Ricette mediche, dietro front del governo: sì a prestazioni sanitarie indicate dal medico

Marcia indietro sul decreto che aveva tagliato il ticket di 203 prestazioni sanitarie rendendole completamente a carico dei malati. Oggi i medici potranno indicare analisi ed esami necessari ai pazienti senza un centesimo a loro carico

Cronaca Medicina e Salute Redazione — 18/07/2016
Fonte: Immagine dal web

Non c'è pace per la sanità italiana. In questo caso, però, la notizia sembra essere di quelle buone: il governo, infatti, ha fatto un sostanziale passo indietro sul decreto che, qualche mese fa, aveva tagliato il ticket di ben 203 prestazioni sanitarie rendendole completamente a carico dei malati. Bene, da oggi si cambia e i  medici torneranno liberi di prescrivere e indicare sulla ricetta bianca e rossa tutte le prestazioni sanitarie che, secondo il proprio insindacabile parere, risultano necessarie tutela della salute del paziente sulla base delle evidenze scientifiche. I cittadini, dunque, non ci sborseranno neppure un centesimo per ciò che spetta loro di diritto.

Le aree a cui appartengono le 203 prestazioni "fuori ticket" erano, fino a qualche settimana fa: odontoiatria; genetica; radiologia diagnostica; esami di laboratorio; dermatologia allergologica; medicina nucleare. Fra le oltre 200 prestazioni di specialistica ambulatoriale oggetto del giro di vite, ce n'erano alcune di estrazione e ricostruzione dei denti, l'applicazione di apparecchi mobili o fissi; esami di radiologia diagnostica come Tac e risonanza magnetica della colonna, degli arti superiori e inferiori, densitometria ossea. E ancora, erano previsti precisi paletti su esami di laboratorio come colesterolo totale e Hdl e Ldl, trigliceridi, solo in persone con più di 40 e con fattori di rischio cardiovascolare o familiarità, da ripetere a distanza di 5 anni; test allergologici; test per valutare la compatibilità in caso di trapianto (tipizzazione genomica); esami di dermatologia allergologica.

La normativa prevedeva sanzioni elevate nei confronti dei medici di base che avessero prescritto delle prestazioni sanitarie non strettamente necessarie. Il paziente che avesse comunque voluto procedere all'indagine non avrebbe potuto usufruire del ticket, ricorrendo così, per il 100 per cento della spesa, al proprio portafoglio. Oggi, invece, i medici tornano quindi liberi di prescrivere "tutto quanto ritengono necessario alla tutela della salute, sulla base delle evidenze scientifiche". Ed è proprio questo il messaggio che i pazienti leggeranno, dai prossimi giorni, sui manifesti affissi negli studi privati. Insomma, viene così ripristinata la piena autonomia del medico di famiglia nell'indicare sulla ricetta tutte le prestazioni sanitarie che, secondo il proprio insindacabile parere, risultano necessarie al caso di specie.