul concetto di 'irritazione' è necessario fare chiarezza - spiega Enzo Berardesca, dermatologo presso l'Istituto Dermatologico San Gallicano a Roma -, i fattori che possono generarla sono molti. Dalla natura dei componenti ai tempi di esposizione, all'area del corpo trattata. Teoricamente un cosmetico, se è ben formulato e utilizzato, non è mai irritante, al contrario, se viene adoperato in dosi eccessive su una cute patologica o in condizioni ambientali poco adeguate, può provocare reazioni indesiderate". 

Insomma, sembra che in ambito cosmetico non sia molto semplice distinguere il grano dal loglio: "Un prodotto non è solo una lista di ingredienti - sottolinea Luigi Rigano, cosmetologo Sicc e co-direttore dell'Institute of Skin and Product Evaluation (Ispe) -, ma un sistema composito e articolato che va dalla scelta delle sostanze all'assicurazione della qualità, fino ai metodi di fabbricazione e i sistemi di trasporto. Sembra che oggi un cosmetico, per essere efficace, debba essere biologico o ecologico - continua Rigano - come se il mondo fosse un giardino. Non è un concetto reale, perché l'efficacia non si trova solo nella natura ma in una scienza evolutiva e sociale che è al tempo stesso verde, sicura e garantita". 



Entro il 2013 al simbolo del vasetto si dovrebbe aggiungere quello della clessidra "per rendere più immediata l'identificazione della scadenza - dice Umberto Borellini, cosmetologo Sicc e docente di Cosmetologia presso la Scuola di Medicina a indirizzo estetico Agorà di Milano - ma bisogna comunque prestare attenzione osservando le regole per la buona conservazione dei prodotti". Gli esperti, inoltre, hanno delineato i punti chiave della gestione del perfetto beauty-case: un cosmetico ancora sigillato dura trenta mesi, a patto che sia tenuto in un luogo fresco, asciutto e al riparo della luce. Una volta aperto, occorre attenersi alle indicazioni del Pao, ricordandosi di lavarsi le mani prima di utilizzarlo e, se si notano cambiamenti di odore o di colore (è avvenuta un'ossidazione), di buttarlo immediatamente. 

"Tra tutti i cosmetici i più a rischio sono i gel e i tonici - spiega Borellini -, perché contengono acqua che favorisce la proliferazione di microbi. Quelli con una formulazione compatta sono più sicuri; ancora di più i profumi, a base di alcool, che elimina ogni genere di germi, batteri e muffe". Un discorso a parte meritano i solari: "se sono intatti si possono utilizzare anche l'anno dopo - sottolinea l'esperto -, altrimenti si buttano per ogni evenienza perché il filtro solare, una volta aperta la confezione, diventa meno efficace e non protegge più. Senza contare che spesso si tratta di prodotti che sono rimasti esposti alla luce, spesso al sole e a contatto con la sabbia, per cui a fine stagione vanno eliminati". 

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- Società italiana di chimica e scienze cosmetologiche (Sicc)