INTERVISTA - Cheratosi attinica, identikit di un tumore non-melanoma

Il professor Giampiero Girolomoni, Presidente SIDeMaST, traccia luci ed ombre di una neoplasia cutanea in aumento a causa della maggiore esposizione ai raggi solari UV. Ecco cos'è e quali le terapie, una in particolare a carico del Sistema Sanitario

Salute e Prevenzione Redazione/GP — 23/06/2015

Una lesione tumorale della pelle che si manifesta spontaneamente negli adulti in seguito ad una prolungata esposizione ai raggi ultravioletti (UV), naturali o artificiali. Si chiama 'cheratosi attinica', ed insieme al carcinoma basocellulare e al carcinoma squamocellulare, è uno tumori non-melanoma più diffusi della pelle, dieci volte più frequenti rispetto al melanoma, che resta comunque il più pericoloso. A livello numerico, l'incidenza in Europa della cheratosi attinica è in aumento e varia dal 15 al 34 per cento nella popolazione maschile e dal 6 al 10 per cento in quella femminile, rispettivamente all'età di 40 e 70 anni.  In Italia si stima che almeno 400mila persone, l'1,4 per cento della popolazione sopra i 45 anni, presentino questo genere di lesioni. Il 3 per cento è invece costituito da over 74.

Chi è affetto da cheratosi attinica[1] ha una probabilità sette volte maggiore di sviluppare un tumore della pelle rispetto al resto della popolazione. proprio per questo può essere considerata a tutti gli effetti un indicatore prezioso dell’aumento di rischio generale del carcinoma cutaneo. Per questo motivo la cheratosi attinica va diagnosticata e trattata precocemente. In questa intervista in occasione dell'incontro tra dermatologi e istituzioni il 17 giugno scorso presso la Camera dei Deputati, il Presidente SIDeMaST, il professor Giampiero Girolomoni, traccia un identikit completo della cheratosi attinica e del suo trattamento:

'Cheratosi attinica': cos'è e quali sono le differenze con gli altri tipi di tumore della pelle?
"Per cheratosi attinica si intende una lesione tumorale della pelle frequentemente osservata negli adulti. Si sviluppa spontaneamente in seguito ad una prolungata esposizione ai raggi ultravioletti (UV), naturali o artificiali. La principale differenza con altri tipi di tumore della pelle consiste nel fatto che il paziente può manifestare fino a centinaia di lesioni attiniche molto antiestetiche, ciascuna delle quali potenzialmente pericolosa perché può evolvere in forma maligna". 

Come si manifesta la 'cheratosi attinica' e quali sono le sue caratteristiche?
"La cheratosi attinica si manifesta sotto forma di piccole lesioni che possono assumere forme diverse: macchie piatte, placche ruvide e squamose, placche squamose spesse, le cui dimensioni variano 2 a 6 mm, ma in certi casi possono raggiungere i 4 cm di diametro. Si manifesta soprattutto sulle aree della pelle esposta al sole: cuoio capelluto, viso, dorso, mani e avambracci. In generale le lesioni non sono accompagnate da altri sintomi, ma talvolta possono causare prurito, bruciore, sensibilità alla palpazione o dare la sensazione di avere una scheggia nella pelle. Raramente possono sanguinare o dare dolore".

Chi è affetto da cheratosi attinica potrebbe sviluppare un tumore della pelle: è possibile prevedere l'evoluzione delle lesioni cutanee?
"No, non è possibile stabilire quale cheratosi attinica potrà evolvere a carcinoma squamocellulare invasivo: ecco perché sono importanti i controlli regolari, perché esse vanno tutte diagnosticate e trattate tempestivamente".

Quali sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia?
"Oltre alla predisposizione genetica, i fattori di rischio sono le molte esposizioni solari prive di protezione: ad esempio un lavoro all'aria aperta (contadini, muratori, pescatori) o uno sport (golfisti, velisti, etc.). Ad essere maggiormente sposti sono persone con pelle ed occhi chiari, capelli biondi o rossi, in prevalenza uomini. Un altro fattore di rischio importante è l'età: si registra un progressivo aumento dei casi dai 40 anni in poi.  Bisogna però precisare che attualmente, a causa di una maggiore e prolungata esposizione ai raggi solari, si registra un incremento di casi di cheratosi attinica tra le fasce d'età più giovani, in circa il 16 per cento della popolazione di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Altre categorie a rischio sono rappresentate, ad esempio, dai pazienti in terapia immunosoppressiva".

Quali sono oggi le attuali possibilità terapeutiche per la cheratosi attinica?
"Oggi ci sono numerosi trattamenti: da quelli fisici come il laser, la crioterapia, la rimozione chirurgica e la diatermocoagulazione, a quelli diretti al cosiddetto 'campo di cancerizzazione', che prevedono una vera e propria bonifica delle lesioni superficiali visibili e di quelle subcliniche circostanti. La principale novità terapeutica, però, è costituita dall'ingenolo mebutato, un gel che il paziente applica quotidianamente sull'area interessata a seconda della localizzazione delle lesioni. Questo trattamento topico garantisce un'elevata efficacia anche per la prevedibile aderenza da parte del paziente ad una terapia di così breve durata. È noto infatti che in dermatologia, quanto più si prolungano le terapie nel tempo, tanto meno il paziente aderisce alle terapie stesse.  Brevità del trattamento ed efficacia clinica differenziano quindi l'ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti. Tutto in una formulazione gel rimborsata da parte del Sistema Sanitario Nazionale".

MATERIALI
- I tumori della pelle (Scheda SIDeMaST)
- La cheratori attinica (Scheda SIDeMaST)
- Trattamenti della cheratosi attinica (Scheda SIDeMaST)

LINK
- SIDeMaST
- Euromelanoma

NOTE
[1]
L'etimologia del termine cheratosi attinica, coniato nel 1958 da Pinkus, significa "condizione" (-osis) di eccessiva produzione di "tessuto corneo" (-kerat) provocata dalla "luce solare ultravioletta" (-aktis)