ISS: nel 2011 fumatori al minimo storico. Garaci: "Aumentare di 1€ il costo delle sigarette"

La provocazione è del presidente dell'Istituto Superiore di Sanità commentando l'indagine sul rapporto tra gli italiani e le 'bionde' in occasione della Giornata mondiale senza Tabacco. Per Garattini si ridurrebbero i consumi del 4 per cento

Dipendenze Redazione/GP 01/06/2012

Per incentivare la diminuzione dei fumatori in Italia e rimpinguare nel contempo le casse dello Stato, bisognerebbe "aumentare in modo considerevole e, dunque, di un euro, il costo di ogni pacchetto di sigarette". La provocazione-appello è stata lanciata dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Enrico Garaci, commentando l'indagine sul rapporto tra gli italiani e il fumo in occasione della Giornata mondiale senza tabacco il 31 maggio. "Ci sarebbero benefici per il fisco, per la ricerca biomedica e per il trattamento dei pazienti fumatori - ha spiega in proposito Garaci -. Facciamo appello al governo e al Parlamento perché si muovano in questa direzione". Favorevole ad un aumento delle 'bionde' anche il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri: "I morti per cause riconducibili al fumo - ha spiegato - sono ogni anno 70-80mila. Uno studio dell'Istituto Mario Negri ha dimostrato che l'aumento di un euro del costo delle sigarette produrrebbe una diminuzione del consumo del 4 per cento. E si produrrebbe un introito per lo Stato di 3 miliardi di euro in più all'anno".

I DATI DELL'INDAGINE DOXA. Commissionata dall'Osservatorio Fumo alcol e droga dell'Istituto Superiore di Sanità, la ricerca, che quest'anno punta i riflettori sulle interferenze dei produttori di sigarette, evidenzia che a livello generale, i fumatori in Italia sono diminuiscono: nel 2011 erano il 22,7 per cento della popolazione con più di 15 anni, nel 2012 ne rappresentano il 20,8 per cento per un totale di 10,8 milioni di persone. Un calo quindi di quasi 2 punti percentuali, con un picco in discesa per le fumatrici, diminuite di 2,4 punti percentuali.

140 MILIONI LE SIGARETTE ACCESE OGNI GIORNO. Fumano in media 13 sigarette al giorno, un trend anche questo in discesa, per un totale di 140 milioni di sigarette 'bruciate' quotidianamente in tutto il Paese. Una flessione analoga si registra anche nelle vendite complessive del tabacco (-1,8 per cento nel 2011 rispetto al 2010) a scapito soprattutto delle marche più costose.

DALLE 'BIONDE' AL TABACCO SFUSO, CATTIVE ABITUDINI DURE A MORIRE. Tuttavia, nonostante la crisi economica, il 76,2 per cento di coloro che continuano a fumare non ha cambiato le sue abitudini, si sente in buona salute, e per questo non pensa di smettere, e le sigarette sono al penultimo posto della lista di cose a cui si rinuncia per effetto appunto della crisi. E se diminuisce comunque la vendita delle sigarette, aumenta però di due volte quelle del tabacco sfuso. Così l'8,5 per cento degli italiani, soprattutto tra i giovani, costruisce a mano la sigaretta riuscendo a risparmiare circa la metà del costo (nel 2011 il consumo dei cosiddetti "trinciati" era del 3,4 per cento).

GARACI: "LAVORARE PER AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA". "Questi dati sono sicuramente confortanti - ha affermato Enrico Garaci -. Molto, quindi, è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. Soprattutto se si pensa che oltre l'80 per cento dei fumatori crede di essere in buona salute". "Bisogna lavorare ancora per aumentare la consapevolezza del rischio - ha comunque rimarcato il presidente dell'ISS -. È ancora troppo basso l’accesso ai 380 centri antifumo che da anni l'Istituto Superiore di Sanità censisce e supporta come il più valido alleato del Servizio Sanitario Nazionale nella lotta al tabagismo".

PACIFICI: "PER LE DONNE SI È TORNATI AI LIVELLI DEL 1973". "A fumare sono all'incirca 2 italiani su 10, la prevalenza più bassa che abbiamo registrato dal 1957 ad oggi - ha commenta Roberta Pacifici, direttore dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga - il che è per noi un dato confortante, un segno di graduale, ma costante successo delle politiche antifumo adottate finora. Addirittura per le fumatrici donne si è tornati quasi ai livelli del 1973 e dal 2009 diminuiscono anche i baby fumatori, i ragazzini cioè che iniziano a fumare prima dei 15 anni".

GARATTINI: "SIGARETTE, UN BENE DI LUSSO CHE RESISTE ALL'INFLAZIONE". "Le sigarette continuano a restare tra i beni di consumo il cui costo resiste all'inflazione - ha affermato Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano - sarebbe interessante confrontare questi dati con ciò che accadrebbe dopo un aumento significativo del costo delle sigarette e comprendere quale ruolo possa avere il prezzo del tabacco nella disassuefazione al consumo". Secondo l'indagine, inoltre, chi fuma è anche più propenso a giocare d'azzardo o, comunque, a scommettere in ganerale. La ricerca ha evidenziato, infatti, che il 60 per cento di chi "gioca" (poker e videopoker, bingo, lotto e superenalotto, scommesse sportive, casinò, Totocalcio etc.) è anche un fumatore e, considerando ogni singolo gioco, si nota dai dato come i fumatori ne siano, in ogni caso, gli "utenti" più numerosi.

CENTRI ANTIFUMO, STRUTTURE SOTTOVALUTATE. L'ISS ribadisce anche l'importanza di rivolgersi ai Centri specializzati e, per questo, ricorda che quelli antifumo sparsi sul territorio nazionale sono in tutto 380 distribuiti per il 53,2 per cento al Nord, il 21,8 per cento al Centro e il 25 per cento al Sud. Il numero di utenti seguiti in un anno, però, si mantiene basso, in media 86 a struttura. Secondo l'indagine, il 67,1 per cento degli italiani non ne conosce l'esistenza e, di conseguenza, non li prende in considerazione come strumenti utili per smettere di fumare. Nel corso di una rilevazione effettuata dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (OssFAD) sul personale dei Centri antifumo, è emerso che tra le azioni più importanti ritenute efficaci per facilitarne l'accesso al primo posto è risultata la sensibilizzazione del personale sanitario (91 per cento), in particolare dei medici di famiglia che dovrebbero selezionare i fumatori già portatori di patologie cardiovascolari e polmonari, e inviarli necessariamente ai centri antifumo, individuando la cessazione del fumo  come parte del programma terapeutico. Tra le altre azioni ritenute efficaci la rimborsabilità delle prestazioni antitabagiche (77,6 per cento) e la divulgazione delle informazioni attraverso i mass media (70,5 per cento).

IL MARKETING DEL FUMO, SE LA SIGARETTA TI RAGGIUNGE OVUNQUE. Alcuni hotel di prestigio e coffe bar in Europa hanno aperto sale dedicate esclusivamente ai fumatori ed un giro in Internet alla ricerca di luoghi per le vacanze mostra alberghi che permettono ai clienti di fumare nelle loro stanze, vietate, per questo motivo, ai minori. Ed ancora: alcuni brand nel campo della moda hanno autorizzato le industrie del tabacco ad usare il proprio logo per pacchetti "fashion" destinati al mercato asiatico, mentre negli Stati Uniti alcune serie tv, ambientate negli anni '50, non hanno esitato a proporre uomini e donne che fumano, associandole ad immagini di persone di "successo". In Italia, già un'indagine dell'Ossfad del 2002-2003, fatta sulle emittenti televisive Rai, Mediaset, LA7, MTV, denunciava come l'immagine della sigaretta fosse associata nel 62 per cento dei casi ad un eroe o comunque ad una persona positiva.

INDUSTRIA DEL TABACCO, UN POTERE DIFFICILE DA ABBATTERE. In base ai dati dell'indagine dell'ISS presentata il 31 maggio, il 13,5 per cento del campione ha dichiarato di vedere su Internet o di ricevere per posta elettronica proposte di acquisto di sigarette e tabacco. Il 6 per cento è stato addirittura contattato per indagini di mercato durante eventi sportivi o musicali. Inoltre, a proposito di nuovi media, in base a uno studio recentemente pubblicato, su 163 video visionati su YouTube legati al tema del tabacco, il 71 per cento era chiaramente pro tabacco. Del potere che l'industria del tabacco utilizza per perseguire i propri obiettivi, gli italiani sembrano consapevoli. Infatti, secondo il 55,7 per cento della popolazione l'industria del tabacco riesce nel suo intento. Ma in che modo? Principalmente, hanno risposto gli intervistati, mediante sovvenzioni ai partiti (36,8 per cento) e convegni in cui espongono le loro opinioni (28,4 per cento).

LA 'CICCA' IN STRADA TRIPLICA COSTO DELLA PULIZIA. SI' A MULTE SU MOZZICONE A TERRA.
Secondo le schede diffuse dall'ISS in occasione della Giornata mondiale senza tabacco il 31 maggio scorso, ogni giorno in Italia si fumano 140 milioni di sigarette che in un anno diventano 51 miliardi. Ogni mozzicone impiega da 1 a 5 anni a diventare biodegradabile ed è stato calcolato che la "spazzatura" costituita dai mozziconi fa triplicare il costo per la pulizia delle strade. Così per cercare di arginare il fenomeno, si pensa ad una multa. La città Varese è la prima città ad averla per chi getta in terra i mozziconi. Esempio seguito poi altre città tra cui Firenze, Ferrara, Padova, parma e Trento, con ammende che variano dai 100 ai 500 euro.

ITALIANI FAVOREVOLI ALLA MULTA.
L'indagine Doxa ha evidenziato, poi, come la maggioranza degli italiani (l'84 per cento), ma anche dei fumatori (il 64 per cento), sia favorevole all'introduzione di una multa di 30 euro per chi butta in strada i mozziconi. Il 58,6 per cento degli italiani che non fumano vorrebbe estendere il divieto di fumare in parchi e giardini pubblici, il 63,4 per cento negli stadi, il 73,6 per cento nelle are aperte degli ospedali, il 78,2 per cento alla guida, l'81,2 per cento nei cortili delle scuole, il 91,4 per cento nelle auto alla presenza di minori. Anche i fumatori si trovano d'accordo con questi divieti, anche se in percentuali minori.

MATERIALI
Rapporto annuale sul fumo 2012

LINK
Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (OssFAD-ISS) 
Istituto Superiore di Sanità (ISS)