La spesa 'bio', quel settore che non conosce crisi

Nel 2010 i consumi biologici degli italiani hanno fatto segnare l'aumento record degli ultimi otto anni: +11,6%. Un'abitudine di acquisto che prende piede anche al Sud. Vanno forte biscotti e snack, prodotti caseari e alcolici.

Alimentazione Ulisse Spinnato Vega — 22/03/2011

Se i consumi alimentari complessivi degli italiani non crescono, la stessa cosa non si può dire per il ramo del 'bio' che prosegue la sua corsa e realizza l'incremento record degli ultimi otto anni: +11,6 per cento nel 2010.

IL BIOLOGICO NON CONOSCE CRISI. Non c'è recessione che tenga. Ed è ormai evidente che il biologico non è più un vezzo o una tendenza contingente, ma incarna una vera e propria modificazione nelle abitudini di acquisto dei nostri connazionali. Non a caso le linee 'bio' stanno dilagando anche sui banconi della grande distribuzione e non si trovano più soltanto nelle piccole botteghe alimentari.

I COMPARTI CHE TIRANO. La Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha analizzato i risultati Ismea dell'Osservatorio del mercato dei prodotti biologici. E ha rilevato che il comparto corre grazie al ramo di biscotti, dolciumi e snack (+13,5 per cento), il lattiero-caseario (+13,2 per cento) e le bevande analcoliche (+12,8 per cento). Minori ma comunque buoni gli incrementi di uova (+7,4 per cento) e ortofrutta fresca e trasformata (+4,2 per cento). Va detto che le suddette aree merceologiche rappresentano ben il 66,5 per cento del volume totale dei consumi biologici.

LA GDO PRENDE IL LARGO. Grandi exploit riguardano anche salumi ed elaborati di carne (+56,4 per cento), prodotti per l'infanzia (+33,6 per cento), pasta e riso (+22,3 per cento), pane e sostituti (+12,3 per cento). Tuttavia, quest'insieme di prodotti rappresenta solo il 13 per cento del valore complessivo dei consumi 'bio' domestici. Dal punto di vista della distribuzione, come detto, la Gdo fa sentire i suoi progressi: anche se i negozi tradizionali mantengono il primato a quota 29,3 per cento, gli ipermercati hanno fatto segnare un +18,2 per cento e addirittura i discount un +14,9 per cento (di solito il 'bio', visti i prezzi un po' più alti, non si associa mentalmente ai luoghi di spesa ultra-economici).

E CRESCE ANCHE IL MERIDIONE. Sotto l'aspetto geografico, è vero che il Nord mantiene il primato del biologico con il 70 per cento degli acquisti totali. Tuttavia, questo genere di spesa inizia a crescere in modo deciso anche al Meridione. Nell'aggregato 'Mezzogiorno più Sicilia', nel 2010 i consumi 'bio' sono aumentati del 21 per cento. Inoltre, nell'anno appena trascorso è incrementata anche la quota delle famiglie con tre e con quattro componenti che comprano biologico: rispettivamente +24,5 e +21,7 per cento. Nel passato, invece, la spesa biologica era per lo più circoscritta ai nuclei poco numerosi. 

DAL 2007 570 EURO IN MENO. Resta un solo rammarico: questo genere di acquisti rimane sostanzialmente concentrato su fasce d'età fino a 44 anni con reddito medio-alto. D'altronde, si sa che gli italiani sono un po' più poveri. L'Ufficio studi di Confcommercio ha calcolato che dal primo trimestre 2007 abbiamo perso in media 570 euro per i consumi. E la nostra spesa crescerà, quest'anno, dello 0,9 per cento appena, dell'1,5 per cento nel 2012 e dell'1,1 per cento nel 2013. Finché gli acquisti degli italiani ristagneranno, sarà difficile far salire il PIL in modo deciso, visto che essi rappresentano il 60 per cento della ricchezza complessiva prodotta dal Paese.