HPV e prevenzione: il 23% delle donne sopra i 18 anni non ha mai effettuato un Pap test

Da un'indagine del Censis emergono dati contrastanti. L'80% delle intervistate sa cos'è la malattia, ma c'è confusione sul contagio. Bene il vaccino gratuito per combattere il virus, ma c'è poca informazione da parte di istituzioni e ginecologi.

Salute e Prevenzione Tatiana Battini 14/11/2011

Cosa sanno le donne del Papilloma Virus Umano (HPV)? Sono informate sugli strumenti di prevenzione e di cura della malattia? Quali resistenze vi sono di fronte alla vaccinazione? Sono solo alcune delle domande alla base di una importante ricerca a campione (3mila 500 interviste a donne tra i 18 e i 55 anni), a carattere nazionale, portata avanti dal Censis per verificare il grado di conoscenza da parte dell'universo femminile di una delle forme infettive più diffuse nel mondo, che può essere causa di tumori letali. Nel corso di una conferenza stampa, organizzata a Roma lo scorso 3 novembre, sono stati forniti i risultati relativi all'indagine.

Dalla ricerca, che ha approfondito l'indagine in particolare su tre regioni (Lombardia, Lazio e Sicilia), mirava a capire se nelle varie realtà italiane vi fosse o meno una cultura della prevenzione (in questo caso relazionata alle visite ginecologiche e al Pap test); quale fosse il livello di informazione sull'HPV e sul più efficace strumento di prevenzione: il vaccino. "Per combattere il virus dell'HPV - ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare del Censis - dal 2007 il ministero della Salute ha deciso di mettere a disposizione delle 11enni la vaccinazione gratuita, agendo sulle ragazzine che, presumibilmente, ancora non hanno avuto il primo rapporto sessuale. Dopo un 'boom' iniziale di vaccinazioni gratuite nelle Asl della Penisola - ha proseguito la dottoressa Vaccaro - abbiamo registrato un netto calo da parte delle ragazze che si sono sottoposte alla vaccinazione". 

COS'È IL PAPILLOMA VIRUS UMANO.
L'HPV è un virus molto diffuso che si trasmette prevalentemente attraverso i rapporti sessuali e riguarda sia donne che uomini. Il virus può provocare una serie di patologie tumorali e non (come i condilomi genitali). Tra le varie neoplasie la più frequente è il cancro al collo dell'utero, che nel nostro Paese colpisce oltre 3mila donne l'anno, e in Europa è la seconda causa di morte per i soggetti tra i 15 e i 44 anni. In generale, esistono più di duecento tipi di HPV, di questi, l'HPV 16 e l'HPV 18 sono responsabili del 70 per cento dei tumori all'utero, del cancro alla vagina, dell'ano, del pene, di un terzo dei tumori della vulva e di una parte dei tumori del cavo orale.



UNA CONOSCENZA SUPERFICIALE. Dall'indagine del Censis è emerso che l'80 per cento delle donne sa cos'è il Papilloma Virus Umano, e il 94 per cento di queste sa che il virus è causa di alcuni tumori tra i quali il carcinoma al collo dell'utero. A parte questa consapevolezza, però, c'è molta confusione riguardo il virus: il 70 per cento delle intervistate è convinta che colpisca solo le donne, e poco meno della metà delle intervistate sa che tale virus può causare condilomii genitali, una delle malattie più diffuse nel mondo occidentale. Qualche dubbio è emerso anche in rapporto al contagio, infatti la maggioranza del campione (67,5 per cento) è convinto che il Papilloma Virus si trasmetta unicamente attraverso rapporti sessuali completi (la maggioranza delle donne intervistate crede che sia sufficiente usare il preservativo per essere al sicuro dal contagio), e solo il 37 per cento sa che anche i rapporti sessuali non completi possono veicolare il virus. "Solo il 20 per cento delle donne - ha spiegato la dottoressa Vaccaro - è cosciente del fatto che quando si è sessualmente attivi è molto difficile eliminare del tutto i rischi di contagio. Il 66 per cento delle interpellate ha dichiarato di effettuare frequentemente visite ginecologiche, e il 54 per cento di loro ha effettuato il Pap test almeno una volta l'anno". 

DUE DATI INQUIETANTI. Contrariamente a quanto si possa pensare, in l'Italia, poco meno del 24 per cento delle donne tra i 18 e i 35 anni di età non ha mai effettuato un Pap test in vita sua. Questo dato deve far riflettere sul grado di disinformazione e sulla poca cultura della prevenzione che evidentemente riguarda una parte del Paese. Soprattutto perché si tratta di un'analisi ginecologica molto importante, l'unica che può 'scovare' eventuali forme tumorali al collo dell'utero. Il secondo dato preoccupante riguarda ancora una volta le ragazze over 18: attualmente, la totalità delle donne sopra i 55 anni che si sono recate a una Asl per la vaccinazione è del 7,2 per cento. Superata la maggiore età, cala drasticamente il numero di ragazze che effettua la vaccinazione (2,9 per cento) e che si reca regolarmente dal ginecologo per effettuare le visite periodiche.



POCA INFORMAZIONE SU VIRUS E VACCINO. Dall'indagine è emerso chiaramente che numerose donne, pur effettuando le analisi ginecologiche 'di rito' come il Pap test, non sanno spiegare a cosa serva tale analisi, tanto è vero che solo il 31,7 per cento del campione collega il test all'individuazione precoce del carcinoma al collo dell'utero. Inoltre, non è quasi mai il ginecologo la fonte primaria di informazione sul virus e sulla vaccinazione (17,7 per cento), nella maggior parte dei casi le donne hanno ricevuto informazioni dai media, ma tutte lamentano una carenza di informazione . "Occorre una campagna informativa prolungata, capillare, che riesca a penetrare ogni strato sociale - ha detto Maria Grazia Pompa, direttore dell'Ufficio malattie infettive del ministero della Salute -. Anche se attualmente le risorse economiche a nostra disposizione non sono cospicue, possiamo comunque ideare delle formule per amplificare il messaggio informativo che intendiamo diffondere. È essenziale - ha proseguito la dottoressa Pompa-  che le informazioni sul virus HPV siano trasmesse dai medici e dai ginecologi, e il ministero intende impegnarsi in questo senso".

CON IL SOCIAL PRIZE IL VACCINO COSTA UN TERZO. La vaccinazione gratuita riservata alle 11enni è a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), ma al di fuori di quell'eta il costo è particolarmente sostenuto, e non tutte e famiglie possono farsene carico. Il vaccino si compone di tre dosi e il prezzo di ciascuna dose è di 150 euro. Per venire incontro alle famiglie che non possono sostenere la spesa di 450 euro, il Snn ha ideato un 'social prize' che permette alle famiglie di pagare un terzo della cifra totale. In queste settimane si sta inoltre lavorando al nuovo Piano Nazionale Vaccini: "Nel Piano non sono previsti fondi in più per qualunque tipo di vaccinazione, ma le Regioni dovranno aumentare, attraverso passi successivi, le coperture vaccinali. Soprattutto per la vaccinazione anti-Hpv è previsto un incremento graduale sulla base della riallocazione delle risorse delle Regioni stesse". In pratica, l'offerta vaccinale andrà prevista sulla base dell'organizzazione dei fondi regionali. "E a questa si aggiungerà anche un monitoraggio della programmazione regionale per il raggiungimento degli obiettivi", ha aggiunto la dottoressa Pompa.



COME INCREMENTARE L'INFORMAZIONE? "Occorre che le donne sappiano che esiste la possibilità di vaccinare gratuitamente le proprie figlie, e per questo serve un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale -  ha spiegato Michele Conversano, presidente della Società italiana di igiene (Siti), e direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto -."Vaccinare poco più del 50 per cento della popolazione è un fallimento della sanità pubblica, vuol dire che abbiamo sensibilizzato solo le donne che si sarebbero recate comunque alla Asl per vaccinarsi. Occorre anche agire sulla fascia di popolazione femminile in età puberale e adolescenziale - ha aggiunto Conversano -, si tratta di ragazze che sono passate dal medico pediatra al medico generico, e i medici generici devono impegnarsi molto di più nel sensibilizzare le giovani sul vaccino e i suoi benefici". 

DONNE E PREVENZIONE. Secondo l'indagine Censis, l'atteggiamento generale nei confronti della vaccinazione è risultato positivo, eppure, il 30 per cento delle donne ha detto di non essere interessata né per se stessa né per le figlie. Un 5 per cento si è dichiarato contrario alle vaccinazioni perché le ritiene pericolose in generale. La maggioranza delle intervistate (44 per cento) tende a valutare facendosi guidare dal consiglio esperto di un medico. Anche la valutazione sulle campagne di vaccinazione gratuita è risultata positiva: nell'81 per cento dei casi dovrebbe coinvolgere anche le ragazze più grandi e nel 78 per cento dei casi andrebbe estesa ai coetanei di sesso maschile.

VACCINARE ANCHE GLI UOMINI. Il Papilloma Virus Umano non colpisce solo le donne, ma anche gli uomini, che contraggono il virus tramite rapporti sessuali (vaginali o anali). Tuttavia, se il sistema immunitario degli uomini è sano, raramente l'HPV causa loro gravi problemi di salute. "La vaccinazione contro il Papillomavirus Umano dovrebbe essere estesa anche ai maschi -ha detto Luciano Mariani, ginecologo oncologo dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma -, soprattutto nel caso di alcune categorie particolarmente a rischio contagio, come gli omosessuali. Al momento, la vaccinazione gratuita è prevista solo per le bambine, ma è vaccinando anche i coetanei maschi che si contrasterebbe davvero la malattia".