Da male oscuro a male "oscurato", quando la depressione non fa notizia

Nonostante una buona conoscenza di un fenomeno patologico in tutte le sue sfumature, c'è ancora scarso interesse nell'opinione pubblica complice una certa superficialità mediatica che tende ad accostarla spesso solo alla cronaca nera o al gossip

Patologie Redazione/GP 08/05/2013

L'Organizzazione Mondiale della Sanità l'ha definita la malattia del secolo perché maggiormente diffusa rispetto ad altre patologie come ad esempio il cancro o l'Aids. La depressione è un malessere subdolo, i cui sintomi vengono spesso confusi con semplice stanchezza o stress eccessivo, ma che nel prossimo ventennio diventerà la seconda causa di disabilità al mondo dopo le patologie cardiache, e nel 2030 la prima patologia cronica. Ecco perché nell'ambito delle politiche per la promozione del benessere, il tema della rappresentazione mediatica collegata alle malattie che minacciano la salute di persone, famiglie e comunità (come ad esempio le patologie legate agli stati depressivi) si è dimostrato nel tempo un approccio di primaria importanza. 

UNA PATOLOGIA ANCORA SOTTOVALUTATA DA ISTITUZIONI E MEDIA.
Nonostante questo, però, paradossalmente la depressione è ancora sottovalutata sia a livello sociale sia da parte dei Governi e delle Istituzioni, con la conseguenza che l'opinione pubblica tende a considerare la depressione ancora come una non-malattia. Ciò anche a causa di una certa rappresentazione veicolata dai mass media, spesso lontani dall'approfondimento di un tema così delicato, che tendono ad accostare la depressione a situazioni di cronaca nera o di gossip. Un modo di trattare la notizia che potrebbe generare in persone con bassa cultura della salute una attenuazione della percezione sociale del rischio di incorrere in tali problematiche. Una sorta di distanza tra la persona affetta da patologie depressive e il resto della società.

IL CALO DI INTERESSE DELLE REDAZIONI CHE TRASFORMA UN MALE OSCURO IN MALE "OSCURATO".
Così, partendo dal presupposto che il potere dei media si delinea suggerisce spesso alle persone non solo intorno a quali argomenti pensare, ma anche come pensare ad essi e attraverso quali attributi di significato, Eurispes e il Dipartimento Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza Università di Roma ha condotto un'indagine tra il gennaio 2009 e il settembre 2012, su 138 articoli de La Repubblica e il Corriere della Sera edizione cartacea in cui il termine "depressione" viene utilizzato in senso medico-scientifico. Ed è emerso che non ci sono grandi differenze tra le due testate sulla modalità di affrontare la tematica e la cornice interpretativa dell'evento: solamente 20 articoli su 138, infatti, trattano specificamente la depressione, evidenziando un sostanziale calo di interesse delle redazioni giornalistiche e trasformando un male oscuro in un male principalmente "oscurato".

QUELL'ARTICOLO SULLA DEPRESSIONE QUASI SEMPRE IN APERTURA DI PAGINA CON TONI AD EFFETTO.
La collocazione e il titolo degli articoli. Gli articoli, per quasi la metà dei casi, il 48 per cento, si collocano in apertura, per il 22 per cento hanno un taglio basso, mentre per il 17 per cento dei casi osservati, si trovano a "spalla" della pagina. Un dato interessante emerge dall’analisi della titolatura. Il 29 per cento degli articoli presenta un richiamo di forte effetto su a fatti di cronaca nera che vedono come protagonisti persone, con l'aggettivo "depresse", che si macchiano di omicidi o suicidi. L'associazione del termine "depresso" con la narrazione di fatti di cronaca nera riportati con un certo stile cruento, se da un lato è una classica modalità per catturare l'attenzione del lettore, dall'altro ripropone la logica sensazionalistica dei media.

UNA PATOLOGIA NELLA GABBIA DELLA CRONACA.
Cronaca nera e gossip. Il tipo di testo ai quali gli articoli fanno riferimento è prevalentemente quello della cronaca nera (24 per cento) e della cronaca in generale (19 per cento). Un dato da evidenziare è l’alta incidenza che il tema trova negli articoli di gossip. L'8 per cento degli articoli analizzati, infatti, parla di depressione per riportare il vissuto della malattia da parte di alcune "star", tra queste: Vasco Rossi, Gwyneth Paltrow, Morgan, Gigi Buffon, Jim Carrey, perfino Silvio Berlusconi. In questi articoli la vicenda personale viene rappresentata con un certo stile voyeuristico tale da solleticare gli appetiti da gossip del lettore.

"LA PAROLA ALL'ESPERTO", QUANDO PSICOLOGO E PSICHIATRA NON SONO D'ACCORDO.
Gli articoli focalizzati su elementi divulgativi e di informazione scientifica fanno principalmente riferimento a due tipologie: articoli di divulgazione di esponenti della comunità scientifica - i quali riportano il classico "parere dell'esperto" sulle questioni affrontate - e articoli di informazione scientifica collegati a fenomeni contemporanei quali lo stress, la depressione post-partum, la condizione senile, la condizione delle carceri, l'anoressia/bulimia. Le interviste sono rivolte, in genere, a due figure professionali: lo psichiatra e lo psicologo (il più delle volte abbinati per commentare i fatti di cronaca riportati ed i punti di vista degli interpellati sono spesso divergenti). Attraverso tale modalità di presentazione le due prospettive, piuttosto che venire illustrate alla luce di un approccio interdisciplinare e integrato, vengono a delinearsi come opposte e non conciliabili.

DEPRESSIONE DI TUTTO UN PO' TRA CRISI, CARCERE E LEGGE 180.
La maggior parte degli articoli tratta delle conseguenze della depressione nella vita quotidiana delle persone e delle famiglie (24 per cento). Inoltre, il tema trova una presentazione trasversale a diversi aspetti connaturati a fenomeni sociali e di costume. Tuttavia, era inevitabile che il tema della depressione trovasse una collocazione mediatica con la crisi economica in atto; l'11 per cento degli articoli riconduce il tema della depressione agli effetti della crisi economica. In altri vengono riportati studi e ricerche non riferiti alle malattie mentali di per sé, bensì principalmente a nuove scoperte attinenti la genetica e la biologia molecolare. Un'attenzione particolare viene riservata alla drammatica condizione carceraria e alle sue conseguenze sulla salute fisica e mentale dei detenuti (7 per cento). Gli aspetti politici e socio-sanitari rappresentano, infine, una piccola parte (5 per cento). Gli articoli fanno riferimento più che altro a pastoni riguardanti la legge 180 o la valutazione degli scarsi servizi socio-assistenziali nel territorio.

QUALITÀ DELL'INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO DEL TEMA, QUESTI SCONOSCIUTI.
Due aspetti che nella stampa sono piuttosto scarsi quando si parla di depressione, anche se poi nel 17 per cento degli articoli viene dedicata un'attenzione rilevante. Nella maggioranza dei casi, però, il tema ottiene scarsa copertura specifica nell’agenda setting dei principali quotidiani italiani. Tenendo conto che i quotidiani costituiscono solamente un tassello della rappresentazione mediatica della depressione, dai risultati si ipotizza che il livello di incidenza dei media impact è tanto più forte quanto più questi messaggi si rivolgono a cittadini con una bassa cultura della salute; viceversa è più debole quando si rivolge ad un pubblico con una cultura alta della salute. L'uso del termine depressione in diversi contesti semantici, attribuibili a diverse sfere di significato e mondi vitali, senza un approfondimento scientifico, porta con sé il rischio di generare un inflazionamento del concetto stesso, utilizzato in tutte le circostanze piuttosto che quelle specificamente medico-sanitarie.