Alcolisti Anonimi: cambia il profilo sociale del bevitore

In occasione del meeting di Rimini, la fotografia del bevitore è quella di una persona in carriera con famiglia. "Non esistono dati precisi sul fenomeno in Italia", che ogni anno causa 30mila morti.

Dipendenze Gianluca Colletta 29/09/2010

Hanno festeggiato il 75° anniversario della loro fondazione, ma da tre quarti di secolo si ritrovano a combattere sempre contro lo stesso problema: l'alcool. Un fenomeno che nel tempo sceglie "vittime" sempre diverse approfittando dei cambiamenti sociali che periodicamente si verificano nella società.

Alcolisti Anonimi (AA), associazione di auto-aiuto famosa in tutto il mondo, si propone dal 1935, cioè da quando è nata negli Stati Uniti ad opera di Bill Wilson e Bob Smith, di aiutare tutti coloro che cadono nella trappola del bere. Tutto è iniziato quando i due fondatori si accorsero che parlare dei loro problemi e delle difficoltà con cui erano costretti a confrontarsi li aiutava a stare lontani dalla bottiglia e affrontare meglio le situazioni che si paravano loro di fronte.

Viene così pensato un programma di recupero di dodici punti, che viene tutt'oggi utilizzato anche da altri gruppi simili, come quelli per le tossicodipendenze o di chi non riesce a staccarsi dal cibo. Qui, l'alcolista che ha smesso di bere, per mantenersi sobrio, fornisce aiuto alle persone che hanno problemi a uscire dalla dipendenza, grazie alla propria esperienza e questo (helper therapy) è una forte spinta al mantenimento della sobrietà.

Un percorso che riesce a dare importanti risultati, visto che, secondo il questionario somministrato da AA Italia tra i suoi membri, emerge che circa il 77% smette di bere o ha nel resto della vita una sola ricaduta. Molto basso, circa il 20%, il numero di coloro che proprio non riescono a evitare di riprendere in mano una bottiglia, essendo così soggetti a più ricadute. La presa di coscienza dell’esistenza del problema però spinge questi recidivi a ritornare ogni volta a chiedere aiuto presso l’associazione.

Presente in Italia da 26 anni, per festeggiare l’importante anniversario si è ritrovata in un Meeting di Rimini, dove è stata presentata una ricerca che illustra come sta cambiando il profilo sociale del bevitore. Non più un'immagine tipica dei film anni '50, con la bottiglia in un sacchetto di carta da consumare quasi di nascosto, ma una persona normale, spesso un professionista con una famiglia alle spalle. Una fotografia scattata grazie al contributo di 1400 membri dell'associazione (di cui la maggioranza è prevalentemente maschile, mentre le donne rappresentano il 30%) che hanno deciso di rispondere al questionario distribuito tra gli oltre 500 gruppi sparsi in Italia.

"Non si tratta di un'indagine sugli alcolisti - Enzo Becchetti, fiduciario non alcolista della sezione italiana dell'associazione -, ma sugli Alcolisti Anonimi. Non esistono dati precisi sulla diffusione del fenomeno in Italia, ma solo stime". "Una buona fonte di dati è l'Istituto Superiore di Sanità che, nell'aprile di ogni anno, in occasione della Giornata Mondiale della Prevenzione (Alcohol Prevention Day), tiene un seminario nel quale propone una lettura critica dei dati forniti dal servizio pubblico". "L'unica cifra sicura è, purtroppo, quella relativa alle morti per alcolismo e malattie alcol correlate: oltre 30mila ogni anno, in Italia. In pratica, basta immaginare una città come Belluno che sparisce ogni dodici mesi".

Dalla ricerca emerge che "la maggior parte delle persone dichiara di avere meno di 60 anni (56,2%), vive una condizione familiare di coppia (62,4%), ha un'istruzione media (51,0%), ha un lavoro (49%) e un reddito stabile, da lavoro o da pensione (32,7%). Solo il 24,1% ha un lavoro poco qualificato. Oltre il 75%, quindi, ha un lavoro di medio livello, con funzioni complesse, che comportano responsabilità, capacità di gestione e di organizzazione del lavoro di altri".

Quello dell'alcol è un problema sociale che può anche essere influenzato anche dall'ambiente esterno nel quale si vive. Significativo il fatto che il campione del questionario viva per il 75% dei casi nel Nord e nel Nord est, mentre meno del 20% nelle regioni del centro e appena un 6,5% al Sud. Dove lo stress e le responsabilità sono maggiori, cresce di pari passo la possibilità di cadere nella trappola dell'alcol e serve una volontà ferrea per resistere. Da 75 anni però c'è chi dimostra che è possibile.


DOCUMENTI
- La ricerca di Alcolisti Anonimi