Papilloma virus (Hpv): sul vaccino mamme italiane ancora poco informate

Prevenire il tumore dell'utero: 7 donne su 10 hanno informazioni chiare, ma restano interrogativi e timori. Per questo chiedono rassicurazioni su efficacia, sicurezza e costi del vaccino. Dall'O.N.Da arrivano i dati sulla conoscenza della patologia.

Salute e Prevenzione Aura De Luca — 01/02/2011

Solo due mamme su dieci con figlie femmine tra gli 11 e i 18 anni sono pienamente consapevoli di che cosa sia il 'papilloma virus (Hpv)', il virus responsabile del carcinoma dell'utero, mentre solo due su dieci ritengono di avere ricevuto una buona informazione, chiara e completa. In generale le donne hanno un atteggiamento favorevole nei confronti dei vaccini, anche se poi il 20% manifesta qualche pregiudizio in merito. Per questo motivo, in relazione all'Hpv solo il 59% delle adolescenti nate nel 1997 è stata vaccinata con le tre dosi previste.

A distanza di due anni dal lancio della campagna di vaccinazione contro l'Hpv, l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) ha pubblicato il 27 gennaio i risultati di un’indagine verso le donne potenzialmente raggiunte dall'iniziativa, quindi un campione di circa 1.500 mamme intervistate on-line su tutto il territorio nazionale. "Ciò che chiedono le donne - ha spiegato la presidentessa di Onda, Francesca Merzagora - è una maggiore rassicurazione su efficacia, sicurezza e costi della vaccinazione da parte di pediatri, medici di famiglia e ginecologi. Rassicurazione che raramente ricevono". 

"La prevenzione del carcinoma della cervice dell'utero – ha sottolineato il presidente dell'Iss, Enrico Garaci - è l'obiettivo di numerose attività di sanità pubblica". "Alle donne dai 25 anni di età, infatti, è raccomandato di sottoporsi allo screening in grado di evidenziare lesioni precancerose causate da vari tipi di virus papilloma (Hpv). Ma solo il 40% delle donne italiane – ha aggiunto -  lo effettua nell'ambito dei programmi pubblici (con ampie variazioni regionali e per livello sociale). Anche in questo caso, dunque, non bisogna allentare le campagne informative e di sensibilizzazione".

LA CONSAPEVOLEZZA DELLE DONNE. Il campione interpellato rivela fin da subito un atteggiamento tutto sommato favorevole nei confronti dei vaccini in generale, pur evidenziandosi un segmento non trascurabile di donne (20%) che manifesta una posizione pregiudiziale. Le maggiori perplessità sui vaccini si riscontrano soprattutto in presenza di profili meno evoluti: donne meno scolarizzate, casalinghe e disoccupate, condizione socio-economica medio/bassa, nel centro-sud Italia. Entrando nel merito del vaccino contro l'Hpv, l'86% delle donne dichiara di aver già sentito parlare di qualche vaccino specifico per le donne; numero che scende l'82% quando viene posta la domanda specifica sull'Hpv.

I CANALI DI INFORMAZIONE. I canali attraverso cui le donne sono a venute a conoscenza del vaccino contro l'Hpv sono alquanto variegati e frequentemente sovrapposti tra di loro: basti pensare che 7 donne su 10 sono state raggiunte da informazioni provenienti da più fonti diverse. I mass media hanno svolto un'azione di diffusione piuttosto importante (31% articoli su giornali e riviste, 27% notizie/servizi su radio e TV), a cui si è aggiunto il contributo delle figure di consiglio (medici di famiglia, pediatri, ginecologi).

GEOGRAFICAMENTE PARLANDO. Per quanto riguarda il grado di diffusione della conoscenza della campagna, le differenze a livello regionale sono minime. Si registra tuttavia una limitata memorabilità degli interventi di comunicazione ad hoc sviluppati sul  territorio, con meno del 50% delle donne che ricorda almeno una delle attività promosse e una certa discontinuità nelle diverse aree del paese. Nelle regioni del nord, fatta eccezione per Lombardia e Friuli Venezia Giulia, la comunicazione è stata più incisiva, mentre nel centro-sud solamente la Puglia si distingue per l'efficacia delle attività promosse. Circa il 70% delle donne interpellate ritiene di aver ricevuto informazioni chiare e complete sul vaccino Hpv, ciononostante emergono interrogativi e timori soprattutto tra le madri che non sono state raggiunte da una specifica comunicazione. Permane infatti un consistente bisogno di rassicurazione su pericolosità (40%) e reale efficacia del vaccino (39%); non è peraltro trascurabile la quota di donne che esprime ancora dubbi in merito a gratuità (21%) e modalità di somministrazione (20%).

ADESIONE ALLA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE. Nonostante quasi 3/4 del campione coinvolto nell'indagine dichiari di essere a conoscenza della campagna di prevenzione contro l'Hpv, la giovane età, la condizione socio-economica delle madri, la limitata sensibilità e le posizioni pregiudiziali nei confronti dei vaccini rallentano il processo di diffusione della conoscenza, che tuttavia si mantiene su buoni livelli: tra le madri con figlie nate dopo il 1996 il dato raggiunge quasi l'80%.

In generale, oltre il 60% delle madri con figlie di età compresa tra 11 e 14 anni ha deciso di aderire alla campagna di vaccinazione, così come a livello nazionale il dato di copertura vaccinale diffuso dall'Istituto Superiore di Sanità (66%) trova un discreto riscontro anche nell'indagine demoscopica. A livello regionale, invece, l'adesione alla vaccinazione è a macchia di leopardo. Ancora una volta risalta il positivo risultato ottenuto in Puglia (78% di adesioni), mentre si confermano le difficoltà della Lombardia (54%); Nord est e Centro Italia non presentano criticità troppo pronunciate.

L'adesione o la resistenza alla campagna è condizionata da fattori ideologico-culturali, connessi alla comunicazione più che da aspetti meramente organizzativi. Le donne hanno aderito soprattutto perché consapevoli dei rischi legati all'Hpv e da una fiducia di base nei confronti dei vaccini. I medici hanno giocato un ruolo importante per indirizzare le decisioni delle mamme. Laddove la comunicazione è apparsa meno convincente sono emersi dubbi e perplessità sull'affidabilità del nuovo vaccino. Anche tra le donne che hanno deciso di vaccinare la propria figlia più di 1/4 segnala qualche lacunain merito alle modalità prescelte per diffondere le informazioni sulla campagna. Le carenze si riferiscono soprattutto alla mancata segnalazione di possibili effetti collaterali e di eventuali controindicazioni (15%); in generale l’aspettativa è di un'informazione meno generica e più capillare (25%), da veicolare con maggiore intensità e prevedendo l'impiego di più mezzi.

È inoltre alta la confusione sul dosaggio: il 50% delle donne rischia di non portare a termine il ciclo completo di vaccinazione a causa di un difetto di conoscenza. Comunque il 38% di donne che finora non hanno vaccinato le proprie figlie, soprattutto per un problema di inerzia, sono propense a farlo in futuro. Il consiglio da parte dei medici potrebbe rivestire una funzione maggiormente incentivante: tra le donne che hanno ricevuto informazioni da parte dei medici la propensione è sensibilmente più alta della media (46%).

MATERIALI
Hpv, le 7 regole per la vaccinazione

LINK
- Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da)