Mutismo selettivo, quelle parole che i bimbi non dicono scambiate spesso per timidezza

Di questo disturbo in Italia si sa ancora poco, e nonostante si siano trovate le cause, mancano ancora dati epidemiologici sui minori coinvolti. Pilati: "Da questo malessere si guarisce e un'azione rapida consente di vivere un'infanzia migliore"

Salute e Prevenzione Aura De Luca — 12/06/2014
Fonte: Immagine dal web

Viene spesso confuso per eccessiva timidezza o per uno dei tanti modi che hanno i bambini di attirare l'attenzione. E invece il 'mutismo selettivo', disturbo infantile poco conosciuto e apparentemente raro, è sì caratterizzato dall' "incapacità" del bambino di parlare in varie situazioni sociali (nonostante sviluppo e comprensione del linguaggio siano nella norma), ma non dipende dalla timidezza, bensì da una forma di ansia infantile spesso genetica. I bambini che soffrono di questo disturbo hanno un atteggiamento di chiusura nei confronti di persone o situazioni estranee al loro contesto familiare, più rassicurante, nel quale si sentono a loro agio.

In genere "il mutismo selettivo viene inserito in un quadro diagnostico più complesso, come l'autismo o la sindrome di Down - ha spiegato la dottoressa Loredana Pilati, presidentessa dell'Associazione italiana mutismo selettivo (Aimuse) -. All'estero, ad esempio, si parla di circa un bambino su mille che soffre di questo disturbo". In Italia, però, questo disturbo è in fase di studio e il lavoro degli specialisti è reso difficile anche dalla mancanza di informazioni a riguardo: "Da noi mancano i dati epidemiologici sui minori coinvolti". Il mutismo selettivo può "essere confuso con la timidezza" ha rimarcato la Pilati durante una tavola rotonda nelle scorse settimane".

"Come associazione ci occupiamo di bambini che non hanno disfunzioni - ha aggiunto - ma vivono una vita normale all'interno delle pareti domestiche e i genitori sono generalmente portati a sottovalutare un comportamento abbastanza diffuso nei loro piccoli quando incontrano persone nuove e mostrano una resistenza iniziale". "Ma nel caso del mutismo selettivo - ha spiegato la Pilati - questo atteggiamento iniziale perdura, perché non è timidezza ma chiusura nei confronti della relazione con persone che non fanno parte del contesto familiare. Sono bambini sensibili e paralizzati dalla difficoltà di relazione con l'altro". Le difficoltà "emergono soprattutto quando il bambino entra nel contesto scolastico e si manifesta con il blocco della parola, generato da un forte stato ansioso" ha spiegato la presidentessa di Aimuse. "I pediatri non sono abbastanza formati e informati per riconoscere questo disturbo e immettere subito il problema nel percorso giusto - ha sottolineato - eppure il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale. Dal mutismo selettivo si guarisce, ma un'azione rapida consente sicuramente di vivere un'infanzia migliore".

Ma quali sono le cause? Secondo diversi "studi stranieri, per lo più maturati nel mondo anglosassone e americano, le cause di questo disturbo, catalogato con la F94 nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) sono da rintracciarsi in uno stato ansioso e in un fattore genetico. "Sembra, infatti, che i genitori di bambini con mutismo selettivo - ha rimarcato la Pilati- siano loro stessi timidi con difficoltà di relazione che poi trasmettono ai loro figli". "Un'altra causa potrebbe essere il bilinguismo: ad esempio bambini stranieri che non hanno familiarità o non sono a proprio agio con la lingua ufficiale del loro nuovo Paese, possono rifiutare di parlare con estranei nel loro nuovo ambiente. Essendo generato dall'ansia, ha suggerito la Pilati, "bisogna predisporre un ambiente che faccia sentire il bambino con mutismo selettivo a casa, creando situazioni che non lo mettano in imbarazzo e non lo facciano sentire diverso perché non parla". "Spesso le prestazioni scolastiche e le competizione che si possono generare in classe alimentano lo stato ansioso del bambino. Dunque bisogna partire dalla scuola - ha affermato la presidentessa di Aimuse - ed è importante informare e formare gli insegnanti che vivono a lungo con il piccolo".

E questo è anche l'impegno dell'associazione Aimuse che nasce 5 anni fa con l'obiettivo che cercare di colmare quel vuoto informativo in termini scientifici e sociali. "Non siamo un'associazione solo di genitori, ci sono anche psicologi, psicoterapeuti e insegnanti, non precludiamo a nessuno l'acceso. Certo - ha precisato la Pilati - la parte direttiva è formata dalle famiglie che spingono ed esigono un intervento delle istituzioni ed una piena considerazione del problema in crescita costante e a dirlo sono gli stessi specialisti del Sistema sanitario nazionale". Così, l'impegno dell’associazione parte dalle scuole in cui continua a fare corsi di formazione per diffondere una cultura sul mutismo selettivo e dare consigli utili che permettano di agevolare la vita scolastica dei bambini che ne soffrono: "SQuello che cerchiamo di diffondere sono delle buone pratiche. Nel 2010 abbiamo tradotto un libro di Elisa Shipon-Blum dando vita a tre opuscoli per gli istituti scolastici - ha concluso la Pilati che contengono suggerimenti utili a genitori e insegnanti su aspetti pratici e tecnici che consentano di mettere il piccolo a suo completo agio".

LINK
- Associazione italiana mutismo selettivo (Aimuse)

PER SAPERNE DI PIÙLEGGENDO
- Libri sul mutismo selettivo