Salute migrante: troppi i bambini stranieri senza un pediatra

In un convegno sulla salute materno-infantile, il punto sull'accesso alle cure da parte degli immigrati. Ancora troppe le discriminanti che in Italia penalizzano i cittadini stranieri.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti — 21/01/2011

Più della metà dei bambini stranieri nati in Italia restano lontani dall'assistenza di un medico pediatra. Il numero di coloro che possono contare sul supporto di uno specialista non raggiunge infatti il 50 per cento. Una situazione figlia di fattori concomitanti, legati alla condizione socio economica delle famiglie straniere, ma anche ad un sistema amministrativo territoriale diseguale e spesso mal collegato ai programmi nazionali di assistenza sanitaria. Salvatore Geraci, direttore dell'area sanità della Caritas, ha illustrato così quello che si configura come un capitolo paradigma della situazione dei migranti nel nostro Paese, nell'ambito di un convegno romano sulla salute materno-infantile. 

"C'è una sorta di selezione in partenza – ha spiegato -: le persone che emigrano sono generalmente le più forti e le più sane, ma poi sono le più esposte a diversi rischi. Fragilità certamente collegate alla situazione sociale, economica  e lavorativa in cui si trovano una volta in Italia, ma anche alle politiche sull'immigrazione le quali, se a livello nazionale garantiscono (in teoria) un equo accesso alla sanità, si rivelano carenti o diseguali sul piano regionale", a causa delle diversa disponibilità o gestione delle risorse economiche.  A minare i diritti sanitari degli stranieri è anche la questione, molto dibattuta in questi anni in Italia, legata all'acquisizione della cittadinanza: "Un problema che sembra un aspetto scollegato o secondario, invece è strettamente connesso alle politiche per la salute – ha commentato la deputata radicale Donatella Poretti – perché non è di poco conto il fatto che quei bambini nati in Italia debbano aspettare almeno fino a 18 anni per acquisire la cittadinanza e dunque arrivare ad avere gli stessi diritti di tutti i cittadini italiani".

Su tutti questi punti si sono concentrate le proposte avanzate durante il convegno dai numerosi partecipanti, che hanno sottolineato l'importanza di avvicinare di più le donne straniere alla sanità nei primi periodi della loro gravidanza, con una maggiore attenzione al periodo pre parto e una successiva continuità per l'infanzia del piccolo. "C'è ancora da lavorare per rendere effettivo l'articolo 32 della nostra Costituzione, che garantisce la tutela della salute di tutti i cittadini presenti sul territorio nazionale - ha affermato Ignazio Marino, presidente della commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e presidente dell'associazione Imagine Onlus, che ha promosso il convegno -. La proposta di offrire un futuro a ogni mamma è riferita alla possibilità, garantita alle donne immigrate, di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo in gravidanza e fino a sei mesi dopo il parto". 

"Un periodo troppo breve - ha aggiunto Marino a conclusione del convegno -  perché una donna straniera possa riuscire a trovare un lavoro che le permetta di restare, perciò per vie politiche bisogna lavorare ad estendere questo periodo". La chiusura del lavori ha dato anche l'occasione al senatore di affermare che "abbiamo voluto segnalare e far emergere l'Italia migliore, quella che, nonostante tutto, c'è e si dà da fare". In Italia, infine, resta un'altra strettoia all'accesso sanitario difficile da eliminare, secondo i partecipanti: la paura di essere denunciati in ospedale se clandestini; un elemento che ha sollevato la riflessione su come sia necessaria, nei servizi sanitari nostrani, un'attenzione particolare alla sfera psicologica del migrante e ad una mirata divulgazione delle norme in vigore.