L'alimentazione italiana è sempre più biologica

Secondo una ricerca della Confederazione italiana agricoltori e dell'Ismea, nei primi 9 mesi del 2010 si è registrato un forte aumento nella vendita di prodotti 'bio', confermando un trend consolidato ormai da un biennio.

Alimentazione Redazione 30/11/2010

Gli italiani dimostrano di scegliere attentamente i prodotti da portare sulla propria tavola, facendo più attenzione alla qualità che non al prezzo, è questo il risultato della ricerca condotta da Ismea e Confederazione italiana agricoltori (Cia), in base alla quale è stato rilevato un aumento dell'11 per cento nell'acquisto di prodotti biologici da parte degli italiani, nei primi nove mesi del 2010.

Già i dati raccolti nel 2008 e nel 2009 mostravano un interesse sempre crescente verso il prodotto 'bio', considerato più salutare e sicuro rispetto al prodotto alimentare 'di massa'. Un'ascesa inarrestabile insomma, che dimostra quanta attenzione c'è da parte dei nostri connazionali verso questi prodotti, che entrano sempre più nella spesa quotidiana delle famiglie. 

È quanto sottolinea, anche per il 2010, la Confederazione italiana agricoltori che, sulla base delle ultime rilevazioni dell'Ismea, evidenzia con soddisfazione la crescita del comparto, nonostante i problemi che oggi vivono le imprese e la mancanza di misure adeguate che costringe i produttori ad operare in un contesto carico di problemi e con poche certezze.

Analizzando l'andamento dei singoli comparti, si rileva che la crescita di consumi dell'ortofrutta fresca e trasformata (che rappresenta il 22 per cento del valore degli acquisti biologici) è stata del 4 per cento rispetto al 2009, mentre il pane e i sostituti segnano un aumento tra il 15 e il 20 per cento. Come sottolineano i dati Ismea, forte è anche l'incremento registrato dalla pasta di semola (più 9,5 per cento). Diversa, invece, la tendenza che si riscontra per questi stessi prodotti sul fronte convenzionale: il pane cala del 2,3 per cento e la pasta del 2,4 per cento.

Per i prodotti lattiero-caseari il consumo cresce del 10,4 per cento, con punte di oltre il 23 per cento per il latte fresco. Un aumento del 7,5 per cento registrano gli acquisti di carne e uova. Ben più consistente è l'aumento (più 20 per cento) registrato dall'olio d'oliva. In calo, al contrario, la spesa per il riso che arretra del 17 per cento.

Tra i canali di vendita la crescita più alta si registra negli ipermercati (più 21,7 per cento). Nella ripartizione delle vendite la Cia evidenzia che il 45 per cento avviene nei supermercati e ipermercati, il 26 per cento nei negozi specializzati, il 9 per cento nella vendita diretta e il 20 per cento da parte dei gruppi d'acquisto solidali e nel dettaglio tradizionale.

"Un fenomeno nuovo che interessa il settore è dovuto al fatto che i maggiori aumenti - avverte la Cia in un comunicao stampa - si registrano al Sud ed in Sicilia (più 25,3 per cento), luoghi che da sempre hanno fatto rilevare consumi molto bassi. Si confermano aumenti importanti nel Nord-Est (più 15,4 per cento) e nel Nord-Ovest (più 9,7 per cento). Più contenuto l'incremento nelle regioni del Centro (compresa la Sardegna) con un più 3,3 per cento". 

Il consumo di prodotti biologici resta comunque fortemente sbilanciato nei territori settentrionali, la cui incidenza sugli acquisti totali supera il 70 per cento. I terreni coltivati in Italia a biologico sono oltre un milione 200mila ettari, per un giro d'affari è di circa di 1,7 miliardi di euro l'anno.