Fecondazione assistita: nel Milleproroghe spunta una misura a sorpresa ed è polemica

Il Governo potrà richiedere informazioni su trattamenti e soggetti. L'ex ministro Sirchia a Nannimagazine.it: "Non ne comprendo i vantaggi. Potrebbe scoraggiare i donatori di seme. Sulla legge 40 sono altri gli interventi urgenti da fare".

Cronaca Medicina e Salute Paola Alagia 16/02/2011

Il Governo ficca il naso nella vita delle coppie sterili? Oppure la misura introdotta nel decreto Milleproroghe è, come la definisce il responsabile del Dicastero della Sanità, Ferruccio Fazio, "un atto dovuto"? La legge 40, spesso bersaglio di sentenza della magistratura (l'ultima è del Tribunale di Milano e risale al 3 febbraio scorso, leggi più in basso), è di nuovo al centro della polemica politica. Nannimagazine.it ha raggiunto al telefono Girolamo Sirchia, l'ex ministro della Salute nel precedente esecutivo Berlusconi, per conoscere il suo parere. Ma andiamo con ordine.

NELL'EMENDAMENTO PIU' POTERI AL MINISTERO DELLA SALUTE. A denunciare  la norma, inserita nel provvedimento licenziato stamani al Senato col voto di fiducia (ora il testo passa alla Camera per la seconda lettura), è stata nei giorni scorsi Filomena Gallo, presidente della onlus 'Amica Cicogna' e vicesegretario dell'associazione 'Luca Coscioni'. "Il Governo – ha spiegato Gallo – usa il decreto Milleproroghe sia per togliere competenze stabilite per legge al Registro nazionale sulla procreazione medicalmente assistita (pma), che già raccoglie dati per valutare efficienza ed efficacia dei trattamenti, sia per attribuire al ministero della Salute il potere di richiedere senza alcun limite ai centri di fecondazione il nome e cognome delle persone che si sottopongono alla fecondazione, dando così libertà al Governo di conoscere ogni dettaglio personale di chi ricorre a queste tecniche".

IL MONITO DI SIRCHIA: "L'INGHILTERRA SIA D'ESEMPIO". "Non riesco a comprendere che vantaggio possa derivare da tale misura – ha detto Sirchia a Nannimagazine.it –. In Inghilterra, ad esempio, dove non c'è più la segretezza dei donatori di sperma, questi ultimi si sono sempre più ridotti, temendo di vedere insorgere eventuali rivalse nei confronti della loro sbandierata paternità. L'esperienza di Paesi come questo, dunque, dovrebbe insegnare quanto sia importante mantenere alta la soglia di riservatezza". Se si ponga o meno un problema di violazione della privacy, l'ex ministro della Salute non lo sa, "ma di sicuro si tratta di un'apertura che scoraggerebbe chi può donare il proprio seme. Altra cosa, invece – ha messo in chiaro il professore – è la tracciabilità per poter conoscere e intervenire su difetti genetici. Ma questo fa parte del segreto professionale delle bio-banche".

E SE LA MISURA VIOLASSE LA PRIVACY? A fare della misura contenuta nel Milleproroghe, al contrario, un caso di violazione della riservatezza è stata Filomena Gallo ("Questa è una violazione della privacy delle coppie infertili, non supportata da nessuna norma nazionale o comunitaria, ma solo giustificata dall'ostinazione di un governo a voler impedire in ogni modo il ricorso alla fecondazione assistita a coppie che desiderano avere un figlio. Il Garante della Privacy,  già nel 2005, ha chiarito che i dati delle coppie devono essere anonimi e che non può essere istituito il registro dei bambini nati da fecondazione assistita") che ha annunciato l'intenzione di "impugnare in ogni sede le norme che saranno emanate in violazione della privacy di tante famiglie italiane".

L'IDV ATTACCA: SCARSA CONSIDERAZIONE DELLE DONNE. Sul piede di guerra contro la modifica via decreto della legge 40 (sulla procreazione medicalmente assistita) c'è anche Antonio Palagiano, capogruppo dell'Italia dei valori in commissione Affari sociali della Camera: "Inserire subdolamente una norma così importante e delicata e che ha così numerose implicazioni nella privacy e nella salute delle donne italiane in un decreto che, per sua natura, dovrebbe contenere solamente disposizioni di proroga di alcuni provvedimenti, è meschino. E dimostra ancora una volta la scarsa considerazione che questo esecutivo ha per le donne". Secondo l'esponente dipietrista "non ponendo al momento limiti ai dati richiesti, non dando garanzie di anonimato e nascondendosi dietro il rispetto di una direttiva comunitaria, il Governo potrebbe avviare, di fatto, una schedatura delle coppie e soprattutto delle donne italiane che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita, violandone la privacy e, conseguentemente, ledendone la dignità".

MARINO (PD) SCRIVE UNA LETTERA A PIZZETTI E UNA A SCHIFANI. Il chirurgo e senatore del Partito democratico, Ignazio Marino, ha addirittura scritto una lettera al Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, per chiedere un suo intervento e una al presidente del Senato Renato Schifani. "Le riforme hanno un iter legislativo preciso, che comprende il passaggio attraverso le commissioni delle Camere. Alla maggioranza che ci governa – ha scritto all'inquilino di Palazzo Madama – questo principio della vita democratica evidentemente non è chiaro. Per questo ho scritto al presidente del Senato Renato, segnalando non soltanto che l'obbligo dei centri di fecondazione a fornire 'qualunque informazione sulle pazienti' viola la legge sulla privacy, ma anche che vi sono chiare irregolarità procedurali". "La disciplina relativa alla proponibilità degli emendamenti (come ribadito dalla Giunta del regolamento nel 1984) – ha scritto Marino a Schifani – deve essere interpretata in modo particolarmente rigoroso. Sotto tale profilo, è assai difficile comprendere dove mai possa risiedere la straordinaria necessità e urgenza di intervenire con una modifica sostanziale della legge 40, per di più introducendo uno strumento che potrebbe portare alla schedatura dei dati sensibili delle pazienti".

FAZIO E ROCCELLA SULLA DIFENSIVA. A difendere la misura sono scesi in campo sia Ferruccio Fazio sia Eugenia Roccella. Il responsabile del Dicastero ha assicurato il più "rigoroso anonimato" dei donatori e dei soggetti coinvolti nel nome di una privacy che non è "mai stata a rischio" e si è detto convinto "che un monitoraggio da parte del ministero della Salute su quello che avviene è un atto dovuto. L'emendamento – ha aggiunto – è stato accuratamente studiato con i nostri giuristi ed è quindi una risposta ad una problematica di non tracciabilità generale da cui non ci si può più esimere". Il sottosegretario alla Salute, invece, ha spiegato la linearità dell'iter seguito: "Sorprende profondamente l'allarme e il polverone che alcuni stanno tentando di sollevare attorno al decreto Milleproroghe, per la parte riguardante il flusso dei dati sulla procreazione medicalmente assistita (pma). Si tratta sostanzialmente dell’attuazione del decreto legislativo 191/2007, che il senatore Ignazio Marino non può non conoscere, considerato che è stato approvato in commissione Sanità quando lui la presiedeva, e firmato dall'allora ministro della Salute Livia Turco nel novembre 2007". 

Non solo, ma Roccella ha cercato di tranquillizzare gli animi spiegando che "sono norme stabilite a livello europeo" e, soprattutto, che "le modalità con cui i dati saranno raccolti e gestiti, in forma disaggregata sono le stesse già attualmente seguite dalle bio-banche che conservano le cornee o dalle banche dell’osso e, quindi, nel pieno rispetto di tutte le disposizioni del Garante della privacy". Senza contare, infine, che "l'emendamento al Milleproroghe –  è stato l'elemento di forza su cui Roccella ha fatto leva –  risponde alle esigenze manifestate dagli stessi Centri pma, e cioè di evitare di trasmettere due volte gli stessi dati, in modalità diverse, a istituzioni differenti. Si tratta cioè di una semplificazione burocratica del flusso dati alle diverse autorità competenti,  Istituto superiore di sanità e Centro nazionale trapianti".

"MA I PROBLEMI DELLA LEGGE 40 SONO ALTRI". Ma l'assenza dei requisiti di necessità e urgenza, ravvisata dal senatore Ignazio Marino, trova d'accordo anche Girolamo Sirchia: "I problemi urgenti nella legge 40 – ha detto a Nannimagazine.it –  sono altri, a cominciare dall'obbligo di impianto simultaneo dei tre embrioni che non va bene, fino alla genetica pre-impianto, su cui si muove solo la magistratura. L'intera norma sulla procreazione assistita, insomma – ha concluso – è  importante, ma questo non significa che non vada rivista. Non fosse altro per confermarla nei suoi principi cardine".

LA MAGISTRATURA, INTANTO, COLPISCE ANCORA… A proposito di sentenze, proprio all'inizio di questo mese il tribunale civile di Milano ha sollevato la questione di incostituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nella parte che vieta la fecondazione eterologa, rinviandola alla Consulta. E non è la prima volta che accade. Prima di Milano, infatti, anche Firenze e Catania avevano rimandato la questione eterologa alla Corte Costituzionale. Sono otto in tutto, invece, le volte in cui il provvedimento, anche per altre sue parti, è finito sotto le lenti dei giudici supremi. Tuttavia, i riflettori, adesso, saranno tutti puntati sulla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il prossimo 23 febbraio, infatti, dovrà pronunciarsi in maniera definitiva sulla legge austriaca, ma il suo verdetto avrà un peso anche nella Penisola dal momento che sul divieto all'eterologa le normative dei due Paesi si equivalgono.


LINK
- Legge sulla privacy
- Legge 40 del 2004