Fumo: Youtube veicolo di pubblicità occulte

L'allarme lanciato da un gruppo di studiosi neozelandesi, intenti a capire quanto le multinazionali abbiano invaso il web. Su 163 filmati il 71% era pro-tabacco. Forse una nuova strategia di marketing, ma le compagnie negano. Un modo per difendersi c'è!

Dipendenze Gianluca Colletta 20/09/2010

Da anni molti stati hanno dichiarato guerra al fumo, proibendo di conseguenza pubblicità, spot televisivi e ogni tipo di sponsorizzazione, palese o occulta che sia. Norme che però non tenevano conto delle nuove tecnologie e delle potenzialità che soprattutto internet offriva per aggirare le regole. E così ecco che la rete per eccellenza e alcuni tra i più importanti portali, tra cui Youtube, vengono additati come uno strumento per avvicinare le persone, specie quelle più giovani. Un accusa decisa, che non risparmia neanche le multinazionali del tabacco, accusate di diffondere sul web dei veri e propri spot pubblicitari, girati a volte in maniera molto professionale, quasi si trattasse un'operazione di marketing. Basta digitare i nomi di marche di sigarette, ma anche di attori famosi o star dello spettacolo, per ritrovarsi direttamente all’interno di una serie di filmati che inviano messaggi, più o meno subliminali, destinati ad un pubblico giovane, quello che più di altri si cimenta in internet.

A puntare il dito contro il più famoso portale di condivisione gratuita di video, Youtube, è stato un gruppo di ricercatori neozelandesi dell'Università di Otago. Nello studio, pubblicato sulla rivista Tobacco Control, sono state analizzate le prime 20 pagine che compaiono inserendo nel motore di ricerca i nomi delle cinque principali multinazionali. L'obiettivo principale era quello di verificare quanto l’industria del tabacco avesse invaso uno spazio libero, e quasi anarchico, come la rete. E i risultati sono impressionanti. Su 163 video ben il 71,2% lanciava un messaggio pro-sigarette, mentre solo il 3,6% era realizzato da associazioni o persone che mettevano in guardia sui rischi e le conseguenze derivate dal fumo. I video restanti sono stati considerati con contenuto neutro, in quanto formati da un misto di messaggi pro e contro l'uso del tabacco o perché non chiari nella loro posizione in merito.

I marchi delle aziende inoltre erano sempre presenti nei video e alcuni di loro erano stati visitati da oltre 2 milioni di utenti. Un dato che secondo i ricercatori evidenzia la complicità dei grandi gruppi. "Molti filmati - scrivono i ricercatori - contengono immagini o musiche i cui diritti d'autore dovrebbero essere di proprietà delle compagnie del tabacco, ma nonostante tutto non sono stati rimossi". "Le compagnie del tabacco ricevono grandi benefici dal marketing potenziale del web 2.0, senza rischiare seriamente di essere implicate nella violazione delle leggi o dei codici di regolamentazione della pubblicità". Le tipologie più utilizzate per questi generi di video sono quelli che riguardano cinema, sport, musica e immagini d'archivio. "Sono questi quelli preferiti dai ragazzi, che a loro volta - prosegue il team - sono il target ideale per le aziende". In molti casi si tratta di materiali storici, come video risalenti agli anni '50 e '60, periodo in cui questo genere di pubblicità era consentita, che possono avere per protagonisti celebrità come i Beatles o i Flintstones.

I diretti interessati negano, respingendo al mittente l'accusa di utilizzare il web per pubblicizzare il fumo in maniera occulta. Le aziende produttrici inoltre sottolineano come nel 2002 molte società del settore abbiano sottoscritto un accordo volontario per ridurre la pubblicità diretta sul web, mentre un portavoce della multinazionale British American Tobacco, uno dei brand finiti sotto la lente dei ricercatori, ribadisce che "non fa parte della politica societaria utilizzare i siti di social networking come Facebook o YouTube per promuovere i nostri marchi e prodotti". YouTube infine fa sapere di non accettare campagne a pagamento per il tabacco in alcun paese del mondo. Difendersi dalla propaganda sul fumo sembra dunque sempre più difficile, ma c'è un modo per bloccare queste forme di pubblicità, come ricordano gli studiosi neozelandesi: "Per il pubblico o le organizzazioni sanitarie esiste la possibilità richiedere la rimozione da Youtube dei contenuti che violano il copyright o contengono materiali offensivi". Un modo concreto affinché molti giovani non cadano nella "rete".