INTERVISTA - Gioco d'azzardo: "Chiedere aiuto non è vergogna, ma il favore più grande che possiamo fare a noi stessi"

Dal tipo compulsivo al comportamento dei gestori, passando per le responsabilità di Stato e Monopoli. L'analisi di Marco Sbragi, presidente dell'associazione 'Mi rimetto in gioco': "Il problema ora sono gli anziani che si giocano la pensione"

Dipendenze Francesca Nanni 09/05/2012

"La compulsività è il male di questo secolo. Ma non solo quella legata al gioco d'azzardo o alle dipendenze in generale, ma alla nostra vita, che oggi è diventata tanto compulsiva e frenetica da fagocitare in un attimo il nostro quotidiano. È la società che ce lo impone e noi, di conseguenza, chiediamo di più per ogni cosa, sperando che il cambiamento sia istantaneo, veloce". L'analisi di Marco Sbragi, ex giocatore d'azzardo, oggi presidente dell'associazione di ex giocatori d'azzardo e loro familiari 'Mi rimetto in gioco' di Arezzo, parte da qui, da una visione ben più ampia rispetto a questo fenomeno dilagante, oggi sempre più incastonato in una dimensione socio-culturale profondamente modificata nella sua struttura.

"Dobbiamo ricominciare a pensare - ci ha detto
 - che siamo umani, che abbiamo dei limiti e che possiamo sbagliare ma, cosa più importante, dobbiamo capire che chiedere aiuto non è vergogna, ma il favore più grande che possiamo fare a noi stessi e alla persona alla quale lo stiamo chiedendo". E proprio per cercare di capire meglio questo argomento oggetto, spesso, dei nostri approfondimenti, con una lente di ingrandimento sulla dimensione che assume nella realtà di provincia, NanniMagzine.it ha parlato a lungo con Marco Sbragi :

Marco, dai dati raccolti dalla vostra associazione quali sono le dimensioni del fenomeno gioco d'azzardo ad Arezzo e provincia?
"Le dimensioni del fenomeno in provincia di Arezzo sono più o meno rappresentative di quello che risulta a livello nazionale. Come sappiamo, oggi il gioco d'azzardo legale, quello sponsorizzato dallo Stato e dai Monopoli, tanto per intenderci, vista anche la particolare situazione economica, coinvolge quasi tutta la popolazione italiana. Nel 2011 sono stati giocati circa 70 miliardi di euro, questo vuol dire che il gioco è costato circa 3mila euro a famiglia. Di tutta questa tribù che gioca, dall'1,7 per cento al 3,0 per cento sviluppa una patologia (dipendenza) ed il 7 per cento circa ha invece un rapporto con il gioco che viene definito problematico. Ad Arezzo il problema è stato affrontato dal 2005 dalla ASL8 che si è molto impegnata sul fronte del Gioco d'Azzardo Patologico (GAP) ma più in generale sul fronte delle nuove dipendenze o dipendenze comportamentali, come lo shopping compulsivo, la dipendenza da internet, le nuove tecnologie, fino alla costituzione di una Rete Territoriale che vede coinvolte strutture istituzionali e private quali Comune, Provincia, Prefettura, Guardia di Finanza, Caritas, associazioni di categoria e di volontariato come la nostra 'Mi rimetto in gico'. Al di là delle statistiche nazionali, il riscontro che abbiamo in particolare dalla Caritas e dalla Misericordia, è di uno scenario molto preoccupante per quanto riguarda il gioco come problema sociale che sta impoverendo un numero sempre maggiore di famiglie".

Secondo le testimonianze raccolte dall'associazione, quali sono i giochi che vanno di più nel territorio aretino?
"Ad oggi, tra le persone che si sono rivolte alla nostra associazione o alle istituzioni per chiedere aiuto, la maggioranza riguarda giocatori, prevalentemente adulti, di slot machines e di tutte le sue derivazioni. Ma questo è un aspetto legato anche al target di persone che frequenta i bar, è qui che solitamente vengono posizionati questi apparecchi, e visto che il bar è frequentato in particolare da persone grandi, sono loro quelli che in questo contesto giocano di più. Senza demonizzare questo esercizio commerciale, va comunque constatato che nella maggioranza dei casi, se un tempo si andava al bar per parlare di calcio, oggi quegli stessi argomenti sportivi possono essere tranquillamente lasciati da parte per una macchinetta. Di seguito vengono sicuramente il gratta e vinci che viene acquistato prevalentemente dal tabaccaio ed infine  lotterie e scommesse in generale".

È possibile dire che ogni tipologia di gioco ha un giocatore preciso?
"L'offerta di giochi da parte dello Stato, oggi, è molto variegata e personalizzata, per questo alcuni giochi sono più indicati per gli uomini, adulti e diplomati come le macchinette, i gratta e vinci sono invece più femminili ed in particolare attraggono le persone anziane o i giovanissimi, il poker on-line, così come i casinò e tutti i giochi con il computer sono dedicati al pubblico dei giovani laureati e diplomati, non è certo titolo di studio che determina l'entrata in questo circolo".

Perché, secondo te, nella spirale del gioco finiscono sempre più ragazzi giovani e giovanissimi?
"Credo che fino ad oggi i giovani, nella fascia dei neo-diplomati e laureati, non siano stati molto attratti dal gioco d'azzardo o lo siano stati molto meno rispetto ad altre fasce di età. Purtroppo oggi le cose sono cambiate vuoi, come dicevo prima, per l'offerta di giochi molto dedicati, vuoi per la difficoltà di trovare lavoro che spinge alla ricerca della soluzione 'magica' che possa risolvere la vita così, semplicemente grattando. A questo proposito, molto controversa è stata la campagna promossa dai Monopoli di Stato 'Giovani & gioco' oggetto, il 20 marzo scorso anche di una interrogazione parlamentare per volere della senatrice Emanuela Baio. In pratica è stata chiesta la rimozione della campagna, che era rivolta a studenti e docenti delle scuole italiane, proprio perché 'veicolava un messaggio non educativo, equivoco e fuorviante'. Ecco questa è una piccola vittoria che, se vogliamo, dà una certa dimensione e complessità del fenomeno".

Quindi, secondo te, c'è una responsabilità dello Stato che da una parte propone giochi diversificati, anche attraverso pubblicità considerate ingannevoli, dall'altra, paradossalmente, invita a "giocare il giusto":
"Lo Stato rispetto al gioco ha un comportamento che dire ambiguo credo sia dire poco. Ad oggi i soggetti riconosciuti 'patologici' non avrebbero diritto ad alcuna assistenza in quanto il GAP, benché riconosciuto a livello mondiale dall'Istituto Superiore di Sanità, non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Ecco perché non esistono strutture specifiche, con finanziamenti dedicati, per la cura di queste patologie. Le Asl che se ne occupano, come quella di Arezzo, lo fanno con i salti mortali dei loro operatori che già si occupano di tossicodipendenze, alcolismo e tabagismo. Di contro, paradossalmente, lo Stato pubblicizza in modo 'esagerato' il gioco anche se poi invita a giocare senza 'esagerare'".

Oltre allo Stato, però, ci sono anche i gestori degli esercizi commerciali che questi giochi li vendono: qual è il loro comportamento quando con la tua associazione andate a parlare direttamente con loro?
"Che dire! Ovviamente i gestori fanno il loro interesse, il prodotto tira e loro lo vendono, finché dura. L'invito che rivolgiamo loro è quello di rimanere dentro la legge, rispettare gli orari, non far giocare i minorenni, soprattutto non prestare soldi ai giocatori, come spesso accade in molte città. Poi volendo, considerato che loro sono i primi ad accorgersi se qualcuno dei loro 'clienti' ha dei problemi, chiediamo loro di provare a tendere una mano, almeno alle persone con le quali hanno maggiore confidenza. Mi rendo conto, però, che è molto difficile e non so se io stesso ne sarei capace. Così chiediamo loro magari anche solo tenere in vista le locandine con i numeri da chiamare in caso di bisogno".

Insieme alla una Rete territoriale sul gioco d'azzardo dal 2010, porti avanti l'iniziativa "È ancora un gioco": ci spieghi meglio di cosa si tratta?
"Delle istituzioni che fanno parte della Rete ne abbiamo già parlato prima. L'iniziativa ha visto impegnata la rete in diversi fronti che hanno portato alla realizzazione di spot pubblicitari ed una serie di incontri in accordo con le circoscrizioni della città e le parrocchie dove siamo stati coinvolti come associazione per portare la nostra testimonianza, Inoltre, come detto poc'anzi, portiamo avanti una campagna con i gestori di esercizi dove si gioca che si sono dimostrati molto disponibili. E poi ancora un concorso per le scuole medie superiori della provincia aretina che ha prodotto tantissimo materiale che verrà utilizzato al più presto per le nostre prossime iniziative".

Qual è il progetto in ci sarete impegnati prossimamente?
"Prossimamente, come associazione, in collaborazione con la Asl di Arezzo saremo coinvolti in una serie di incontri di sensibilizzazione rivolti agli anziani. Devi sapere che sempre più persone di una certa età si ritrovano senza soldi dopo soli pochi giorni che hanno riscosso la loro misera pensione perché hanno cercato di guadagnare qualche giorno in più comprando gratta e vinci, o giocando al lotto. Andremo nei centri anziani della provincia di Arezzo a portare le nostre testimonianze e a condividere con loro la nostra esperienza, sperando così di riuscire a combattere il mito che 'vincere sia facile', non è facile vincere, ma è molto facile rovinarsi la vita".

Come ex giocatore, tu in particolare sei coinvolto in una serie di incontri nelle scuole: qual è la reazione dei ragazzi quando ascoltano la tua esperienza?
"È sempre molto difficile parlare con i giovani di argomenti che riguardano la dipendenza, perché c'è sempre la paura di scatenare curiosità verso qualcosa che, altrimenti, non sarebbe mai stata neanche considerata. Soprattutto perché parli di cose facilmente accessibili, legali. Per cui occorre sempre molta attenzione. Nelle occasioni in cui ho raccontato la mia storia, ho sempre riscontrato molto interesse da parte dei giovani, li stupisce il fatto che vedono di fronte a loro una persona 'normale' che potrebbe essere tranquillamente il loro fratello maggiore, un parente, un genitore. La domanda più frequente che mi rivolgono è come sia possibile sviluppare una dipendenza per una cosa apparentemente così innocua come il gioco".

Quindi, secondo te, non c'è ancora molta consapevolezza delle pericolosità del gioco?
"Guarda, onestamente non saprei, è difficile, perché se per qualche ragazzo il rischio è reale e quotidiano, per altri il gioco d'azzardo è una cosa fortunatamente molto distante, sono molti i giovani si divertono ancora con il gioco vero e proprio, quello ludico, fatto soprattutto di relazioni con amici i compagni. Come sai, al contrario, quello d'azzardo porta il giocatore alla solitudine e all'alienzazione".

Tue considerazioni finali sulla compulsività (al telefono mi hai detto che secondo te "è il male di questo secolo" perché è proprio la nostra vita che è veloce e fagocita il nostro quotidiano):
"Molto spesso, quando mi presento alle persone invece che dire 'sono un giocatore compulsivo', dico 'sono un essere compulsivo' e questo credo dica molto. Ognuno di noi ha le proprie debolezze, le proprie fragilità, piccole o grandi ferite che in particolari momenti della propria vita lo fanno soffrire. Ed ognuno di noi cerca, in qualche modo, di salvaguardarsi, di curarsi per cercare di soffrire meno, di stare comunque meglio. Credo che ognuno di noi tema principalmente il cambiamento. La nostra vita è fatta di piccole abitudini, piccoli gesti che ripetiamo quotidianamente e che ci fanno stare tranquilli. La società di oggi, però, ci chiede sempre di più, così come noi stessi chiediamo sempre di più alla nostra vita: guadagnare di più, essere più bravi nel nostro lavoro, essere migliori come genitori. E questo chiediamo di  farlo in fretta, sempre più velocemente. Questo stress da prestazioni ha bisogno di 'dosi' sempre più forti di tranquillità per compensare, ma questo ovviamente non è possibile perché il tempo è quello che è così come, le nostre forze, fisiche e mentali, sono quello che sono. Dobbiamo ricominciare a pensare che anche noi abbiamo dei limiti, che siamo umani, che possiamo sbagliare e, cosa più importante, che chiedere aiuto non è vergogna ed è il favore più grosso che possiamo fare alla persona alla quale lo chiediamo".

INFORMAZIONI
Associazione 'Mi rimetto in gioco'
Via Cavour  97, Arezzo
I gruppi di incontro per giocatori, dipendenti da shopping compulsivo e loro familiari si svolgono ogni mercoledì dalle ore 18.30 alle ore 20.00 presso la sede dell'associazione 
Sito web: Associazione 'Mi rimetto in gioco' 
E-mail: info@mirimettoingioco.org

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- Profilo Facebook della campagna 'È ancora un gioco'