INTERVISTA - Dipendenza dal Web, Tonioni: "L'80% dei nostri pazienti è adolescente"

Attivo dal 2009 al Policlinico Gemelli, il Centro per curare le 'Internet Addictions' ha già ricevuto trecento contatti: "Sesso e gioco d'azzardo sono le manie degli adulti - spiega lo psichiatra - social network e giochi di ruolo quelle dei ragazzi".

Dipendenze Tatiana Battini 11/01/2012

Adolescenti che trascorrono intere notti persi nel mondo fantasy di un gioco di ruolo virtuale, ragazzi che pur di essere connessi ad internet tralasciano la scuola, le amicizie, la palestra, e si isolano sempre più dal mondo reale, per costruirsi un mondo parallelo fatto di social networks, persone e giochi di ruolo, in cui ogni relazione e interrelazione è rigorosamente 'schermata'. Oppure adulti, solitamente maschi, che restano connessi a Internet notte e giorno visitando siti pornografici o di gioco d'azzardo, perdendo via via interesse per ogni altra attività nella vita reale, e trovando 'piacere' soltanto online. 

"Ho imparato che chi manifesta una dipendenza patologica - ha spiegato Federico Tonioni, psichiatra responsabile del Centro per curare le dipendenze da internet istituito presso il Policlinico Gemelli di Roma - non vuole soffrire per forza ma vuole soffrire di meno, e che la droga per il tossicodipendente, come la cioccolata per la bulimica o il video poker per il giocatore d'azzardo, non sono desideri ma bisogni, che a volte travalicano la forza di volontà e la logica del pensiero". Tonioni ha scritto un libro sull'argomento, 'Quando Internet diventa una droga' (Einaudi), in cui spiega con estrema chiarezza le patologie legate alla diffusione del mezzo tecnologico. Per saperne di più su questo tipo di dipendenze NanniMagazine.it ha rivolto alcune domande allo psichiatra:

Dottor Tonioni, quante persone hanno contattato il Centro del Policlinico Gemelli dal 2009 a oggi?
"A contattare il Day Hospital di Psichiatria Clinica e Tossicodipendenze per chiedere aiuto e assistenza, dal novembre 2009, sono state più di 300 persone".

A seconda della fascia d'età le persone sviluppano differenti dipendenze da Internet?
"Si, abbiamo calcolato che circa il 20 per cento delle persone che si rivolgono a noi per essere aiutate sono adulti, fruitori di giochi d'azzardo online e siti a luci rosse, e il restante 80 per cento sono adolescenti, interessati ai giochi di ruolo su Internet e ai social networks. A parte gli scopi diversi che spingono adulti e adolescenti a rimanere 'incollati' al computer, la maggiore frattura è nel modo di vivere le due dipendenze: agli adulti non interessa socializzare online, tendono a visitare compulsivamente siti 'hard' o di gioco d'azzardo, mentre i giovani che sviluppano una Internet-dipendenza (e non escono praticamente più di casa) cercano costantemente di interagire con gli altri internauti, siano essi amici, conoscenti o colleghi di giochi di ruolo online".

Cosa si nasconde, a livello psicologico, alla base delle cosiddette Internet Addictions?
"Diciamo subito che stare ore e ore davanti al computer non costituisce la malattia, ma il sintomo di un disturbo, di una incrinatura a livello intimo molto profondo. Questo accomuna la dipendenza da internet a tutte le altre dipendenze patologiche: droga, alcol, tabacco, gioco d'azzardo, etc. Alla base di una dipendenza c'è spesso una carenza di tipo affettivo e comunicativo, ma anche in questo caso adulti e adolescenti patologici reagiscono in maniera diversa: i primi 'tuffandosi' in un mondo virtuale non interattivo, quasi autistico, perché la visione di un video pornografico così come la partita di poker al tavolo verde online non prevedono interazioni di nessun genere, se non molto blande, mentre i teenagers reagiscono ai problemi di interazione sociale rifugiandosi nella Rete e 'connettendosi' con più persone possibile (pensiamo alle chat, ai social networks, ai giochi di ruolo), quasi fosse l'unico modo, per questi giovani, di comunicare con i coetanei".

Il rischio è quello di scollegarsi totalmente dalla vita reale…
"Non solo, nel caso degli adolescenti il rischio è anche quello di ricorrere sempre e solo allo schermo del pc, quindi a un filtro, per comunicare più facilmente con amici o conoscenti. Infatti il 'parlare' tramite computer vanifica ogni forma di linguaggio non verbale, si annullano il contatto fisico, l'espressività facciale, il tono di voce, vengono meno le emozioni (arrossire, balbettare), in una parola: si è meno umani. Non cambia molto la questione se le persone parlano attraverso una webcam. Le relazioni che chiunque instaura sul web sono parziali, non coinvolgono la persona nel suo insieme, perché lasciano fuori l'aspetto emotivo, e questo modo 'schermato' di approcciarsi agli altri può divenire patologico. Quando ero adolescente, negli anni '80, ricordo la presenza di molti più tredicenni e quattordicenni in giro per le strade, adesso ci si dà appuntamento sul web per 'chattare' da casa".

Qual è il campanello d'allarme che spinge le persone affette da tale dipendenza a rivolgersi a voi?
"La soglia si supera nel momento in cui oltre alle numerose ore trascorse davanti al pc vi sono segni di ritiro sociale: si tende a non uscire più di casa. Gli adulti possono avere problemi a livello professionale (non si recano a lavoro perché sono stati l'intera notte davanti al monitor, oppure appena sono soli in ufficio visitano determinati siti web) tralasciano le amicizie, gli interessi, mentre numerosi ragazzi che abbiamo in cura hanno abbandonato la scuola pur di stare a casa, 'connessi'. Questi ragazzi non trovano più stimoli nella vita reale, abbandonano la palestra, le uscite di gruppo o in coppia, e in genere comunicano pochissimo con i genitori".

Queste 'patologie virtuali' hanno la stessa pericolosità delle classiche dipendenze (droga, tabacco alcol)?
"Per quanto riguarda gli adulti è certamente così, possiamo equipararle alle tipiche dipendenze da sostanze. Per quanto riguarda i giovani non parlerei tanto di dipendenza quanto piuttosto di abuso (uso estremamente eccessivo) del tempo trascorso davanti al computer. Dico questo perché la mente dell'adolescente è in continuo divenire, quindi, di fronte ad un abuso di Internet non si può prevedere cosa accadrà, è un po' come la differenza che intercorre tra un alcolista cronico e un ragazzo che il venerdì e il sabato sera si ubriaca. C'è comunque un disagio, ma nessuno può dire se questa dipendenza rientrerà da sola con la crescita, se sfocerà in un disturbo psichiatrico o se perdurerà tale e quale nel tempo".

La percentuale dei maschi che chiedono aiuto è maggiore rispetto alle femmine, come spiega questo fatto?
"Per quanto concerne gli adolescenti si può spiegare in parte analizzando la natura dei giochi di ruolo online che affascinano e catturano i teenagers, che sono per lo più basati sulla violenza e la ferocia, quindi poco adatti alle ragazze, che preferiscono altre forme di intrattenimento online. Per quanto riguarda gli adulti, la tendenza a visitare siti a luci rosse o a giocare d'azzardo sembra far parte più del maschio che non della femmina".

Attraverso quali passi la vostra équipe aiuta il paziente affetto da dipendenza da Internet a uscire dal tunnel?
"Attraverso una serie di colloqui individuali con uno psicologo atti a far emergere pian piano il problema nascosto sotto il sintomo, e poi attraverso una riabilitazione 'in team': abbiamo un gruppo riabilitativo per gli adulti (sempre guidato da un conduttore) in cui viene trattato il sintomo, ovvero le ore trascorse online, e due gruppi per gli adolescenti interamente basati sul recupero dell'emotività e del contatto umano 'dal vivo'. A parte questo abbiamo un gruppo riservato ai genitori dei figli dipendenti da Internet, perché essendo una patologia che affonda le radici nella carenza affettiva o comunicativa generazionale, occupandoci di genitori e figli il problema viene risolto più facilmente".

In famiglia come è meglio comportarsi nei confronti di un adolescente che mostra segni palesi di dipendenza da Internet?
"Non bisogna assolutamente sottrarre il pc con la forza al ragazzo, perché questa privazione farebbe subentrare la rabbia e l'adolescente potrebbe manifestarla su di sé o sui genitori".

Facendo una proiezione da qui a vent'anni, crede che questo tipo di patologie sarà destinato ad aumentare?
"Chi può dirlo? Possiamo solo prevedere il costante aumento di tecnologie (personal computer, tablet, smartphone, etc) che inducono le persone, i giovani in primo luogo, ad essere sempre ‘connessi’. I bambini di età scolare hanno già tra le mani il primo personal computer e il telefonino, e praticamente tutti giocano ore e ore con i videogiochi, portatili e non. È una realtà alienante. Ho visto bambini, seduti a tavola con i genitori, che non volevano neanche ordinare il pranzo pur di non interrompere la partita iniziata. Il mercato hi-tech sta conducendo tutti per mano verso un mondo virtuale staccato dal reale, e nessuno sa quali affetti avrà sulla psiche umana, a lungo andare, questo nuovo tipo di interazioni". 

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