L'ESPERTO - Definite le linee guida europee per la Vitiligine, malattia 'orfana' di terapie

Il professor Mauro Picardo dell'Istituto San Gallicano di Roma spiega cosa manca a tutt'oggi per una migliore comprensione di questa patologia. "Conoscere i fattori della patogenesi - dice - è la base per definire una cura che intervenga in modo mirato"

Patologie Mauro Picardo (*) 18/01/2013

È una malattia che provoca la comparsa sulla pelle di chiazze bianche, non pigmentate, del tutto prive della fisiologica colorazione dovuta alla melanina. Si chiama Vitiligine, non è contagiosa, quasi sicuramente autoimmune ma di origine sconosciuta, anche se si sospetta sia ereditaria e genetica. Tra tutte le malattie della pelle, la Vitiligine è quella che viene definita "orfana" perché nell'inquadramento generale sono molti gli aspetti che mancano per una chiara comprensione e condivisione nell'ambito della comunità scientifica internazionale.

Da un punto di vista terapeutico non si è ben stabilito quale possa essere il target della cura. Attualmente, infatti, nessuno tra i farmaci registrati è stato indicato per il trattamento della vitiligine. D'altra parte, l'efficacia dei diversi approcci terapeutici è difficilmente comparabile nei diversi studi poiché criteri di inclusione e outcomes non sono paragonabili. Inoltre viene spesso ed erroneamente interpretata come una malattia di carattere estetico.

E invece è una vera e propria patologia che si viene a creare dalla morte di alcune cellule dell'organismo, quindi ha anche un carattere degenerativo cui si associa poi un meccanismo autoimmune che induce all'allargamento delle macchie e alla diffusione della malattia. Tutto questo limita, ovviamente lo svolgimento dell'attività di ricerca e la possibile scelta terapeutica. Recentemente però una maggior attenzione è stata posta sui meccanismi patogenetici di questa importante patologia, la cui incidenza è dello 0.5-2 per cento nella popolazione generale, con picchi in alcune aree geografiche, probabilmente in rapporto a fattori ambientali e genetici. Un'incidenza minore rispetto quella esempio della psoriasi che ha ricevuto sicuramente più attenzione come malattia della pelle. 


La maggiore conoscenza dei fattori patogenetici rappresenta, quindi, la base per la definizione di scelte terapeutiche in grado di interferire in maniera più mirata con i prinicipali step cellulari e molecolari responsabili dell'insorgenza della patologia stessa. La definizione di queste linee guida a livello europeo, costituisce un importante passo avanti nella gestione complessiva del soggetto con Vitiligine e sottolineano due aspetti importanti: 

• la terapia deve essere modulata in base alla fase di attività della Vitiligine, eventualmente ricorrendo ad un approccio sequenziale; 

• la terapia non può prescindere dalla partecipazione consapevole del paziente. In corso di Vitiligine, indipendentemente dai parametri "obiettivi" definibili dalla valutazione del medico, il paziente prova e riferisce un coinvolgimento emotivo e psicologico di portata anche notevole e non sottovalutabile. Il medico deve quindi tenerne conto proponendo al paziente la terapia la cui efficacia è non solo migliore in rapporto allo stato della malattia ma anche in grado di migliorare la sua qualità di vita.

Le nuove linee guida nascono da un "consensus internazionale" sulle terapie maggiormente in uso, prima fra tutte la fototerapia, ma anche su altre di nicchia, come le combinazioni tra più approcci (topici e sistemici) e il trapianto secondo le diverse metodologie chirurgiche. Una particolare attenzione è stata posta alle combinazioni tra la fototerapia, che rimane una terapia di riferimento, e i farmaci sistemici, quali ad esempio gli antiossidanti o i cortisonici, o farmaci topici quali i cortisonici, gli immunomodulatori e i derivati della vitamina D che possono incrementare l’efficacia del trattamento con raggi UV e diminuire il dosaggio.

Il gruppo europeo di lavoro ha proposto una flow chart con un algoritmo per il trattamento della forma segmentale e non segmentale che tiene conto della estensione, della fase di attività e della risposta terapeutica. Una visione più completa della patologia e un approccio terapeutico più razionale non potrà che migliorare l'efficacia dei trattamenti.

(*) Direttore del Laboratorio di Fisiopatologia Cutanea e del Centro di Metabolomica dell'FO - Istituto San Gallicano di Roma