Staminali: via libera del Consiglio dei Ministri alle "cure non conformi alla legge"

Il decreto approvato il 21 marzo stabilisce che "i pazienti per i quali sono stati già avviati i trattamenti alla data di entrata in vigore del documento possano proseguire la terapia". Ecco come e in quali modalità

Ricerca in Medicina Francesca Nanni 21/03/2013

Ci sono voluti numerosi servizi televisivi de Le Iene e una mobilitazione globale sul web e i social network per smuovere ciò che sembrava, fino a qualche giorno fa, presa di posizione del ministero della Salute, ma alla fine una speranza si riaccende per i piccoli pazienti cui sono stati sospesi i trattamenti con le cellule staminali.

Su proposta del ministro della Salute, Renato Balduzzi, infatti, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il 21 marzo un decreto con cui "si concede eccezionalmente la prosecuzione di trattamenti non conformi alla normativa vigente per i pazienti per i quali sono stati già avviati alla data di entrata in vigore del decreto, sempre con monitoraggio clinico". Cure per le quali, si legge nella nota diffusa a margine della decisione, "si prevede una più ampia normativa a regime che regoli i medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva, con monitoraggio clinico" e che entreranno in vigore dal 27 marzo 2013. Insomma, un decreto che pone fine ad un'agonia per i genitori dei piccoli pazienti durata fin troppo e che, inoltre, contiene un altro intervento urgente in materia sanitaria, quello riguardante gli ospedali psichiatrici giudiziari, la cui chiusura è stata prorogata al 1 aprile 2014.

Per le cure con le staminali, di fatto il decreto-legge stabilisce che tutti i pazienti che hanno iniziato la terapia con le cellule preparate con metodo 'Stamina' messo a punto dal professor Davide Vannoni - che da qualche anno con il suo gruppo di ricerca 'Stamina Foudantion Onlus' cerca di curare casi considerati "disperati" dal resto della comunità scientifica - potranno portare a termine i loro protocolli anche se il laboratorio di riferimento (in questo caso quello degli Spedali Civili di Brescia dove il professor Vannoni ha praticato alcune delle sue infusioni) non è autorizzato. "La norma - spiega il ministro Balduzzi nella nota - si basa sul principio etico per cui un trattamento sanitario già avviato che non abbia dato gravi effetti collaterali non deve essere interrotto". "Il decreto - si legge ancora - chiarisce inoltre che devono considerarsi come 'avviati' anche i trattamenti per i quali sono stati compiuti atti preparatori (il prelievo di cellule dal paziente o da donatore destinate all'uso terapeutico) e quelli già ordinati dall'autorità giudiziaria. Per tutti questi trattamenti terapeutici ci sarà un'attenta valutazione degli esiti, con l'acquisizione di tutti i dati clinici dei pazienti sottoposti al trattamento".

Il nome del professor Vannoni e del metodo Stamina che ha portato lentamente a segnali di guarigione di alcuni piccoli pazienti, lo ricordiamo, sono stati portati all'attenzione dell'opinione pubblica in  numerosi servizi televisivi del Le Iene in cui si sono lanciati numerosi appelli al ministro della Salute Balduzzi perché intervenisse nel riattivare quei trattamenti sospesi dallo stesso dicastero perché ritenuti "potenzialmente rischiosi". E qui sta il paradosso della storia: il regime in cui le somministrazioni di staminali avvengono, infatti, è denominato delle "cure compassionevoli", vale a dire cure non ancora sperimentate a sufficienza ma che sono comunque consentite dalla legge perché non ci sono altre cure possibili riconosciute.

Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri precisa, inoltre, "che d'ora in poi tutti i cosiddetti 'medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva', in cui rientrano i trattamenti con le staminali, possano essere utilizzati esclusivamente in un ospedale pubblico, clinica universitaria o istituto di ricovero e cura a carattere scientifico". E prosegue che, nei prossimi giorni, "un regolamento ministeriale fisserà regole più precise per garantire la sicurezza dei pazienti e sarà fissata una precisa procedura di valutazione degli esiti dell'impiego di queste terapie".

"L'azienda ospedaliera si sta impegnando a gestire ogni singolo caso nell'interesse esclusivo dei pazienti, in relazione a quanto disposto dalle autorità competenti". È questa la linea che, riguardo alla vicenda Stamina, sono intenzionati a tenere gli Spedali Civili di Brescia, dove vengono praticate le infusioni di staminali prodotte secondo la 'metodica Vannoni'. "Ogni giorno - spiega alla stampa proprio l'azienda ospedaliera bresciana- si fa il punto della situazione e si agisce conformemente alle disposizioni delle autorità giudiziarie e sanitarie tenuto conto dell'organizzazione dell'ospedale".