Alcol: San Patrignano, "i giovani bevono troppo e male"

Dai dati Espad: consumo in calo, ma ancora molti giovani usano bere solo per "sballare", mentre il 'binge drinking ' è minore nelle regioni dove si beve prevalentemente vino. Muccioli, "educazione è l'unico strumento per prevenire stili di vita a rischio"

Dipendenze Redazione/TB 20/04/2011

Bere, bere, bere. Una quantità esagerata di alcol, a stomaco vuoto, in modo veloce e consecutivo, 5-6-7- bicchieri uno dietro l'altro fino allo "sballo", allo stordimento. Si chiama "binge drinking", ed è uno il fenomeno giovanile del momento, quello di maggior diffusione certo, ma anche di maggiore pericolo poiché si ingurgita una quantità tale di liquido nettamente superiore alle capacità fisiologiche di assorbimento, soprattutto dei ragazzi.

Un fenomeno che arriva da lontano, dal nord Europa, che negli ultimi 10 anni si è diffuso in Italia a ritmi vertiginosi, coinvolgendo, secondo il rapporto dell'European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (Espad) sui consumi di alcol nella popolazione italiana condotto nel 2009 dall'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa, circa 800mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni d'età.

Fenomeni e numeri allarmanti che San Patrignano ha sottolineato fortemente con una campagna di sensibilizzazione presentata durante la manifestazione Vinitaly 2011, il 7 aprile scorso. Nello stand della comunità riminese, da anni produttrice di apprezzate e conosciute etichette ha trovato infatti collocazione il relitto di un'auto reduce da un incidente stradale dovuto a guida in stato di ebbrezza e pannelli sui quali erano scritti, con la fredda chiarezza dei numeri, quanto sia evidente e problematico il rapporto tra giovani e alcol.



Dal punto di vista numerico, nel 2010 il numero degli under 14 ricoverati per intossicazione d'alcol è aumentato del 28%, e si è abbassata l'età d'incontro con l'alcol: accade per il 3,5% dei ragazzi tra gli 11 e 15 anni, al 15,8% tra i 16 e i 17 anni e al 29, 4% tra i 18 e i 24 anni. Tra i minorenni, il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze bevono solo per ubriacarsi. Mentre, secondo i dati dell'Istituto Superiore Sanità (ISS), gli incidenti d’auto mortali alcol correlati  arrivano al numero di 1.200. 

"La fuga di massa da se stessi e dalla realtà è la 'cifra' esistenziale dei nostri giorni. Per scappare dalle nostre paure utilizziamo qualsiasi cosa: gioco, sesso, cibo, droghe, alcolici, il vino – ha spiegato Andrea Muccioli, responsabile di San Patrignano -. Con questa realtà la comunità riminese si confronta quotidianamente. Il 60% dei 500 ragazzi accolti ogni anno in comunità, non ha mai assunto droghe per via endovenosa (eroina) e nella maggior parte dei casi prendeva invece  un 'cocktail' di sostanze legali e illegali di cui anche l'alcol faceva parte". "Per moltissimi, infatti, alcolici e vino sono la strada più semplice ed economica per stordirsi e alterare la percezione di sé". 

Dal rapporto Espad, così come dai dati offerti dagli altri osservatori Istituzionali, affiora anche un dato sorprendente: nelle regioni, dove i giovani bevono prevalentemente vino (Toscana, Piemonte, Campania, Veneto) si registrano minori percentuali di 'binge drinkers'. Dato che indica, secondo i ricercatori, una maggiore consapevolezza legata alla peculiarità e alla tradizione del territorio da parte di chi beve vino in regioni dove questa bevanda fa parte la cultura del luogo. "L'educazione è l'unico strumento in grado di prevenire stili di vita sbagliati e a rischio - ha commentato Muccioli -. Nel caso del vino bisogna offrire conoscenza della materia del bere, vale a dire della storia di un territorio, della storia dell'agricoltura e del terreno, dell'amare la terra, la campagna, del conoscere i procedimenti secondo cui si arriva alla produzione di vino, del degustare e soprattutto del condividere".

Con la realtà descritta da Espad San Patrignano si confronta quotidianamente. Il 60% dei 500 ragazzi accolti ogni anno, infatti, non ha mai assunto droghe per via endovenosa (eroina) e nella maggior parte dei casi utilizzava invece  un "cocktail" di sostanze legali e illegali di cui anche l'alcol faceva parte. E in qualità anche di produttori di vini, da anni la comunità porta avanti la sua battaglia per un bere responsabile, apponendo dal 2007 su ogni bottiglia prodotta l'etichetta "il vino è piacere e salute, bevi con sobrietà". Un esempio seguito solo da pochissimi altri coraggiosi produttori di vino "e crediamo - ha sottolineato Muccioli - che oggi sia arrivato il momento per tutti i protagonisti della filiera vitivinicola, farsi carico di questo problema e pensare concretamente a come educare i giovani al bere e avvicinarli a stili di consumo del vino equilibrati e responsabili". 

Per questo, dalla prossima estate San Patrignano darà il via a incontri e degustazioni, riservate a un pubblico under 25, dove verranno presentati e raccontati il significato e il valore della cultura e della tradizione del vino. "Come suggerito dai dati offertici da indagini quali Espad, - ha concluso Andrea Muccioli - appare evidente come la forma migliore di prevenzione del rischio alcol e dei comportamenti pericolosi legati al suo consumo, si trovi nell'offerta di un corretto percorso educativo e formativo ai giovani. Un percorso di educazione alimentare all'interno del quale anche il vino deve trovare una sua collocazione". 

MATERIALE
- Studio sui consumi di alcol nella popolazione studentesca italiana (pdf)

LINK
- European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (Espad)
Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche
- Comunità di San Patrignano