Empatia, passione e conforto: quando le parole di un medico curano più di un farmaco

Secondo lo studio della Fondazione Quarta Onlus, una buona comunicazione seguita da gesti quali carezze e sorrisi alleviano malattia e sofferenza. Benedetti: "Le suggestioni verbali positive agiscono sulle stesse vie biochimiche bersagliate dai farmaci"

Cronaca Medicina e Salute Redazione/GP 08/10/2014
Fonte: Immagine dal web

"Portare una parola di conforto", soprattutto tra i malati perché ne traggano un beneficio non più solo mentale ma anche e soprattutto fisico. Meglio ancora se le parole vengono accompagnate da gesti quali abbracci, carezze e sorrisi non più solo da parte dei familiari, bensì dai medici che li hanno in cura. A dimostrare che le buone parole possono sanare il corpo, oltre che l'anima, alleviando malattia e sofferenza, sono i risultati della ricerca-intervento della Fondazione Giancarlo Quarta Onlus su oltre 4mila pazienti e 135 medici dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano condotta nel biennio 2012-2014. Così, nei due anni di monitoraggio, è stato così rilevato un miglioramento del 54 per cento delle abilità relazionali dei medici nel saper offrire risposte giudicate buone o ottime dai pazienti stessi a tutti i loro bisogni: conoscenza e comprensione, fiducia, vicinanza, ascolto e apprezzamento, soluzioni di cura.

"Questo progetto che abbiamo avvitato aiuta i medici perché con le loro parole possano aiutare i propri pazienti", ha affermato Lucia Giudetti Quarta, fondatrice e presidente dell'omonima Fondazione, che ha evidenziato il carattere innovativo del metodo utilizzato "perché non si basa sulla formazione in aula ma sul rinforzo positivo esercitato dall'apprezzamento dei pazienti verso i comportamenti dei medici che li hanno in cura". "Le suggestioni verbali positive agiscono sulle stesse vie biochimiche bersagliate dai farmaci", ha spiegato Fabrizio Benedetti, neurofisiologo del Dipartimento di neuroscienze dell'università degli Studi di Torino, fra i massimi esperti internazionali in materia di placebo, durante la presentazione dei dati della ricerca nei giorni scorsi a Milano. "Un esempio? Abbiamo dimostrato che determinate parole inibiscono l'enzima ciclossigenasi, lo stesso che viene bloccato quando prendiamo un'aspirina per farci passare un dolore".

I disturbi motori della malattia di Parkinson e il dolore, da cancro o da qualunque altra causa. Sono questi, per ora, i campi d'indagine della ricerca sulla parola che cura. "Un concetto emerso dagli studi di neurobiologia, che abbiamo già dimostrato e che ora stiamo approfondendo - ha spiegato l'esperto - è che invitare un paziente a credere fortemente in un trattamento può produrre reali benefici terapeutici". "È stato dimostrato - ha riassunto Benedetti - che le aspettative positive agiscono sugli stessi enzimi che vengono attivati dai medicinali, favorendo quindi il processo di cura. Nel progetto con Fondazione Quarta approfondiremo le modalità con cui ciò avviene". Il prossimo step, infatti, sarà proprio quello di misurare la reazione dei singoli neuroni a parole positive 'somministrate' a malatidi Parkinson sottoposti ad impianto di pacemaker cerebrale. L'obiettivo è quello di valutare come il cervello si attiva in risposta ad un'iniezione di ottimismo.

Ma le parole buone possono sostituire i farmaci? "Capire se è possibile sfruttare i meccanismi innescati dalle suggestioni verbali positive per ridurre l'assunzione di medicinali è un'altra domanda alla quale stiamo cercando di rispondere - ha specificato Benedetti - "Anche se è già stato osservato, e pubblicato che se diamo alternativamente farmaco vero e placebo per un lungo periodo, alla fine è possibile dimezzare la dose del medicinale". Insomma, alla base di una buona relazione medico-paziente si trovano, di fatto, la capacità di trasmettere passione ed empatia il sociologo Michele Oldani. "Oggi la figura del luminare non esiste più - ha detto -. Per comunicare in modo efficace servono empatia e passione. Così facendo il medico ė più gratificato e il paziente lo segue e, forse, guarisce di più".

MATERIALI
- Abstract di presentazione della ricerca