'Dj vu', quella strana sensazione del 'gi visto' che per la scienza resta un mistero

uno dei meccanismi cerebrali pi complessi e oscuri con cui si misurano oggi gli esperti di neuroscienza. Passamonti: "Alcune ricerche evidenziano il legame a specifiche strutture per la formazione dei ricordi, come il lobo temporale mediale"

Ricerca in Medicina Redazione/GP 29/03/2014

Avere la fortissima sensazione, quasi reale, di aver già vissuto precedentemente un determinato momento, una situazione o immagine. Un'esperienza accompagnata da un forte senso di familiarità, certo, ma anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente alla vita vissuta; per questo motivo viene vissuto con un senso di mistero, soprattutto in campo medico-scientifico dove il cosiddetto fenomeno del 'déjà vu'[1], sta impegnando da diverso tempo molti neuroscienziati. Soprattutto perché c'è una difficoltà oggettiva, ossia quella di riprodurre in laboratorio il del déjà vu, che  rende molto difficili sia la ricerca che gli studi empirici. 

"Il déjà vu è un fenomeno ancora poco noto da un punto di vista scientifico - dichiara Luca Passamonti, dell'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Catanzaro -. Tuttavia una serie di ricerche hanno iniziato a rivelarne le basi anatomiche e fisiologiche, dimostrando che è legato a specifiche strutture cerebrali fondamentali per la formazione dei ricordi, come il lobo temporale". Di sicuro si tratta di una percezione con cui la maggior parte delle persone ha fatto i conti almeno una volta nella vita, una manifestazione che può rientrare nelle forme di alterazione dei ricordi (paramnesie) e che di solito avviene in presenza di intensi stati emotivi e di stanchezza mentale, ma che può anche essere a volte il campanello d'allarme di una patologia.

"Distinguere tra questi due tipi di déjà vu è importante - spiega il ricercatore del Cnr -, soprattutto qualora si sospetti la presenza di una forma di epilessia. In questi casi è necessario rivolgersi al più presto a uno specialista della patologia". "Una volta escluso un qualche deficit mentale, bisogna scoprire i fattori che lo scatenano. Le teorie degli studiosi in tal senso - sottolinea Passamonti - sono contrastanti: alcuni scienziati hanno ipotizzato che questa sensazione di falsa o distorta familiarità dipenda da un vero e proprio deficit di memoria". "In altre parole, la difficoltà di ricordare tutte le informazioni presenti in uno specifico contesto potrebbe indurre una persona a commettere l'errore di credere che non abbia mai vissuto quella situazione, che per tanti altri versi però appare familiare".

A preoccupante maggiormente gli esperti è, invece, la tesi emersa da altri studi scientifici secondo i quali i 'déjà vu' potrebbero essere legati a disfunzioni di alcune parti del cervello fondamentali per la formazione dei ricordi. "Al momento sono coinvolto in alcuni esperimenti su soggetti sani e pazienti epilettici che presentano episodi ricorrenti - fa sapere il ricercatore -. I partecipanti vengono sottoposti contemporaneamente ad uno specifico test di memoria e ad una risonanza magnetica, in modo da evidenziare il funzionamento e l'attività di determinate regioni del cervello, come il lobo temporale mediale". "Al termine dei nostri studi saremo in grado di fornire maggiori informazioni e dettagli circa le basi cerebrali del fenomeno. In futuro - conclude Passamonti - speriamo inoltre di migliorare l'approccio diagnostico per alcuni pazienti neurologici in cui il 'dejà vu' rappresenta un importante problema clinico".

NOTE
[1]
Termine coniato nel 1917 dallo psicologo francese Émile Boirac in un suo saggio per l'Università di Chicago dal titolo 'L'Avenir des sciences psychiques'.