Agricoltura biologica: Italia sul podio europeo per aziende e prodotti

Il successo della produzione secondo natura del Bel Paese svelato nell'ultimo rapporto del ministero delle Politiche agricole. Al Sud il record di imprenditori e coltivazioni, mentre al Nord si concentra la maggior parte delle aziende di trasformazione.

Alimentazione Valentina Marsella — 22/07/2010

Italia regina della produzione 'bio'. Al Belpaese spetta ancora il primato in Europa per numero di operatori certificati impegnati nella filiera dell'agricoltura biologica, ma anche per ettari di superficie coltivati secondo il metodo naturale. Restano però esclusi boschi e pascoli, dove il primato spetta alla Spagna. E ad aggiudicarsi lo scettro delle nostre regioni, nelle quali si concentra la maggiore presenza di aziende agricole biologiche, sono la Sicilia, la Calabria e la Puglia, ovvero le aree del Sud, che vantano anche il primato per superfici agricole condotte secondo il metodo bio (Sicilia, Puglia e Basilicata). 

L'Emilia Romagna invece, seguita dalla Lombardia, quindi l'area più a Nord del Belpaese, conquista il podio per il maggior numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore. A fare il punto della produzione secondo natura delle aziende italiane, il rapporto 2009 del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, secondo i dati che gli sono stati forniti dagli Organismi di controllo sulla base delle elaborazioni del SINAB (Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica). L'agricoltura biologica sembra andare forte, offrendo così al consumatore prodotti ottenuti nel rispetto del ciclo della natura, minimizzando l'impatto umano nell'ambiente e allo stesso tempo permettendo al sistema agricolo di operare nel modo più naturale possibile. 

La superficie italiana interessata, interamente convertita ad agricoltura biologica oppure in conversione, risulta pari a 1.106.684 ettari, con un aumento rispetto l'anno precedente circa del 10,4 per cento: tra i prodotti più coltivati i cereali, la frutta, gli agrumi; un'ampia percentuale è rappresentata da foraggi, prati e pascoli. Seguono le superfici dedicate all'olivocultura e alla viticoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano un decremento del numero di capi in particolare per quanto riguarda il pollame, le pecore ed i maiali, ossia gli allevamenti che avevano registrato una forte crescita lo scorso anno. 

Molti anche gli operatori del settore, arrivati a quota 48mila 509, dei quali 40mila 462 sono produttori esclusivi, 2mila 564 le aziende che effettuano sia attività di produzione che di trasformazione; 56 importatori esclusivi; 204 importatori che effettuano anche attività di produzione o trasformazione. Rispetto al 2008 però, fa notare il rapporto, si è assistito a una riduzione complessiva del 2,3 per cento, e sono soprattutto i produttori a risentire di un calo, mentre i trasformatori che operano in regime di agricoltura biologica sono in continua crescita (+3.5 per cento). 

Ma il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, nonostante i dati positivi, avverte che "Bisogna fare ancora di più per sostenere le imprese agricole biologiche, che si impegnano in un settore che fa della qualità, per i prodotti e per l'ambiente, il suo asse portante". Per favorire la conversione di nuove aziende verso il biologico, in accordo con le Regioni, Galan spiega come siano stati rimossi "una serie di ostacoli che fino ad oggi hanno reso difficile o poco conveniente per gli operatori l'accesso agli aiuti previsti dai Programmi di sviluppo rurale". 

Il ministero dell'Agricoltura è da tempo impegnato nello sviluppo del settore, con l'obiettivo di favorire quanto più possibile l'accesso delle imprese agricole ad un mercato in forte espansione e rispondere così alle richieste dei consumatori; ne sta quindi supportando la promozione, anche attraverso la semplificazione amministrativa, per ridurre gli adempimenti burocratici a carico delle aziende biologiche. I prodotti bio nascono da regole restrittive volte a rispettare l'ambiente e gli animali. E a partire dallo scorso primo luglio, sono identificati da un nuovo logo, in base a quanto stabilito dal Regolamento n.271/2010 della Commissione europea del 24 marzo 2010. 

Funzione del logo, usato per integrare l'etichettatura, è garantire al consumatore, oltre ad una migliore individuazione dei prodotti acquistati, la certezza che essi siano realizzati seguendo la normativa europea di settore, o, nel caso di prodotti importati, secondo regole equivalenti o allo stesso modo rigide. Ad esempio, i consumatori che comprano i prodotti che portano il logo europeo potranno essere certi che almeno il 95 per cento degli ingredienti sono stati prodotti con metodo biologico e che il prodotto è conforme alle regole del piano ufficiale di ispezione. I principi di base e le norme generali per la produzione biologica sono definiti dal Regolamento 834/2007, in vigore dal gennaio 2009. 

Le pratiche agricole biologiche generalmente includono la rotazione delle colture per un uso efficiente delle risorse locali, limiti molto ristretti nell'uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici, antibiotici nell'allevamento degli animali, additivi negli alimenti e coadiuvanti, il divieto dell'uso di organismi geneticamente modificati (OGM). Ma anche l'uso efficace delle risorse del luogo, come per esempio l'utilizzo del letame per fertilizzare la terra o la coltivazione dei foraggi per il bestiame all'interno dell'azienda agricola, o la scelta di allevare gli animali a stabulazione libera, all'aperto e nutrendoli con foraggio biologico. E ancora, utilizzare pratiche di allevamento appropriate per le differenti specie di bestiame. 


LINK: 
- Rapporto 2009: il 'bio' in cifre