Salute migrante: "per gli immigrati un anno di ritardo nella diagnosi dei tumori"

Sono molti gli stranieri che trascurano la propria salute, fuori da ogni controllo medico, ma anche perché spesso irregolari. "È una nostra priorità annullare queste differenze - spiega il presidente Carmelo Iacono -. È una vera e propria sfida educativa"

Salute e Prevenzione Redazione/TB 07/11/2011

Uno stile di vita scorretto e mancati controlli medico-sanitari. Trascuratezze che si traducono spesso in diagnosi tardive effettuate quando il tumore è in fasi più avanzate e, quindi più grave. Ecco perché i cittadini stranieri colpiti da un cancro muoiono più degli italiani. A lanciare l'allarme è l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) che sottolinea non solo come il ritardo nella diagnosi arrivi fino a 12 mesi dopo per i motivi sopra indicati, ma fa luce anche sulle neoplasie più comuni fra gli stranieri: "In questa popolazione - spiega il presidente degli oncologi, Carmelo Iacono - vi è un'incidenza maggiore di cancro al fegato, che ha origine in gran parte dei casi da cirrosi dovute a forme di epatite B cronica, ed è quindi più frequente in popolazioni che non hanno ricevuto la vaccinazione contro il virus, hanno vissuto in ambienti in cui questo prolifera o presentano altri fattori predisponenti (rapporti non protetti, abuso di alcol)".

Dal punto di vista medico, peso degli stili di vita è determinante: oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato a una dieta scorretta e un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone rispetto a chi non lo fa. "Ma l'adesione agli screening è altrettanto importante - spiega Iacono - si pensi che la mammografia può ridurre del 25% la mortalità. L'accesso a questo esame è ancora insufficiente nel nostro Paese, è in media del 55% (su 2 donne invitate, solo una accetta), con un divario tra Centro-Nord e Sud dove i livelli di adesione sono al 40%. Nelle donne straniere il dato è ancora fortemente inferiore". "Senza contare il dramma dell'immigrazione irregolare, che sfugge alla nostra percezione e che non accede ad alcun tipo di controllo preventivo. È una nostra priorità annullare queste differenze. Si tratta di una vera e propria sfida educativa - conclude Iacono - Siamo al punto di partenza di un percorso che è ormai indispensabile intraprendere. Attingeremo alle tante 'buone pratiché ed esperienze virtuose già operative in molte oncologie italiane per rendere fruibile il prima possibile questo grande bagaglio di esperienza in tutto il Paese".

Gli stranieri in Italia oggi sono oltre 4 milioni e 500mila il 7,5% della popolazione. Per questo, di fronte a questi numeri, in costante crescita (sono 335mila in più rispetto al 2010, +7,9%) e con un peso sempre più rilevante nei reparti di oncologia medica, l'Aiom ha deciso di attivare il primo progetto nazionale multietnico (vedere notizie in più sul sito). Il progetto prevede una serie di incontri e la realizzazione di opuscoli informativi tradotti lingue diverse e adeguati alle tante culture presenti in Italia, da diffondere in collaborazione con altre Società scientifiche. Sul sito www.aiom.it, inoltre, verrà attivata un'area dedicata, con particolare attenzione particolare per i ragazzi: i minorenni stranieri nel nostro Paese sono oltre 932mila, di cui 572mila nati proprio in Italia.

"Dobbiamo insistere sulla prevenzione, in particolare attraverso il coinvolgimento delle seconde generazioni - continua Marco Venturini, presidente dell'Aiom - Si tratta di cittadini che parlano la nostra lingua, crescono in Italia, fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione, l'informazione ai genitori e rappresentano una risorsa insostituibile come fautori del cambiamento culturale all’interno del nucleo familiare". "Definito il sistema di protezione sanitaria dei migranti, è necessario verificare se l’offerta dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) dell'oncologia sia adeguata a questa specifica domanda - spiega il coordinatore degli assessori della Sanità della Conferenza Stato-Regioni, Luca Coletto -. Le principali difficoltà rilevate dagli stranieri sono relative a barriere linguistiche, scarsa conoscenza del funzionamento e delle modalità di accesso e utilizzo del sistema sanitario e dalla distanza culturale con gli operatori". "In questo senso - aggiunge - plaudo all'iniziativa di Aiom, che si pone come capofila in un percorso che deve coinvolgerci tutti".

LINK
- Associazione italiana di oncologia medica (Aiom)