Etichette alimentari: Efsa "diciture salutistiche spesso prive di basi scientifiche"

È quanto emerso dall'esame effettuato dall'Authority dopo aver analizzato oltre 2mila prodotti alimentari all'interno di un mirato programma di indagine.

Alimentazione Aura De Luca 01/08/2011
Fonte: Immagine dal web

Il consumatore che si reca a far spesa al supermercato si trova di fronte una notevole quantità di prodotti confezionati ed etichettati. La maggioranza degli acquirenti tende a fidarsi di ciò che legge sui cartellini e sulle etichette, ma troppo spesso questa fiducia non è ben ripagata. "Le diciture salutistiche che compaiono sulle confezioni degli alimenti - spiega l'Authority alimentare europea (Efsa) che ha condotto un'approfondita indagine sulla veridicità delle indicazioni apposte sulle etichette dei vari prodotti -, che spesso promettono effetti benefici se non addirittura veri e propri miracoli sull'organismo, nella maggior parte dei casi non sono supportate da sufficienti basi scientifiche"

L'Efsa ha analizzato 2mila 187 etichette: "Di tutte le diciture salutistiche valutate, circa il 20 per cento ha avuto esito favorevole, perché le indicazioni erano basate su prove scientifiche sufficienti a giustificare la dicitura'. Il restante 80 per cento, invece, non ha superato l'esame". Un numero davvero consistente, quindi. "Molti pareri sfavorevoli sono ascrivibili alla scarsa qualità delle informazioni fornite - ha continuato l'Authority -.Tra le lacune informative riscontrate vi è l'impossibilità di identificare la sostanza specifica su cui si basa l'indicazione, la mancanza di prove a sostegno dei vantati effetti benefici per il mantenimento o il miglioramento delle funzioni fisiologiche, o la mancanza di precisione circa l'indicazione sulla salute rivendicata. Inoltre alcune indicazioni esulavano dal campo di applicazione del quadro normativo vigente".

Il regolamento della Comunità europea in materia di indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, in vigore dal dicembre 2006, stabilisce "norme armonizzate a livello comunitario per l'utilizzo delle indicazioni nutrizionali o sulla salute - sottolinea l'Efsa - da apporre sui prodotti alimentari sulla base di profili nutrizionali. Uno degli obiettivi cardine del regolamento è quello di garantire che le indicazioni nutrizionali apposte sulle etichette alimentari nell'Unione europea siano chiare e corroborate da prove scientifiche".

Scendendo più nel dettaglio, a determinare le bocciature da parte dell'Authority alimentare europea sono state "le indicazioni non sufficientemente specifiche, come nel caso della salute delle donne o dell'energia mentale, oppure il fatto che le indicazioni si riferiscono a categorie di alimenti troppo ampie per essere collegate a effetti specifici, come quelle relative a 'prodotti lattiero-caseari' e 'frutta e verdura' come ribes, avena, zucca, broccoli, ecc". Pareri negativi, inoltre, sono arrivati a causa della mancanza di studi rilevanti sull'uomo o la scarsa documentazione scientifica atta ad accertare l'esistenza di una relazione causa-effetto fra l'alimento, la sostanza contenuta, e il beneficio per la salute.

Relativamente al silicio, poi, gli esperti Efsa hanno sottolineato che i cambiamenti riguardanti l'elasticità della pelle "non indicano cambiamenti della sua funzione - si legge nel comunicato stampa della ricerca - e che il silicio non contribuisce alla normale formazione di capelli e unghie. Bocciatura anche per la dicitura che attribuisce al bicarbonato di sodio effetti sul mantenimento della normale pressione sanguigna e per quella che attribuisce alla creatina la capacità di aumentare l'attenzione e migliorare la memoria".

Per quanto riguarda le diciture approvate dall'Efsa, sono state confermate "le relazioni tra fibre alimentari e la concentrazione di colesterolo nel sangue - continua il comunicato -, tra fibre derivate dai cereali e funzionalità intestinale e tra il consumo di bevande contenenti carboidrati-elettroliti e la resistenza alla fatica". Gli esperti hanno confermato, infine, che la riduzione della risposta glicemica dopo i pasti può essere favorita dall'assunzione di alcune fibre alimentari, per esempio β-glucani da orzo o avena, prodotti ottenuti dall'endosperma del grano e costituiti per il 60 per cento da arabinoxylani o, ancora di alimenti preparati utilizzando il fruttosio in sostituzione di glucosio e saccarosio.