Donazione di organi: il consenso ora si esprime sulla Carta d'identità

Misura approvata nel 'decreto milleproroghe', ultimo capitolo di una questione nata 22 anni fa con la legge del silenzio-assenso informato. Diversi i modi oggi per dirsi favorevoli o contrari. Nel 2009 più trapianti, ma lunghe le liste d'attesa.

Salute e Prevenzione Redazione/GC 16/02/2010

Novità in arrivo per la donazione degli organi. Nel decreto approvato in Parlamento, il cosiddetto milleproroghe, è presente infatti un paragrafo dedicato a questo delicato argomento. Dopo la dichiarazione scritta su richiesta della Asl e il tesserino blu, la volontà di diventare donatori dovrà essere espressa anche sulla carta di identità.

Si tratta dell'ultimo capitolo di un processo nato 22 anni fa. Nel 1988, per la prima volta, il legislatore dovette confrontarsi con la norma del silenzio-assenso. Da allora tutti i cittadini italiani maggiorenni sono chiamati ad esprimere il proprio consenso, o meno, sulla disponibilità di donare i propri organi per i trapianti in caso di morte. Si prevedeva inoltre, con la legge 91 del primo aprile 1999, che le persone dovessero essere informate dalla Asl o dal medico di famiglia, ma anche da parte della pubblica amministrazione, nel momento della richiesta di un documento di identità.

L'assenza di un registro informatico dei donatori e i costi elevati del progetto iniziale hanno fatto sì che il provvedimento rimanesse prevalentemente inattuato. In caso di morte, la dichiarazione di volontà rimane comunque un passaggio importante. Nel caso non fosse stata manifestata, la legge attualmente in vigore prevede che a decidere siano i familiari più stretti, nell'ordine il congiunto, i figli e i genitori.

Fino ad oggi si poteva esprimere la propria volontà con il tesserino blu introdotto dal ministero della Salute nell'aprile 2000, con una dichiarazione scritta nella quale fossero specificati nome, cognome e data di nascita, accompagnati dalla data e la firma, o con la tessera di un'associazione di donatori. "Tutte queste possibilità sono ugualmente valide -  spiega Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) -. Nel frattempo, comunque, ha funzionato bene l'articolo 23 della legge 91, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare. Finora un milione di persone lo hanno fatto".

Un sistema che funziona abbastanza bene, tanto che l'Italia vanta un numero tra i più alti in Europa. Nel corso del 2009 il numero di trapianti è cresciuto del 7 per cento e quello delle donazioni del 6 per cento (giunte circa a 1200 l'anno), con un numero elevato di operazioni, più o meno 3mila, alle quali si devono aggiungere, secondo i dati del Cnt, i 15mila impianti di tessuto e i 5mila di cellule staminali per la cura di patologie del sangue.

In Italia ci sono 21 donatori dichiarati ogni milione di abitanti, mentre nel resto dei Paesi del Vecchio Continente la media è di 18,5. Meglio di noi solo la Spagna (prima a livello mondiale con una media di 34 persone) e la Francia (23,5), mentre sono decisamente bassi i dati di Germania e Regno Unito (rispettivamente 16 e 14 donatori per milione di abitanti). In questi stati è alto anche il numero di contrari. Il 40-50 per cento di inglesi e tedeschi dicono esplicitamente 'no', in caso di morte, all'espianto e al trapianto dei propri organi, mentre i francesi contrari sono il 34 per cento, gli italiani il 30 per cento e gli spagnoli il 18 per cento.

Problema del nostro Paese, ma non solo, sono le liste d'attesa. Nel 2009 l'elenco comprendeva 9mila 331 persone, di cui 164 avevano bisogno di più di un organo, ma solo per 3mila di loro c'è la possibilità di un trapianto, mentre circa 300 muoiono aspettando invano. I tempi sono spesso molto lunghi, basta pensare che i 6mila 808 pazienti in lista per un rene devono attendere quasi 3 anni, le 1447 persone che hanno bisogno di un fegato nuovo circa 2, mentre per un cuore (l'elenco conta 702 nomi) un  pancreas (226) e un polmone (312) la durata media per ricevere una donazione varia tra i 2 e i 2,5 anni. Numeri che devono far riflettere.