Alcol: definizione, caratteristiche ed effetti

Cos'è, quali sono i consumatori a rischio, i dati epidemiologici e le conseguenze dell'abuso. In questa scheda un focus con informazioni utili su una patologia che va aumentando e che riguarda, oggi, milioni di persone.

Dipendenze Aura De Luca 05/06/2011

L'alcolismo è una malattia cronica recidivante che solo in Italia riguarda 1 milione e mezzo di persone, mentre a livello globale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l'alcol provochi complessivamente 2 milioni e mezzo di decessi ogni anno. In Italia sono almeno 30mila l'anno le morti per cause correlate all'alcol che rappresenta anche la prima causa di morte tra i ragazzi sotto i 24 anni d'età. Un fenomeno che non accenna a diminuire e che, dal punto di vista socio-economico, ha dei costi altissimi: in Italia le spese totali per l'abuso di alcol  sono pari a un valore di circa 60 miliardi di euro l'anno, mentre in Europa i costi annui raggiungono 400 miliardi di euro[5]. 

Ma cos'è davvero l'alcol? Chi sono gli alcolisti e quali, invece, i bevitori 'a rischio'? E quali conseguenze genera l'abuso? In questa scheda abbiamo cercato di  raccogliere alcune informazioni utili nel tentativo di dare una risposta a queste domande attraverso gli studi condotti nel tempo dal ministero della Salute, dal Dipartimento delle Politiche Antidroga e della Società Italiana di Alcologia.

DEFINIZIONE. L'alcolismo, definito come eccessiva ingestione volontaria di alcol etilico, è una malattia cronica recidivante originata da fattori quali la genetica, l'ambiente e lo stile di vita che porta a gravi conseguenze sia dal punto di vista sanitario che psicosociale. Il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali definisce la dipendenza da alcol come "un modello negativo del consumo di alcol che porta ad un danno clinico significativo manifestato dalla mancanza di controllo sulla quantità di alcol consumata e dalla perseveranza, nonostante la realizzazione dei problemi ad esso associati".

ALCOLISTA E CONSUMATORE 'A RISCHIO'. L'alcolismo non è un vizio ma una malattia, termine che si riferisce ad una disabilità involontaria caratterizzata da sintomi riconoscibili. La dipendenza alcolica è caratterizzata da determinati criteri:

• 'Craving': bisogno o desiderio ossessivo di bere

• Alterazione della capacità di controllo sui consumi di alcolici

• Necessità di bere per sopprimere i sintomi di astinenza da alcol

• Presenza frequente di stati di intossicazione o di astinenza

• Tolleranza, ossia necessità di aumentare la quantità di alcol per ottenere gli effetti prodotti precedentemente

• Disinvestimento progressivo di altri piaceri o interessi a vantaggio del consumo di alcolici

• Quantità significativa di tempo trascorsa a cercare ed assumere bevande alcoliche

Da anni l'Istituto Superiore di Sanità si avvale di un indicatore in grado di monitorare il fenomeno del consumo a rischio tenendo conto delle differenze legate al sesso e all'età della persona. L'indicatore di sintesi fa riferimento in particolare alle indicazioni delle Linee Guida nazionali per una sana alimentazione dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), che recepiscono le istruzioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e della Società Italiana di Alcologia. Tali indicazioni tengono conto delle unità alcoliche: una Unità Alcolica (UA) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo, ovvero equivalente a un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o a una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o a una dose da bar (40 ml) di superalcolico.

LE CARATTERISTICHE DELL'ALCOL. L'alcol etilico, o etanolo, è una sostanza liquida che si forma per fermentazione di alcuni zuccheri semplici o per distillazione del mosto fermentato. Oltre all'acqua è il principale componente delle bevande alcoliche. Quando una persona assume una bevanda alcolica, l'alcol in essa contenuto viene subito assorbito, senza bisogno di digestione, in parte nello stomaco (20%), ma soprattutto (80%) nel primo tratto dell'intestino e passa direttamente nel circolo sanguigno. Trasportato dal sangue, l'alcol riesce a raggiungere tutti gli organi del corpo, in tempi diversi: dopo 10-15 minuti arriva al fegato, al cervello, al cuore e ai reni, dopo circa un'ora ai muscoli ed al tessuto adiposo, dove tende a concentrarsi (è infatti liposolubile). L'alcol è una sostanza tossica per l'organismo e deve essere metabolizzato dal fegato per essere reso inoffensivo.

La scomposizione dell'alcol in altre sostanze più tollerabili avviene grazie a diversi meccanismi che entrano in azione in base alla quantità di alcol assunto. Di conseguenza il fegato si abitua a smaltire quantità sempre maggiori di alcol se è costretto a farlo (aumento della tolleranza). Ciò fa sì che il fegato sia sottoposto all'azione tossica di sempre maggiori quantità di alcol che, nel tempo, danneggiano le cellule epatiche fino a farle ammalare (steatosi epatica, epatopatie acute o croniche) o addirittura a ucciderle (cirrosi epatica). L'alcol inoltre accelera il metabolismo dei farmaci (dei quali è necessario aumentare le dosi) degli ormoni e delle vitamine, per cui i bevitori possono sviluppare delle patologie gravi causate dalla carenza di queste sostanze (ad es. polineuropatie, malnutrizione, problemi sessuali).

Il fegato trasforma circa il 90-98% dell'alcol, il resto (2-10%) viene eliminato attraverso l'urina, le feci, il latte materno, il sudore e l'aria espirata. Il fegato in media riesce a metabolizzare una quantità di alcol pari a 7 grammi l'ora. Nel frattempo l'alcol non ancora metabolizzato continua a viaggiare nel circolo sanguigno danneggiando le cellule, i tessuti e gli organi con i quali viene in contatto. 

EFFETTI DELL'ALCOL. L'alcol è una sostanza psicoattiva in grado di interferire con le funzioni neuropsichiche e di indurre fenomeni neuroadattivi che dapprima esplica un'azione eccitante che, successivamente, con l'aumento della quantità assunta, si trasforma in depressiva con elettività sulle funzioni cerebrali che regolano il meccanismo dei controlli inibitori corticali. Per questo l'alcol viene definito un "lubrificante sociale" o "facilitatore di convivialità". Quando si instaura la dipendenza, l'alcol crea oltre al 'craving' (l'impulso incoercibile ad assumere la sostanza), assuefazione e, in caso di interruzione dell'assunzione, sindrome astinenziale. Le sindromi astinenziali si dividono in:

• Sindrome da astinenza alcolica minore: tremori, ansia, irritabilità, nausea, vomito; compare poche ore dopo la cessazione del bere e dura pochi giorni

• Allucinosi alcolica: si presenta nel 25% degli alcolisti; provoca illusioni, allucinazioni visive ed uditive

• Sindrome convulsiva: compare nel 12% degli alcolisti dopo 24/48 ore dalla sospensione del bere

• Delirium tremens: compare nel 6-10% degli alcolisti dopo 60-96 ore di astinenza e spesso sfocia in infezioni broncopolmonari. Ai sintomi psichici descritti nell'allucinosi alcolica si aggiungono i sintomi somatici (tremori, febbre, disidratazione, bilancio azotato negativo).

L'alcol incide, inoltre, in maniera più o meno evidente sugli organi di senso, restringe il campo visivo, disturba la visione binoculare, diminuisce la capacità di valutare correttamente i suoni, e soprattutto compromette la capacità di giudizio. A una condizione reale di minor attenzione, precisione e prontezza nei processi percettivi, corrisponde dall'altra parte un'erronea sensazione di maggior affinamento dei sensi, condizione pertanto predisponente agli incidenti. La stessa euforia determina effetti psicosomatici tali da inibire l'equilibrio psicomotorio e l'autocontrollo; si associano anche disturbi motori causati dall'iniziale accentuazione e dal successivo indebolimento dei riflessi spinali, comportanti l'incertezza nei movimenti, barcollamento e scordinamento motorio.

DATI EPIDEMIOLOGICI IN ITALIA ED EUROPA. In Italia la prevalenza dei consumatori a rischio è di oltre 8 milioni e mezzo di persone (di cui oltre 500mila minorenni)[1]. Sulla base di questi parametri è stato calcolato che in Italia[2]: 

• Sono consumatori a rischio i maschi che superano un consumo quotidiano di 40 g di alcol contenuti in una qualsiasi bevanda alcolica (2-3 UA standard) e le femmine che superano un consumo quotidiano di 20 g (1-2 UA standard).

• A rischio, inoltre, sono il 18,5% dei ragazzi e il 15,5% delle ragazze al di sotto dei 16 anni: in totale si tratta di 475mila minori. 

• Le percentuali più elevate di consumatori a rischio tra i maschi si registrano nelle classi di età anziane (65-74: 47,7%; 75+: 40,7%), per un totale di circa 2 milioni 200mila individui. Nelle donne, invece, le percentuali più elevate si registrano tra le adolescenti al di sotto dell'età legale.

• Circa il 20% degli adulti (10 milioni) non beve.

• Un altro 20% (circa 20 milioni) beve occasionalmente o saltuariamente.

• Quasi il 60% (circa 30 milioni) beve regolarmente. Si stima che gli alcolisti cronici siano circa un milione e mezzo[3]. Negli ultimi dieci anni è stato registrato inoltre un incremento del poliabuso: all'alcol si aggiunge infatti l'uso di stupefacenti o quello di sostanze psicotrope[4].

CONSEGUENZE DELL'ABUSO. L'assunzione prolungata di alcol può inoltre aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi, e comunque, anche a basse dosi, l'alcol accresce il rischio per alcune malattie[1]. Il consumo di 20 grammi di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina infatti un aumento percentuale di rischio rispetto a chi non assume bevande alcoliche:

• del 100% per la cirrosi epatica;

• del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe;

• del 10% per i tumori dell'esofago;

• del 14% per i tumori del fegato;

• del 10-20% per i tumori della mammella;

• del 20% per l'ictus cerebrale[1].

Chiaramente, all'aumentare delle quantità di alcol aumenta anche la percentuale di rischio. In Italia nel 2008 il numero di diagnosi per patologie totalmente attribuibili all'uso di alcol è stato di oltre 90mila[4]. Tra i possibili problemi sociali derivanti dall'alcolismo: perdita del lavoro, problemi finanziari, condanne per crimini come la guida in stato di ebrezza. L'alcolismo interessa non soltanto gli alcolisti ma anche e profondamente i membri delle loro famiglie. Nei Paesi dell'UE, tra 5 e 9 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati e l'alcol è causa del 16% degli abusi e abbandoni di minori[4].  

                  
                   [Fonte: Dati Organizzazione Mondiale Sanità - OMS]

NOTE
[1]
Ricerca di E. Scafato per il gruppo di lavoro CSDA, "Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia"-Rapporto ISTISAN 11/4, 2011
[2]
Dipartimento delle Politiche Antidroga
[3] Società Italiana di Alcologia (SIA)
[4] Relazione del ministero della Salute sulla L.125/2001 sui dati 2008 - Dicembre 2010
[5] WHO. Global status report on alcohol 2004. Geneva: World Health Organization, 2004