Fecondazione assistita: UE boccia una parte della normativa italiana

Il divieto per le coppie di portatori sani di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni, viola il diritto al rispetto della loro vita privata e familiare. I giudici: "Contrasto con la misura che consente l'aborto terapeutico"

Cronaca Medicina e Salute Redazione/TB ó 28/08/2012

"Il divieto, previsto dalla legge italiana sulla fecondazione assistita, per le coppie di portatori sani di malattie genetiche di eseguire lo screening sugli embrioni, viola il diritto al rispetto della loro vita privata e familiare". È bocciando questa parte della normativa italiana sulle fecondazione assistita, che la Corte europea per i diritti dell'uomo rimette in discussione la legge 40. Secondo i giudici, infatti, la cui decisione diverrà definitiva entro tre mesi se nessuna delle parti farà ricorso per ottenere una revisione davanti alla Grande Camera, "il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente" poiché allo stesso tempo un'altra legge dello Stato permette alla coppia di accedere ad un aborto terapeutico nel caso in cui il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica.

La Corte ha quindi stabilito, votando all'unanimità, che cosi com'è formulata la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare una coppia di coniugi a cui lo Stato dovrà versare 15mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute. Questa sentenza, però, non è la prima sempre riguardo la legge 40.  Già ne 2010, infatti, fu stabilito che la fecondazione eterologa non poteva essere impedita, perché sarebbe stato violato l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo. Articolo in contrasto con le disposizioni contenute nell'articolo 4 della stessa legge 40 che sancisce, in Italia, il divieto di diventare genitori con l'ausilio del seme di un donatore o dell'ovocita di una donatrice. Di fatto la Corte ha rilevato, inoltre, l'incoerenza del sistema legislativo italiano che "da una parte priva i richiedenti dell'accesso alla diagnosi genetica preimpianto" e "d'altra parte li autorizza a una interruzione di gravidanza se il feto risulta afflitto da quella stessa patologia". Da qui la Corte ha concluso che "l'ingerenza nel diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita privata e familiare è quindi sproporzionata". 

Nel percorso della legge 40, sono stati molti i tentativi di modifica della legge 40. Nel 2005, ad esempio, fu sottoposta a referendum dove vinse l'astensionismo e non fu raggiunto il quorum. La disciplina produsse i suoi effetti e restò intatta fin quando, nel 2008, il ministro della Salute dell'allora governo Prodi, Livia Turco, ne riscrissee le linee guida che introducevano due novità: il sì alla possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto sull'embrione da collocare in utero (prima vietata, eccetto la diagnosi preimpianto di solo tipo osservativo) e la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) anche per le coppie in cui l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, in particolare virus Hiv ed epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni sono assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla fecondazione assistita.

DAL COMITATO DI BIOETICA ALL'ASSOCIAZIONE COSCIONI LE PRIME REAZIONI.  "Da Strasburgo arriva un'ottima notizia, e in tempi come questi c'è da essere contenti": è stato questo il primo commento a caldo del ginecologo Carlo Flamigni, padre della fecondazione assistita e componente del Comitato Nazionale di Bioetica, che ha sottolineato come "questa parte della legge sulla fecondazione assistita fosse nei fatti già disattesa in Italia: alle coppie bastava rivolgersi ai tribunali. Insomma, della legge 40 restano solo alcuni scheletri nell'armadio". "Scheletri - ha concluso Flamigni - custoditi da signore poco compiacenti. Gli anni in cui la cosa pubblica è gestita da chi non ne sa nulla, si pagano. E il giudizio della Corte Ue lo dimostra ancora una volta". Per l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, la decisione della Corte "è una vittoria importantissima che dà un duro colpo all'impianto proibizionistico della legge italiana sulla fecondazione assistita".