INTERVISTA - Allergie e intolleranze: cosa c'è da sapere per non fare confusione

Differenze e caratteristiche, dei due modi con cui il nostro organismo reagisce alle sostanze indesiderate. Per saperne di più, qualche informazione arriva dall'Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri (Aaito).

Alimentazione Paola Simonetti 30/11/2008

Allergie e intolleranze coinvolgono un numero sempre crescente di italiani. Secondo l'ultimo Simposio Internazionale Almirall sul tema, si calcola che i cittadini afflitti da una qualche forma allergica siano più del 20 per cento della popolazione con un aumento annuo pari al 10 per cento circa. Al primo posto la rinite allergica (ne soffre il 50 per cento), spesso complicata dalla congiuntivite, seguita dall’orticaria, che colpisce il 20 per cento circa degli allergici. Nell’ambito delle intolleranze, solo quella al lattosio che coinvolge 4 italiani su 10.

Disturbi molto diversi, tengono a precisare gli esperti, capaci di creare disagi e, in alcuni casi, qualche effettivo rischio per la salute e l’incolumità di chi ne è affetto, come nel caso di allergie alimentari gravi. Per difendersi al meglio, occorre prima di tutto evitare confusioni e essere consapevoli delle differenze e degli specifici effetti di ognuna della due categorie di patologie, che ci chiarisce la dottoressa Anna Perino, membro direttivo dall'Associazione  Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri.

Dottoressa, quali le differenze fra allergia e intolleranza?
"I due termini allergia ed intolleranza, indicano due modalità differenti dell'organismo di reagire a sostanze estranee. Per allergia si intende una reazione anomala del sistema immunitario verso sostanze estranee (alimenti, farmaci, pollini). Questa reazione si esprime classicamente con la produzione di anticorpi di tipo IgE. Di altra natura l’intolleranza, non legata ad un fattore immunologico: è un reazione anomala dell'organismo ad una sostanza estranea, non mediata dal complesso sistema immunitario. Un esempio classico di intolleranza è quella al lattosio (zucchero del latte)".

Partiamo dalle allergie. Possono avere diversi livelli di gravità?
"Certamente. L’allergia di tipo inalatorio, con allergeni che dunque si respirano, può condurre ad un forte stato di malessere, anche pesantissimo come l’asma, ma non conduce mai alla morte. L’allergia alimentare, ovvero da ingestione, vede uno dei suoi livelli più gravi: in questo caso può esserci il rischio di choc anafilattico, che può portare all’ingrossamento dell’esofago con conseguente soffocamento. E qui non ci sono trattamenti, dobbiamo solo evitare l’alimento incriminato. La verifica allergologica, avviene attraverso vari tipi di test".

Quando ci si scopre allergici ad un alimento, è possibile che si aprano nell’organismo anche altri tipi di sensibilizzazioni?
"Sì, questo rischio esiste. Un fenomeno legato con ogni probabilità al nostro patrimonio genetico".

Capita che si diventi allergici d’improvviso, a sostanze che prima erano innocue. Come mai?
"Anche qui c’è un fattore genetico, abbinato anche a fattori ambientali. Ma le dico, che è ancora oscuro il motivo per il quale un individuo diventa allergico".

Passiamo alle intolleranze. Quali sono quelle conosciute?
"Sono le intolleranze cosiddette enzimatiche, ovvero quando manca l’enzima preposto ad elaborare una determinata sostanza, quella la lattosio è la più comune, che si conclama con tensione addominale, dolore accompagnate anche da stanchezza). Poi c’è l’intolleranza ad altri carboidrati, come lo Xilitolo, il Trealosio".

Quali sono i sintomi specifici per riconoscerle?
"Molto riconoscibili sono i dolori addominali, e in generale un malessere collegabile al pasto. Uno dei metodi più efficaci per capire, è ascoltare il proprio organismo e fare attenzione a quando il malessere sopraggiunge, in modo da capire più o meno quali possano essere gli alimenti incriminati. Il problema è proprio accorgersi delle correlazioni…"

La condizione psicologica incide anche sull’ intolleranza?
"Sì, il nostro stato psicologico incide sempre sul peggioramento di alcuni sintomi. Soprattutto se il paziente è un po’ ipocondriaco o ansioso…"

L’intolleranza può essere curata o scomparire col tempo?
"La vera intolleranza, come quella del lattosio, non scompare. Tuttavia, l’enzima mancante di cui parlavamo prima, può essere preso per bocca…"

Che cosa sente di dover suggerire, in conclusione?
"Mi sento di sottolineare l’importanza di porre attenzione alle allergie al veleno degli imenotteri, ovvero ape, vespa e calabrone. Molto spesso questi pazienti non sono studiati bene. Un mio paziente è arrivato in ospedale in coma. In Italia sono sottovalutati i 15 morti all’anno per puntura di imenotteri. Occorre trovare l’allergologo giusto".

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