L'ESPERTO - Carcinoma Basocellulare: "le terapie target possono inibire il gene responsabile"

Il Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università de L'Aquila, Ketty Peris, illustra le novità del Congresso SIDeMaST. "Due recenti studi - dice - confermano l'efficacia del trattamento che ha portato ad una regressione parziale nel 75% dei casi"

Salute e Prevenzione Ketty Peris (*) 12/02/2013

I tumori cutanei non melanoma, chiamati anche Non-Melanoma Skin Cancer (NMSC), sono patologie che hanno che hanno un'evoluzione è lenta, di mesi o anni, raramente danno metastasi, per questo la diagnosi precoce delle lesioni è fondamentale a tal punto che i dermatologi raccomandano alle categorie a rischio di sottoporsi a periodici controlli specialistici.

Questo genere di neoplasia, meno pericolosa del melanoma sebbene dieci volte più frequente, comprende: la Cheratosi Attinica (actinic teratosi AK), il Carcinoma Basocellulare (basal cell carcinoma, BCC) e il Carcinoma Squamo Cellulare (squamous cell carcinoma, SCC) che, solitamente, insorgono dopo i 40 anni nelle sedi esposte ai raggi solari (UV) come viso, orecchie, avambracci, dorso della mano, aree del cuoio capelluto colpite da calvizie. Tra i principali fattori di rischio infatti, troviamo la predisposizione genetica, pelle e occhi chiari, pregresse scottature solari, esposizione prolungata al sole, cronica riduzione delle difese immunitarie. Dal punto di vista medico la diagnosi si effettua attraverso la visita clinica e un esame demoscopico che precederà la scelta del trattamento terapeutico: il trattamento chirurgico, la radioterapia, Imiquimod 5 per cento crema e la terapia fotodinamica.

IL CARCINOMA BASOCELLULARE (BCC). Tra i tumori cutanei non melanoma il Carcinoma Basocellulare è la neoplasia maligna più diffusa nel mondo. Negli Stati Uniti ha un'incidenza annuale attorno ai 2 milioni di casi, il numero di nuovi casi diagnosticati aumenta annualmente del 10 per cento, in Italia ci sono circa 15 casi ogni 90mila abitanti, mentre in Europa si registra un aumento progressivo nelle fasce più giovani, sotto i 40 anni di età.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO. Questo tumore si presenta come una macchia piana o come un nodulo di colore roseo-rosso fino al marrone e al blu. Anche in questo caso l'evoluzione è lenta ma a volte può essere aggressivo e, se non trattato, si approfondisce e si allarga. La chirurgia è il trattamento d'elezione ed anche quello risolutivo ad eccezione di 1 per cento di casi che possono evolvere fino a dare metastasi.

LE RACCOMANDAZIONI IN CASO DI RADIOTERAPIA. Non ci sono al momento Linee guida per il carcinoma basocellulare in fase avanzata solo alcune raccomandazioni: in caso di recidive e se le sedi colpite sono state esposte a radioterapia non è indicata la terapia chirurgica; la radioterapia non va eseguita su lesioni precedentemente trattate o nei pazienti con sindrome di Gorlin.

IDENTIKIT GENETICO DEL CARCINOMA BASOCELLULARE. Nel 90 per cento dei casi di BCC, sporadico o associato a sindrome di Gorlin, il meccanismo causale è rappresentato da un'attivazione alterata del cosiddetto "pathway di Hedgehog", una via che decodifica il segnale deputato a svolgere un ruolo importante nell'embriogenesi e nella regolazione della differenziazione di organi e tessuti. Nell'età adulta questa "via" è inattiva. Diversi studi indicano che l'accensione nel BCC è dovuta alla mutazione di un gene della proteina inibitoria PTCH o della proteina SMO.

LE NOVITÀ NELLA CURA DEL CARCINOMA BASOCELLULARE. Un aiuto arriva dalle cosiddette 'terapie a target molecolare', vale a dire che sono stati individuati dei meccanismi genetici importanti nello sviluppo di questo tumore grazie ai quali è stato possibile ottenere delle molecole che vanno ad inibire proprio questa via patogenetica in particolare. Si tratta di farmaci nuovi, recentemente approvati negli Stati Uniti e disponibili in Italia dalla primavera del 2013, che saranno utilizzati nelle fasi avanzate del BCC, quindi in casi non operabili o nei casi in cui la terapia chirurgica o la radioterapia sono controindicate. I risultati sono incoraggianti, tanto che due recenti studi (2012 NEJM) confermano proprio l'efficacia clinica di questo trattamento che ha portato ad una regressione parziale, in qualche caso anche completa, nel 75 per cento dei casi trattati con effetti collaterali ma di grado lieve e moderato. Attualmente, inoltre, è in corso un altro studio clinico internazionale sul carcinoma basocellulare avanzato al quale partecipano diversi Centri italiani i cui risultati saranno pubblicati speriamo al più presto.

(*) Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università de L'Aquila e Presidente del Congresso SIDeMaST