Rossetto al piombo: negli Usa trovate tracce in 400 varietà. E in Italia?

Il risultato dell'indagine federale ha messo in allarme gli Stati Uniti, e ora ci si interroga sui cosmetici di casa nostra. La Unipro assicura: "La presenza di quantità minime in questi prodotti non rappresenta un pericolo per la salute dei consumatori".

Cronaca Medicina e Salute Aura De Luca 16/02/2012

Il rossetto è uno degli strumenti indiscussi della seduzione femminile, e ogni donna ne ha in casa almeno tre o quattro tipi diversi ma, a giudicare da un'indagine federale condotta recentemente negli Stati Uniti, occorre stare bene attente a cosa spalmare sulle labbra. Quattrocento varietà di lipstick, di quelli più in voga negli Usa, contengono tracce di piombo. "Tra i cosmetici per labbra più contaminati troviamo cinque rossetti di casa L'Oreal e Maybelline", scrive il Washington Post riportando le conclusioni della Food and Drug Administration (Fda), che ha portato avanti l'indagine.

Nella classifica dei 'rossetti contaminati' entrano anche due lipstick Cover Girl e due della Nars, oltre a un prodotto Stargazer. Eppure, ben prima della ricerca condotta dalla Fda, il gruppo di consumatori della 'Campaign for Safe Cosmetics', stava spingendo da tempo il governo a stelle e strisce affinché ponesse limiti ai livelli di piombo nei rossetti, ma le cose non erano mai cambiate. Tuttora la Fda insiste sul fatto che le tracce di piombo rilevate in vari cicli di test non costituiscono un rischio per la salute. Ma il gruppo di consumatori replica che tali affermazioni non hanno alcuna base scientifica e spinge il governo a prendere provvedimenti.

STATI UNITI, FDA: "NESSUN PERICOLO PER LA SALUTE". Secondo la Food and Drug Administration, che nel corso degli anni ha svolto numerosi test sui prodotti per labbra, la quantità di piombo rinvenuta nelle quattrocento varietà prese in esame in questa tornata non sono da ritenersi preoccupanti: "Questi cosmetici non possono essere paragonati a caramelle - ha detto la Fda - non si tratta di prodotti destinati all'ingestione", ma soltanto di cosmetici a uso topico, ingeriti in quantità minimali. Ma qual è, si chiedono i consumatori Oltreoceano, il livello massimo di piombo che un lipstick può contenere senza che rappresenti un rischio per la salute? I promotori della 'Campaign for Safe Cosmetics' evidenziano la necessità di porre limiti precisi e condurre nuovi studi sulla sicurezza, "a tutela in particolare di bambini e donne in gravidanza".

LA SITUAZIONE EUROPEA ED ITALIANA. Il risultato dell'indagine americana ha sollevato dubbi e preoccupazioni anche in altri Paesi, per quanto riguarda l'Italia, l'Associazione nazionale delle imprese cosmetiche (Unipro), ha rassicurato i consumatori sulla sicurezza dei rossetti in commercio: "Attraverso la 'Direttiva cosmetici' l'Unione europea vieta l'utilizzo di piombo quale ingrediente nei lipstick e in tutti i prodotti cosmetici. L'uso degli ingredienti presenti nei cosmetici è regolato da rigide norme sia nazionali che comunitarie, e i prodotti cosmetici sono soggetti ad analisi scientifiche e stretti controlli di sicurezza prima della loro immissione sul mercato. L'eventuale presenza di tracce minime e accidentali in questi prodotti - ha concluso la Unipro -, come quelle rilevate in Usa, non rappresenta alcun pericolo per la salute dei consumatori".

Il piombo "è un elemento naturale comune che si può trovare ovunque nell'ambiente - spiega l'Associazione in una nota - e non viene aggiunto ai cosmetici intenzionalmente. I consumatori sono quotidianamente esposti al piombo ogni volta che mangiano, bevono acqua e respirano aria. La quantità media di piombo alla quale una donna potrebbe essere esposta usando cosmetici, come ad esempio i rossetti, è mille volte inferiore rispetto alla quantità con cui verrebbe in contatto mangiando, respirando e bevendo acqua". Le tracce di piombo rinvenute nei rossetti a seguito dell'indagine della Fda - ha spiegato Luca Nava, direttore tecnico-regolatorio di Unipro - sono nell'ordine di una parte per milione: livelli realmente infinitesimali, assolutamente innocui per la salute dei consumatori".