INTERVISTA - Fertilità e disturbi alimentari, Migliaccio: "Una dieta varia è il miglior antidoto"

Le persone obese possono avere carenze vitaminiche, ad esempio la vitamina A, "preziosa per la corretta funzionalità testicolare e ovarica", spiega il professore, che attende progressi in campo nutrigenetico per un'alimentazione 'personalizzata'.

Alimentazione Tatiana Battini 27/03/2012

Negli ultimi vent'anni il problema del sovrappeso e dell'obesità nel mondo è triplicato, divenendo in alcuni Paesi una vera e propria emergenza sociale, come negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. "La nostra salvezza è la dieta mediterranea - spiega a NanniMagazine.it il professor Pietro Migliaccio, medico nutrizionista e presidente della Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione (SISA) -, è vero che anche nel nostro Paese le persone sovrappeso sono in aumento, ma la nostra alimentazione ci tutela". Di disturbi alimentari legati alla sfera della fertlità se ne è discusso nel corso della quinta giornata di aggiornamento sulla 'Gestione della coppia infertile', intitolata appunto 'La fertilità tra mito e realtà', che si è svolta a Roma lo scorso 16 marzo.

"Secondo la stima di alcuni studiosi - ha proseguito il professor Migliaccio - da qui al 2015 le persone in sovrappeso saranno 2 miliardi 300mila, mentre gli obesi saranno 700 milioni. Naturalmente il problema che va tagliato alla radice: globalmente, il 10 per cento di bambini è obeso, e crescendo la sua situazione non cambierà in meglio. Tra le conseguenze negative legate al sovrappeso c'è l'infertilità maschile e femminile, perché l'eccesso di peso (così come l'eccessiva magrezza) causa scompensi a livello ormonale". Come è stato evidenziato nel corso del convegno, vi sono grandi aspettative a livello nutrigenetico, perché grazie a questa branca della genetica si protrebbero scongiurare tutta una serie di disturbi (tra cui l'infertilità) evitando che l'individuo sviluppi diverse malattie. Per approfondire il tema della fertilità e dell'alimentazione NanniMagazine.it ha raggiunto telefonicamente il professor Migliaccio:

Professore, in che modo la fertilità è legata all’alimentazione?
"Un'alimentazione corretta ed equilibrata permette la sintesi di tutti gli ormoni deputati alla fertilità, e questo vale sia per l'uomo che per la donna. Ne deriva che i disturbi legati all'alimentazione, come obesità, sovrappeso o eccessiva magrezza, causano problemi tanto a livello di spermatogenesi (quindi riguardanti il maschio), quanto a livello dell'appartato sessuale femminile. Alla base di numerosi disturbi fisiologici c'è spesso una carenza alimentare, ad esempio di tipo energetico, ovvero una carenza di carboidrati e grassi, oppure una mancanza di vitamine e sali minerali (le persone con problemi di sovrappeso mangiano poca verdura e frutta, preferendo cibi con apporto calorico consistente come carne, pasta, dolci). Solitamente le persone obese manifestano carenze legate a uno specifico ingrediente, come ad esempio la vitamina A, importante per una serie di motivi e, nel caso in esame, preziosa per la corretta funzionalità testicolare e ovarica".

In quali alimenti è presente la vitamina A?
"Come provitamina (che il nostro organismo trasforma in vitamina A), si trova nella frutta e nella verdura di colore giallo, rosso e arancione, quindi pomodori, carote, peperoni, zucche, albicocche, ma si trova anche in alcuni ortaggi a foglia verde come lattuga, asparagi e broccoli. Per il resto, tra gli alimenti più ricchi di vitamina A troviamo il fegato e l'olio di fegato di merluzzo, e poi nelle uova e nel burro. Abbiamo fatto l'esempio della vitamina A, ma in tema di fertilità potremmo descrivere i benefici della vitamina E (mandorle, nocciole, olio di oliva, germe di grano), per non parlare dell'acido folico, che si trova in quantità maggiore nella lattuga, negli spinaci, nelle arance e nel pane nero. L'organismo, per funzionare correttamente in ogni sua parte, ha bisogno di tutte le vitamine, i sali minerali, i grassi e le proteine necessari. È l'equilibrio che crea il benessere, anche a tavola".

Uomini e donne obesi o sovrappeso possono risolvere gradualmente il problema dell'infertilità?
"Si, certamente, attraverso una dieta bilanciata e graduale si può perdere peso e favorire il ripristino delle normali funzioni ormonali dell'organismo, che regolano la corretta produzione di ovociti e spermatozoi. Ma ricordiamo che l'infertilità, sia maschile che femminile, non è legata soltanto al cibo in sé, ma anche alle sostanze inquinanti utilizzate per la coltura di quel cibo, o ai metalli pesanti presenti nelle confezioni alimentari, pensiamo al piombo, al manganese e soprattutto al nichel, che se presenti in quantità preponderanti nel nostro organismo possono essere di ostacolo alla capacità riproduttiva. Il nichel è contenuto in una quantità di prodotti, naturali e non. È presente nella bigiotteria, è presente nei pomodori, è presente nei metalli dei barattoli che si utilizzano per contenere cibi, etc".

Allora come possiamo evitare di 'avvelenarci'?
"Variando molto la nostra alimentazione. Tutti sappiamo che in ogni alimento possono trovarsi tracce di metalli pesanti: cadmio, piombo, nichel, e quant'altro, sta a noi fare in modo che l'organismo assuma queste sostanze in quantità facilmente smaltibili, come solitamente accade. L'importante è che non si crei un accumulo di un determinato metallo pesante nell'organismo. Variare l'alimentazione scongiura anche le carenze, se una persona mangia solo uova e latte, non introdurrà dentro sé né ferro né carboidrati, sostanze importantissime.

L’infertilità si associa anche alla malattia della celiachia?
"Esatto. Tra le varie complicanze che la malattia reca con sé c'è anche quella correlata alla poliabortività, cui vanno incontro le donne celiache che non si curano. Gli studiosi hanno scoperto che la celiachia distrugge la placenta (ovvero il luogo in cui cresce e si nutre il feto). La soluzione per le donne celiache è ovviamente una dieta priva di glutine, che favorisce la scomparsa della poliabortività e dell'infertilità".

Crede che la Nutrigenetica[1] possa aiutare a risolvere il problema dell'infertilità legata all'alimentazione?
"Bella domanda. Questo è un campo nuovo ma molto interessante, diciamo che, allo stato attuale della ricerca in campo nutrigenetico, non possiamo ancora stabilire con certezza se alcuni geni e le loro mutazioni, implicati nei processi metabolici relativi alla nutrizione, siano alla base dell'insorgenza, dell'incidenza, dell'evoluzione e, o della gravità di determinate patologie croniche. Una cosa però è certa: determinati nutrienti, come l'acido folico, possono agire su alcuni polimorfismi impedendone la realizzazione (ad esempio può essere impedita la realizzazione del polimorfismo della spina bifida). È un caso palese in cui una vitamina, come quella dell'acido folico, impedisce la formazione di materiale genetico negativo".

Sovrappeso e obesità sono malattie 'del benessere’, quindi moderne, allo stesso modo anoressia e bulimia sono tipiche della nostra società: come riuscire a ritrovare l'equilibrio alimentare perduto?
"Negli ultimi anni le patologie legate all'eccesiva magrezza, quindi le anoressie, sono diminuite sensibilmente. Questo calo è dovuto all'efficacia delle campagne informative e sociali, che sono risultate efficaci perché hanno coinvolto il campo della moda, pensiamo alle modelle in passerella, e nel nostro Paese la sensibilizzazione ha coinvolto anche le concorrenti di Miss Italia, andando ad intaccare direttamente quello che era lo stereotipo classico. Ma badi bene, la stessa cosa non è avvenuta per la patologia opposta, l'obesità o il sovrappeso, che investe una percentuale maggiore di persone, eppure le campagne informative non sono mancate. Sembra che, anche a livello psicologico, le disfunzioni legate al sovrappeso siano più difficili da cancellare rispetto a quelle legate alle anoressie".

Note: [1] La Nutrigenetica è la branca della genetica che concentra lo sguardo sul singolo individuo e sulle sue peculiari caratteristiche genetiche, relazionandole alla sua alimentazione, al metabolismo, alle predisposizioni individuali e all'ambiente in cui vive. Nello specifico la Nutrigenetica si occupa di individuare le piccole variazioni genetiche caratteristiche di ognuno (SNPs) che possono tradursi in risposte 'errate' dell'organismo in seguito all'introduzione di determinati alimenti o sostanze. Sebbene l'assetto genetico individuale sia immodificabile, l'ambiente circostante, l'astensione o l'assunzione di alcune sostanze (nutrienti, integratori alimentari, farmaci ect.) introdotti quotidianamente con la dieta, possono, una volta decifrato il codice, influenzare l'espressione genica intervenendo sulla predisposizione a determinate patologie, prevenendone il manifestarsi, curando o semplicemente mantenendoci in buona salute. (Fonte: Nutrigenetica.it).

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- Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione