Salute migrante: Iss, "Immigrati fragili e poco consapevoli dei loro diritti sanitari"

A minare prevenzione e accesso dei migranti alle strutture sanitarie italiane mancanza di informazioni e paura. L'Italia migliora sul fronte delle risposte, ma con qualche sorpresa.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti — 16/06/2010

La legge non è bastata. Lo scivoloso terreno della paura, accostato alla mancanza di informazione, resta una discriminante per gli immigrati italiani sul fronte dell'accesso alla sanità che, per timore del contatto con le strutture pubbliche, sfuggono così a monitoraggi, prevenzione, cure tempestive e mirate. L'Istituto superiore di sanità (Iss) lo ha ribadito con forza, di recente, presentando in un convegno a Roma i risultati del progetto 'Migrazioni e Salute', promosso e finanziato dal ministero della Salute e coordinato dallo stesso Iss.

Avviato nel 2008, terminerà a luglio di quest'anno con il coinvolgimento dell'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, l'università Sapienza, Labos, l'area sanitaria della Caritas romana e il contributo degli assessorati alla salute e alle politiche sociali di regioni e province. Lo studio ha fotografato le prassi comportamentali dei migranti in ambito sanitario, attraverso il quadro delle patologie maggiormente riscontrate, e realizzato l'analisi di oltre 600 atti formali regionali (leggi locali, piani, delibere e note) emanati dal 1995 all'inizio del 2010, allo scopo di verificare in modo comparativo le politiche di settore adottate dagli enti locali  e individuarne gli esiti più efficaci.

DIRITTI NON ESERCITATI.  Un quarto degli immigrati che si rivolgono ai servizi di bassa soglia per gli stranieri irregolari è in realtà residente con permesso di soggiorno. Il dato emerge dal programma per l'implementazione di una rete informativa sull'assistenza sanitaria di primo livello agli immigrati irregolari (Straniero temporaneamente Presente - Stp), realizzato dall'Iss nell'ambito del  'Progetto Osi'. Al programma hanno aderito 43 ambulatori: 17 nel Lazio (64 per cento di copertura sulla casistica complessiva), 7 in Calabria (100 per cento di copertura) e 19 nella Asl di Foggia (98 per cento di copertura). In sei mesi, sono stati raccolti dati relativi a 7mila 332 accessi, pari a 4mila 327 pazienti. "Negli ambulatori per Stp che abbiamo preso in esame – ha spiegato Giovanni Baglio, medico del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Iss -, nel Lazio, in Calabria e a Foggia è emerso che in media, il 25 per cento degli utenti ha un regolare permesso di soggiorno. Il dato ci ha colpito molto, perché mette in evidenza una criticità. Gli immigrati regolari hanno infatti il diritto di iscriversi al Sistema sanitario nazionale, ma evidentemente questo diritto non viene esercitato. Occorre dunque interrogarsi sulle cause. In molti casi - ha proseguito l'esperto - ad incidere possono essere la mancanza di consapevolezza da parte dell'immigrato di poter esercitare questo diritto ma anche i problemi burocratici legati all'iscrizione al Servizio sanitario nazionale".

RISCHI SANITARI E FATTORI CULTURALI. Il progetto ha evidenziato la parziale correlazione fra territorio di provenienza e malattie rilevate, ma anche l'incidenza del grado di istruzione sul vissuto sanitario, soprattutto delle donne. Tra gli individui maschi originari di Paesi a forte pressione migratoria, infatti, le cause più frequenti di ospedalizzazione sono le fratture e i traumatismi, l'appendicite acuta e le bronchiti; problemi al cuore coinvolgono invece chi proviene da zone del mondo a 'sviluppo avanzato'. Fra le donne il rischio più alto resta quello correlato alla gravidanza. I dati di accesso ai day hospital segnalano come la causa più frequente di ricovero ordinario sia rappresentata dal parto e da altri motivi riconducibili alla salute riproduttiva, soprattutto per quanto riguarda donne provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria. Per le altre sono maggiormente registrate patologie croniche, come l'insufficienza cardiaca e l'artrosi.

Significativa, nell'ambito del Day hospital, anche l'incidenza delle interruzioni di gravidanza: relativamente alla donne immigrate da zone del mondo più povere, gli aborti rappresentano, secondo il documento dell'Iss, il 41 per cento di tutti gli accessi, contro il 4 per cento registrato per le donne provenienti da Paesi a sviluppo avanzato. Povertà e livello minimo di istruzione si rivelano una discriminante anche per quanto riguarda l'intervento sanitario tempestivo in caso di parto: dall'analisi dei dati del Centro di assistenza al parto (CedAP), emerge che "le donne provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria che partoriscono in Italia sono più a rischio di avere un accesso ritardato alle cure rispetto alle donne dei Paesi sviluppati; un rischio che cala con l'età, indipendentemente dalla provenienza e l'innalzamento del livello di istruzione. A fare la differenza anche lo stile di vita: casalinghe e disoccupate sono più a rischio rispetto alle donne occupate.

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBLI. I dati dello studio su questo fronte evidenziano come dal 1990 al 2008 ci siano state circa 18 mila segnalazioni di casi a carico di persone non italiane: "La popolazione annua – sottolinea il documento - tra gli stranieri, per lo più europei e africani, è passata dal 10 per cento fino al 1994 al 35 per cento del 2008, dato interpretabile alla luce del forte incremento demografico registrato nel medesimo periodo a carico della popolazione immigrata presente in Italia".
L'identikit del migrante che contrae malattie sessualmente trasmissibili è quello di un eterosessuale, con bassa scolarità, poco propenso all'uso di droghe (1,2 per cento) e che in un caso su cinque ha avuto una malattia del genere in passato. "In particolare – aggiunge l'indagine dell'Iss-, più che negli italiani viene diagnosticata la gonorrea (9,3 per cento rispetto al 4,1 per cento), la sifilide latente (15,6 per cento contro il 6,9 per cento), l'infezione da clamidia (8,1 per cento contro il 5,7 per cento). L'infezione ha Hiv risulta invece minore rispetto agli italiani, (5,3 per cento contro l'8,8 per cento).

STRESS FATTORE DETERMINANTE.  Secondo lo studio una non buona condizione psicologica, favorita da situazioni stressanti, si rivela determinante per lo stato del sistema immunitario dei migranti: "Da una prima analisi – ha aggiunto l'ingadine - emerge come una quota consistente di persone con immunodeficienza non correlabile ad infezione da Hiv sfugge alla diagnosi o vi giunge con consistente ritardo, sviluppando patologie che potrebbero essere prevenute con una diagnosi precoce".

POLITICHE SANITARIE PER I MIGRANTI. L'Italia si mostra tendenzialmente attiva sul fronte delle risposte agli immigrati nel capitolo salute. Secondo lo studio dell'Iss, infatti, oltre la metà delle Regioni presenta un'elevata attenzione ai migranti. L'eccellenza è rappresentata dalla Puglia, mentre le zone  con minore impatto sulle politiche di settore sono Basilicata e Calabria. Sotto la lente dell'indagine, la presenza di eventuali linee guida, la previsione di un'analisi del bisogno, interventi di prevenzione e promozione della salute, ruolo della formazione specifica per gli operatori, peso della mediazione in sanità, assistenza agli irregolari e ai comunitari. E l'analisi ha riservato delle sorprese che scalfiscono vecchi luoghi comuni sulla famigerata forbice Nord-Sud: anche la Lombardia si rivela infatti carente negli interventi sul tema, mentre si registra una brusca frenata dal Friuli Venezia-Giulia, fino a qualche anno fa considerata all'avanguardia.
"Il progressivo decentramento amministrativo e politico – spiega Salvatore Geraci, responsabile dell'area sanitaria per la Caritas di Roma – sta producendo estrema eterogeneità sul territorio nazionale dovuta ad una più o meno specifica attenzione a livello locale. Ciò può determinare disuguaglianze sia in ambito di accesso ai servizi, sia in ambito di profilo di salute della popolazione immigrata".

I NODI DA SCIOGLIERE. Lo studio ha evidenziato come gli sforzi per un passo in avanti nelle risposte ai bisogni di salute dei migranti dovrebbero mirare ad una pianificazione sanitaria più specifica, così come a favorire equità di accesso e qualità di trattamento delle cure degli stranieri. Strumenti necessari da mettere in campo, secondo i promotori del progetto, sono dunque comunicazione e informazione rivolta a tutti gli immigrati, il superamento delle barriere culturali e linguistiche, ma soprattutto un maggior investimento sulla formazione degli operatori di tutti i presidi sanitari, in particolare quelli che vedono più massicci flussi migratori.