Psoriasi: quando prurito e dolore iniziano a complicare la vita

È il caso dei pazienti pugliesi con livello lieve-moderato della malattia, sentititi dalla Regione per un'indagine sulla qualità della loro vita giudicata "difficile" nell'81% dei casi. Mentre il 60% si ritiene poco o per nulla soddisfatto dalle terapie

Patologie Redazione 05/12/2012

Significativo peggioramento della qualità della vita, ricadute sulla sfera affettiva, ostacoli nella carriera. È il quadro che emerge da un'indagine della Regione puglia sulla qualità di vita dei pazienti pugliesi con psoriasi lieve-moderata i cui risultati sono stati presentati a Bari nei giorni scorsi e realizzata nell'ambito della Campagna di sensibilizzazione nazionale 'Che ne sai di Psoriasi? Conoscerla per curarla', promossa dall'Associazione per la difesa degli psoriasici (Adipso).

Così è vienuto fuori che la quasi totalità dei pazienti pugliesi, l'81,3 per cento, ritiene che tali sintomi rendano la vita quotidiana abbastanza/molto difficile. I problemi che maggiormente affliggono e rendono più difficile la vita quotidiana sono il dolore spesso presente (27,2 per cento), il prurito continuo, che porta alla frequente necessità di grattarsi (26,3 per cento), il sanguinamento (25,4 per cento). A complicare le cose il 20 per cento dei pazienti che decide di curarsi da solo. Dalle domande che riguardano la sfera lavorativa - fa sapere una nota - si rileva che nei pazienti pugliesi la psoriasi lieve-moderata condiziona lo svolgimento e l'evoluzione della carriera, provocando un senso d'imbarazzo e vergogna (30,6 per cento), incidendo nella maggiore frequenza di assenza per malattia (29,6 per cento) e rendendo più difficile la carriera, che può risultare compromessa (26,8 per cento).

Nella sfera familiare, a causa della malattia, i pazienti con psoriasi lieve-moderata provano disagio e frustrazione nei confronti del partner e dei figli (40,6 per cento), un senso d'isolamento e non accettazione degli obblighi genitoriali/matrimoniali (36 per cento, più della media nazionale cheè del 34,3 per cento). Anche la sfera dei rapporti affettivi e sessuali, a causa della visibilità dei segni della malattia sul corpo, è un ambito in cui l'impatto della malattia è particolarmente pesante, poiché provoca in buona parte dei pazienti pugliesi insicurezza e ansia nei rapporti intimi (41,3 per cento), insieme a vergogna e disagio a causa della visibilità dei segni sul corpo (26,5 per cento). Ma i pazienti pugliesi complicano le cose. Più della metà (51,1 per cento) ritiene necessario rivolgersi al dermatologo solo quando la situazione non è più controllabile.



Diffuso, inoltre, il fai da te nella scelta del trattamento: il 20 per cento dei pazienti pugliesi si è auto-prescritto la terapia che sta effettuando. E spesso non è costante. La conseguenza della mancata aderenza al trattamento è la sua ridotta efficacia: per il 37,8 per cento i trattamenti topici attualmente utilizzati non apportano benefici ai sintomi fisici principali della psoriasi, cioè prurito (22,4 per cento), dolore (13,3 per cento), sanguinamento (13,3 per cento), desquamazione (12,2 per cento). Ne deriva che il 60 per cento si ritiene poco o per nulla soddisfatto dalle terapie topiche. 

Ma per i pazienti pugliesi, così come per gli oltre 2,5 milioni di italiani con psoriasi lieve-moderata si delinea una svolta: nuove formulazioni in gel, già disponibili, che non ungono, non macchiano i vestiti, non ostacolano la vita di relazione e migliorano così l'aderenza alla terapia e, quindi, la sua efficacia. "L'associazione vitamina D e corticosteroidi è in uso da diversi anni e ha dimostrato non solo una buona efficacia terapeutica, ma anche una certa maneggevolezza nella pratica clinica quotidiana - ha spiegato Raffaele Filotico, direttore dell'unità operativa complessa di Dermatologia del presidio ospedaliero 'A. Perrino' di Brindisi -. La formulazione in gel appare un'evoluzione importante rispetto alle classiche formulazioni topiche proprio perché soddisfa alcune fondamentali esigenze del paziente psoriasico: non unge, è assorbita in fretta, agisce rapidamente, non emana cattivo odore, non macchia biancheria e vestiti". "A conti fatti - ha concluso Filotico - è più efficace, facilita l'aderenza alle cure e di conseguenza migliora la risposta terapeutica".