Procreazione assistita, quando lo stress è nemico della fertilità

Ne hanno discusso gli esperti nei giorni scorsi a Roma mentre una ricerca pan-europea evidenzia che 1 coppia su 4 abbandona la terapia per ingestibilità della negatività ad essa correlata. Picconeri: "Personalizzare il trattamento delle pazienti infertili

Cronaca Medicina e Salute Redazione/GP 21/03/2013

Spesso, per molte donne, sottoporsi alle numerose terapie di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per cercare di avere un figlio, può generare un notevole accumulo di stress che potrebbe avere ripercussioni negative sulla salute riproduttiva delle donne e, in alcuni casi, ridurre i successi dei trattamenti per l'infertilità. Nella letteratura scientifica vi è oggi un generale consenso nel ritenere che l'infertilità e i trattamenti a cui sono sottoposte le pazienti, soprattutto la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), siano associati ad un aumento dei livelli di ansia e depressione.

Nonostante le tecniche di Riproduzione Assistita siano utilizzate con successo da circa 35 anni ed attualmente, nel mondo, ne vengano effettuati ogni anno centinaia di migliaia di cicli, ancora poco è stato studiato sui possibili meccanismi d’azione biologici dello stress sulla fertilità della donna e, al contempo, sui riflessi che lo stress psicologico ha nelle pazienti che si sottopongono a queste tecniche. Di questo, e di tanti altri aspetti legati al problema si è discusso nei giorni scorsi a Roma durante il convegno 'Infertilità da stress-Stress da infertilità'. Un incontro che ha voluto far chiarezza sulle numerose incertezze e i frequenti luoghi comuni legati alla correlazione tra il male tipico della società di oggi, lo stress, e la salute riproduttiva della donna.

UN'INDAGINE PAN-EUROPEA PER ANALIZZARE IL FENOMENO… A fornire un quadro dal quale emergono le sfide psicologiche a cui sono sottoposte le donne, e a fornire agli esperti una maggiore comprensione dei fattori impattanti sulla qualità di vita delle pazienti e sugli esiti dei trattamenti stessi, è ora uno studio pan europeo (Domar et al. Hum. Reprod. 2012) condotto in collaborazione, tra gli altri, con la Harvard Medical School di Boston IVF, USA (2012). All'indagine ha preso parte un totale di 445 donne (di cui 160 attualmente in trattamento; 285 non in trattamento, ma alla ricerca di una gravidanza da almeno 24 mesi) di età compresa tra i 18 e i 44 anni (età media 35 anni) provenienti da Italia (112), Spagna (114), Germania (111) e Francia (108).


[La dottoressa Maria Giuseppina Picconeri, responsabile della struttura specializzata nella cura dell'infertilità Nike Medical Center] 

…I RISULTATI: IL 58% DELLE DONNE IN TERAPIA PROVA EMOZIONI NEGATIVE. Il 50 per cento delle donne infertili e non in trattamento, dichiara di sentirsi vulnerabile e sopraffatta a causa della diagnosi, ma la percentuale di donne infertili, e attualmente in terapia, che dichiara di provare le medesime emozioni negative sale al 58 per cento. A provare la sensazione di perdita del controllo è il 30 per cento delle donne infertili e, anche in questo caso, la percentuale di donne in trattamento a provare la medesima emozione sale al 35 per cento. D'altro canto, il 76 per cento delle donne infertili, ed in cura, dichiara di sentirsi speranzosa ed il 52 per cento cautamente ottimistica. Le donne infertili, e non in cura, a sentirsi ottimistiche e speranzose rappresentano, invece, il 21 per cento.

TRATTAMENTO CONTRO L'INFERTILITÀ, LE PAURE DELLA COPPIA. Gli ostacoli al trattamento  Dall'indagine emerge, inoltre, che tra gli ostacoli emotivi che comportano la rinuncia ad intraprendere una terapia, a prevalere è la paura del fallimento vissuta dal 72 per cento delle donne; a questo sentimento si aggiungono il timore di gravidanze multiple (26 per cento), il timore dell'uso dei farmaci e dei loro eventuali effetti collaterali (57 per cento), la necessità di assentarsi dal lavoro per sottoporsi al trattamento (34 per cento) ed, infine, la difficoltà di sostenerne i costi (53 per cento).

IL 'DROP OUT'. Un altro importante aspetto osservato durante il Convegno, riguarda le cause per l'abbandono della terapia, che possono essere varie: una gravidanza spontanea (circa 10 per cento), problemi di coppia (circa il 14 per cento), su consiglio del medico (circa il 18 per cento). Anche qui a prevalere è però l'enorme stress psicologico vissuto dalle coppie durante le fasi del trattamento, che porta 1 coppia su 4 (25 per cento) ad abbandonare la terapia proprio a causa della sopraggiunta incapacità di gestire il livello di stress ad essa correlato. (Brandeset al 2009).

IL RIFIUTO DELLE DONNE DI INTERVENIRE SULLO STRESS. "Questi elementi, soprattutto se osservati in combinazione con il dato (Domar et al. Hum. Reprod. 2012) secondo il quale il 62 per cento delle donne rifiuta le diverse strategie che mirano alla diminuzione dello stress (meditazione/yoga, consulenze psicologiche, gruppi di sostegno, agopuntura) - ha commentato la dottoressa Maria Giuseppina Picconeri, responsabile della struttura specializzata nella cura dell'infertilità Nike Medical Center  - dovrebbe far riflettere noi medici, poiché riuscire ad andare incontro alle esigenze psicologiche dei pazienti migliorerebbe notevolmente i livelli di assistenza e, al contempo, contribuirebbe alla diminuzione del fenomeno del cosiddetto 'drop out' (abbandono)".

IL QUESITO CHE SI PONGONO GLI ESPERTI…Se dal punto di vista emotivo, la correlazione tra infertilità e stress, è evidente, è possibile individuare anche un preciso meccanismo di azione dello stress sul sistema riproduttivo e quindi sulla fertilità della donna?

…INTANTO LA DEFINIZIONE DI 'STRESS'... Lo stress si può definire come una reazione intensa a una serie di stimoli esterni che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattativa. Se gli sforzi del soggetto per adattarsi allo stress falliscono, perché lo stress supera la capacità di risposta, l'individuo diventa più vulnerabile ai disturbi psichici o somatici o ad entrambi.

…POI COMPRENDERE IL MECCANISMO DI AZIONE DELLO STRESS SULLA FERTILITÀ. Come spiegato dal professor Giuseppe Bersani, Psichiatra e Professore Aggregato del Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico Chirurgiche dell'Università di Roma Sapienza -  "È oggi dimostrato che lo stress, attivando l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, vale a dire il sistema di controlli reciproci che lega questi tre organi, è in grado di  influenzare negativamente anche la funzione riproduttiva. Gli eventi stressanti di diversa natura (fisici, metabolici e psicologici) agiscono attraverso l'attivazione di neuromodulatori (molecole che regolano la funzione nervosa) sull'asse che mette in relazione cervello, ipofisi (ipotalamo-ipofisi) e ovaio, con il risultato di una diminuzione della secrezione di ormone luteotropo (LH) che regola l’ovulazione nella donna".

PICCONERI: "PERSONALIZZARE IL TRATTAMENTO DELLE PAZIENTI INFERTILI”. “Alla luce di quanto emerso – ha spiegato la dottoressa Maria Giuseppina Picconeri, responsabile della struttura specializzata nella cura dell’infertilità Nike Medical Center - è di fondamentale importanza studiare e comprendere i diversi meccanismi di difesa che le pazienti in trattamento adottano per combattere lo stress psicologico e considerare che a differenti modalità di risposta allo stress, possono corrispondere diversi effetti sulle possibilità di gravidanza nella PMA". "Il trattamento delle pazienti infertili - ha concluso l'esperta - deve quindi essere personalizzato e considerare il vissuto di ogni paziente allo scopo di porre al centro dell'intervento medico, non la patologia, bensì la persona e la coppia".