Paura di febbre, reazioni allergiche e convulsioni: ecco perché i genitori temono i vaccini

Per l'Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia, 4 genitori su 10 temono gli effetti collaterali. Mele: "La paura nasce dal web, molti siti parlano senza prove reali di pericoli quali autismo e tumori. Ai genitori dico rivolgetevi ai pediatri"

Cronaca Medicina e Salute Redazione/GP 29/09/2014

Paura della febbre, di una reazione allergica, delle convulsioni. Ma anche che il vaccino possa favorire l'autismo, malattie autoimmuni, patologie neurologiche o perfino tumori. I genitori italiani conoscono poco e male i vaccini, così 4 su 10 cadono preda di timori dando credito alle tante voci, sull'argomento che circolano sul web o nel passaparola fra mamme: il 23 per cento dei genitori teme che gli effetti immediati dei vaccini possano essere rischiosi, un altro 18 per cento preferisce evitarli ritenendo probabili conseguenze negative per il futuro dei propri figli. È quanto emerge da un'indagine condotta dall'Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza (Paidòss), presentata ei giorni scorsi al primo Forum internazionale dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia di Napoli.

L'indagine rileva anche che i genitori temono moltissimo
malattie come la meningite o l'epatite A, ma pochi sanno che esistono vaccini che potrebbero proteggere i loro figli da queste minacce. La maggioranza fa affidamento al consiglio del pediatra, che in oltre il 90 per cento dei casi raccomanda i vaccini, tuttavia all'atto pratico non molti scelgono la via della prevenzione: il 60 per cento sceglie il vaccino per morbillo, parotite e rosolia, ma solo 1 su 2 vaccina i figli contro lo pneumococco e meno di u1 su 3 per il meningococco C. Ancora più disattesa la vaccinazione antinfluenzale, scelta da appena il 10 per cento dei genitori nonostante ormai in diversi Paesi, ad esempio il Regno Unito, se ne raccomandi l'opportunità anche per i piccoli in età scolare che non hanno fattori di rischio.

VACCINI, "OGGETTI MISTERIOI PER LA MAGGIOR PRTE DEI GENITORI". La ricerca, condotta su 105 famiglie e 255 pediatri che hanno in cura oltre 800 mila bambini, dimostra, innanzitutto, che i genitori hanno una gran paura di molte malattie infettive: meningite ed epatite A sono ai primi posti assieme a poliomielite e tetano, seguite da morbillo, pertosse e varicella, mentre l'influenza è all'ultimo posto fra le preoccupazioni di mamme e papà. "Nonostante i timori, però, i vaccini che sarebbero il mezzo di prevenzione ideale - spiega Giuseppe Mele, presidente di Paidòss - sono di fatto poco conosciuti, e paradossalmente sono ancora meno noti proprio quelli che combattono le patologie che spaventano di più". "Il 65 per cento dei genitori, ad esempio, conosce l'antinfluenzale; 1 su 2 il vaccino per la varicella, 1 su 3 quello per Hpv, ma appena il 20 per cento conosce l'anti-meningococco C e solo il 15 per cento l'anti-pneumococco". "I vaccini sono di fatto oggetti misteriosi per la maggioranza dei genitori, anche se conforta accorgersi - sottolinea l'esperto - che gran parte di loro si affida molto al proprio pediatra per prendere decisioni: il 60 per cento ad esempio fa la vaccinazione per morbillo, parotite e rosolia ai propri figli pur conoscendola realmente solo in un caso su 3".

POCA, O MALA, INFORMAZIONE RENDONO SCARSO IL RICORSO AL VACCINO. Nonostante il rapporto di evidente fiducia fra famiglie e medici, il ricorso alle vaccinazioni resta scarso: "Solo un genitore su 2 ha fatto praticare al figlio il vaccino per lo pneumococco - spiega Mele - uno su 3 quello per il meningococco, appena il 18 per cento l'anti-varicella e solo il 10 per cento l'antinfluenzale o l'anti-Hpv. E c'è un buon 35 per cento di mamme e papà che non disdegnano di provare la vaccinazione antinfluenzale con metodi alternativi, ad esempio con l'omeopatia". "In questa disaffezione giocano sicuramente un ruolo le resistenze dei genitori che, poco informati sui vaccini, finiscono a volte per credere alle tante dicerie che circolano sul conto di questi presidi di prevenzione: il 5 per cento, ad esempio, li considera semplicemente inefficaci".

VACCINO SI', VACCINO NO: LA CONFUZIONE È TUTTA COLPA DEL WEB. L'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza evidenzia che per trovare informazioni sui vaccini il 90 per cento dei genitori va su Internet. "In Rete - spiega Mele - si possono trovare siti anti-vaccinazioni che riferiscono di pericoli oggettivamente preoccupanti: i vaccini sono stati accusati di provocare l'autismo, malattie autoimmuni, sclerosi multipla e altre patologie neurologiche, perfino tumori". "Nonostante non ci siano prove reali e documentate e anzi, sia invece certo il beneficio delle vaccinazioni per sventare i ben più certi rischi derivanti dalle malattie che combattono, tuttora quattro genitori su dieci si fanno bloccare dalla paura. L'antidoto a questi infondati timori - suggerisce l'esperto - può essere proprio il pediatra, a cui rivolgersi per chiarire dubbi e incertezze".

IL PEDIATRA PRESCRIVE MA NON ESEGUE. SPESSO A FARE IL VACCINO SONO LE ASL. Per quel che riguarda il rapporto con il pediatra, l'indagine dimostra che l'80 per cento dei genitori cerca e riceve informazioni sui vaccini dal pediatra di base, che conosce e raccomanda questi strumenti di prevenzione: 9 medici su 10 consigliano i vaccini contro morbillo, pneumococco, meningococco C e Hpv, il 60 per cento suggerisce quello contro la varicella, il 48 per cento l'antinfluenzale e il 40 per cento il vaccino per rotavirus. "Va detto che poi, nella pratica - sottolinea Aurelio Occhinegro, pediatra e coordinatore scientifico del convegno - pochi riescono a eseguire le vaccinazioni sui propri assistiti: l'antinfluenzale viene fatta dal 20 per cento dei pediatri, le altre da meno del 10 per cento". "Il peso delle vaccinazioni ricade quasi sempre sulle Asl, mentre invece sarebbe opportuno - fa notare - che il pediatra del bambino potesse anche vaccinarlo, così da avere un rapporto diretto con la famiglia anche in questo importante momento di prevenzione".

QUEL "10% DI MEDICI NON DEL TUTTO CONVINTO DELL'EFFICACIA DEL VACCINO". "Purtroppo  l'impossibilità di vaccinare i propri assistiti - aggiunge Occhinegro - dipende da cause che quasi sempre non hanno nulla a che vedere con la volontà del medico: il 27 per cento ammette di avere ambulatori troppo affollati, il 10 per cento non ha tempo, altri lamentano che i prodotti costano troppo e non sono passati dalla Regione". "Va detto che c'è un 10 per cento di medici non del tutto convinto dell'efficacia dei vaccini: è perciò importante non abbassare la guardia e continuare a formare i colleghi sull'opportunità della prevenzione delle malattie attraverso questi strumenti di salute, in modo che - conclude Occhinegro - diventino ambasciatori di informazioni corrette per le famiglie e vengano combattute le notizie prive di fondamento, che mettono a rischio il benessere di tutta la comunità".