PMA: anche l'uomo ha il suo 'orologio biologico', l'età media troppo alta può compromettere la riproduzione

Il maschio italiano che cerca il primo figlio ha un'età media di 35 anni ed è tra i più vecchi al mondo. Ma anche nel caso sidecida per una gravidanza nei tempi giusti, le liste di accesso alle tecniche di impianto sono infinite, soprattutto al Sud

Cronaca Medicina e Salute Francesca Nanni — 07/11/2015

"Siamo abituati a pensare che gli effetti negativi sulla capacità riproduttiva umana, il cosiddetto 'orologio biologico' sia prerogativa tipicamente femminile, è invece oggi scientificamente dimostrato che anche le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, e cioè motilità e morfologia, peggiorano con l'aumentare dell'età, così come anche danni al DNA che lo spermatozoo trasporta aumentano con il trascorrere del tempo". A parlare è il professor Rocco Rago, neo-direttore del rinnovato centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell'ospedale romano Sandro Pertini di Roma durante la nona edizione de le Giornate di Andrologia e Medicina della Riproduzione lo scorso ottobre, organizzate al Presidente della Società Italiana di Endocrinologia, Andrea Lenzi.

35 ANNI L'ETÀ MEDIA DEGLI UOMINI CHE CERCANO IL PRIMO FIGLIO. Un incontro che è stata l'occasione per approfondire scientificamente le attuali tematiche legate al 'pianeta uomo', e quindi all'andrologia e alla medicina della riproduzione, con un occhio particolarmente attento rivolto alle patologie tipicamente maschili che con il progredire dell'età possono incidere negativamente sulla sua capacità riproduttiva. "I maschi italiani che cercano il primo figlio - ha infatti evidenziato Rago -, sono tra i più vecchi al mondo, con un'età media di 35 anni e un mese, e questo compromette seriamente la loro capacità fecondante". A questo proposito l'esperto ha ricordato uno studio eseguito in Danimarca, Germania, Italia e Spagna, su donne tra i 25 e i 44 anni, che ha dimostrato come nelle donne con fasce di età tra 30-34 anni il rischio aborto aumenta se è l'uomo ad avere più di 40 anni.

'OROLOGIO BIOLOGICO' DA UNA PARTE, INFINITE LISTE DI ATTESA DALL'ALTRA. Ma se da una parte, anche l'orologio biologico maschile ha il suo termine, dall'altra anche nel caso si cercasse una gravidanza nei "tempi giusti", moltissime coppie italiane si scontrano con gli infiniti tempi di attesa nei centri pubblici per l'accesso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, la PMA di II livello, la cosiddetta Fivet o Icsi nel nostro paese. (Fecondazione in vitro con 'embriotransfer' o 'inseminazione intracitoplasmatica' dello spermatozoo). Ed è qui che inizia il viaggio nelle regioni italiane degli aspiranti genitori in cerca di una gravidanza, come dimostrato da un'indagine della facoltà di Medicina della Sapienza Università di Roma condotta all'interno dei principali centri di sterilità pubblici in Italia con l'obiettivo di capire l'attuale livello di assistenza e soprattutto dei tempi delle liste.

LA GEOGRAFIA DELL'ATTESA: SUD BLOCCATO...Così si scopre che i tempi di attesa per l'accesso al trattamento PMA aumentano man mano che si scende lungo lo stivale. Si va dai 18 mesi in Sicilia (a fronte di  un solo mese di attesa per ottenere una prima visita ginecologica per infertilità, ndr), passando per la Puglia dove, ottenuta una prenotazione nel giro di 2-3 mesi, l'accesso al primo trattamento resta un'incognita per mancanza di risposte, fino alla Calabria, dove entrambe le liste di attesa sono invece  bloccate. Al nord, la media per macroregione è di circa 3 mesi di attesa per la prima visita e di 5 mesi per l'esecuzione di una tecnica di PMA.

…VALLE D'AOSTA LA PIÙ VIRTUOSA MA È NEL LAZIO IL CENTRO D'ECCELLENZA. I tempi più brevi si riscontrano nella virtuosa Val D'Aosta, con i suoi due mesi di attesa per accedere alla prima visita, ma zero tempi per accedere alle tecniche di PMA. Sempre al Nord,  tra i tempi più lunghi quelli del Veneto con i suoi 15 mesi di attesa e la Liguria con 12. Alle zero liste d'attesa in Valle D'Aosta, Toscana e Lazio nel rinnovato centro di sterilità dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma diretto dal professor Rocco Rago. Questo centro, in particolare, va ricordato che è stato protagonista di un grave evento avverso come quello dello scambio degli embrioni avvenuto nel 2013 e poi chiuso per circa un anno. Dalla sua riapertura lo scorso marzo sono state attivate oltre 800 nuove cartelle cliniche ed eseguite oltre 200 tecniche di PMA di II livello, dunque quelle che prevedono il recupero di ovociti dalla donna e la fertilizzazione in laboratorio con gli spermatozoi del proprio partner.

IN GENERALE QUANTE GRAVIDANZE OTTENUTE ATTRAVERSO LA PMA? A livello generale, attualmente, il tasso di gravidanze ottenute a seguito di tecniche di procreazione di II livello effettuate in donne di età tra i 30 e i 43 anni è pari al 29,3 per cento, laddove la media nazionale si attesta tra il 20 e il 25 per cento. Si va da un 41,4 per cento di tasso di gravidanze ottenute tra donne di età inferiore ai 25 anni, fino ad un incoraggiante 26 per cento di tasso di successo tra le donne di età compresa tra i 39 e i 42. Tutti dati incoraggianti, quindi, per le coppie del Lazio che dovessero decidere di intraprendere un percorso del genere per realizzare il proprio desiderio di genitorialità.