Dalle pazienti oncologiche a fenomeno sociale: ecco cos'è il 'social egg freezing' degli ovociti

Prelevare i propri gameti in età fertile e congelarli lentamente attraverso una riduzione graduale della temperatura. È conosciuta anche come 'crioconservazione', ed è la procedura che ferma l'orologio biologico della donna per salvare la maternità

Cronaca Medicina e Salute Francesca Nanni 20/10/2014

Era nata come tecnica standard utilizzata per preservare la fertilità nelle pazienti oncologiche: prelevare i propri ovuli (o gameti) in età fertile e congelarli lentamente attraverso una riduzione graduale della temperatura. Oggi, invece, la crioconservazione[1], o ‘social egg freezing’, è diventata un vero e proprio fenomeno sociale perché permette anche ad una donna sana di conservare i propri ovociti in attesa che le condizioni sociali, economiche ed emotive le consentano di progettare una gravidanza consapevole. Una sorta di ‘blocco’ del proprio orologio biologico in attesa di tempi migliori. Conosciuta e pratica all’estero, dove la domanda ha conosciuto un aumento esponenziale negli ultimi anni, questa tecnica è pressoché sconosciuta in Italia, dove esperti si interrogano da tempo sulle potenzialità di questa procedura. 

Un vero e proprio fenomeno che trova nella infertilità la sua ragione principale. Secondo i dati dell’Oms, infatti, nel Bel Paese  una coppia su quattro ha problemi di infertilità, nel 2020, una coppia su tre, nel mondo, sarà infertile. Una patologia dovuta soprattutto all’età sempre più matura in cui le donne, in maggioranza italiane, decidono di affrontano la maternità. L’età media, infatti, è passata dai 25 anni dei primi anni Novanta agli attuali 32 (dati Istat) con un allontanamento esponenziale, quindi, dal periodo del biologico picco della fertilità (tra i 25 e i 35 anni). A fare il punto su infertilità e crioconservazione degli ovociti è stata la tavola rotonda nei giorni scorsi organizzata da Maria Giuseppina Picconeri, ginecologa responsabile del Centro 'Nike Medical Center' di Roma. “La fertilità delle donne è biologicamente determinata – ha dichiarato la Picconeri - nasciamo con un patrimonio ovocitario definito e destinato ad esaurirsi progressivamente con l’aumentare dell’età biologica”. “La buona notizia è che i progressi raggiunti dalla tecnica della crioconservazione, alla base dell’egg freezing – ha aggiunto -, ci permettono di affermare che superare l’asincronia tra il proprio orologio biologico e le personali condizioni sociali della donna, è oggi possibile. Meglio ancora, che è possibile passare dal concetto di preservazione della fertilità, alla prevenzione dell’infertilità”.

VIDEO VINCITORE DEL CONCORSO 'NIKE MEDICAL CENTER' DI ROMA PER LA CAMPAGNA D'INFORMAZIONE 'STOP INFERTILITY' A SOSTEGNO DELLA PREVENZIONE DELL'INFERTILITA' TRA LE GIOVANI DONNE



COME AVVICINARSI A QUESTA TECNICA? A rispondere è la stessa Picconeri: “Una donna che voglia sottoporsi a questa procedura, dovrebbe recarsi presso un centro di PMA (Procreazione medicalmente Assistita) per permettere agli esperti di valutare la sua situazione generale e ginecologica, sottoponendosi ad una serie di esami di routine ed esami specifici in grado di valutarne la riserva ovarica e, successivamente, verificati i necessari presupposti clinici, procedere ad una stimolazione ovarica per produrre durante quel ciclo un maggior numero di ovociti possibile. Infine, procedere con il prelievo ovocitario”. “Lo step successivo – ha piegato ancora la ginecologa - sarà quello della vitrificazione[2] e quindi della conservazione degli ovociti in azoto liquido ad una temperatura di -196°C. Infine, al momento del loro impiego si procederà allo scongelamento ed al loro utilizzo attraverso le tecniche di fecondazione in vitro”.

LA PROCEDURA E I MARGINI DI SUCCESSO. Le percentuali di riuscita di questa tecnica, ha proseguito la Piccneri, “sono determinate dal numero degli ovociti congelati, che dovrebbero essere almeno 8-10 e restano legate, anche loro, all’età della donna al tempo del congelamento: il momento ideale resta quello del picco della fertilità, ovvero tra i 25 e i 35”. “Anche il tasso di sopravvivenza degli ovociti, a scongelamento avvenuto, è aumentato notevolmente e si aggira oggi intorno al 95 per cento (per le donne under 35) mentre le possibilità di ottenere una gravidanza sono di circa il 50 per cento (sempre nelle donne under 35)”.

I LIMITI TEMPORALI E LE CRITICITÀ. “Il tempo di conservazione degli ovociti resta una scelta individuale che dipende dalla donna e dalla sua volontà di mantenere la possibilità di utilizzo – ha sottolineato la dottoressa Picconeri -. Non dobbiamo dimenticare che il prelievo ovocitario è un vero e proprio intervento chirurgico (viene effettuato in sedazione profonda) e come ogni intervento può comportare dei rischi che, a volte, possono determinare anche delle complicazioni importanti: versamenti emorragici, iperstimolazioni etc. Da qui, l’importanza di affidarsi a centri specializzati e di comprovata serietà professionale”. “In conclusione, per superare il problema dell’infertilità determinata dai cambiamenti sociali – ha aggiunto l’esperta - sarebbe opportuno che la società prendesse atto dei limiti temporali della finestra riproduttiva femminile e non solo! E che con politiche di sostegno alle giovani coppie, rimuovesse gli ostacoli sociali alla progettualità genitoriale. La scienza, insieme alla tecnologia, ha il compito di divulgare le criticità, aiutare ad acquisire informazioni per aumentare la possibilità di scelta in relazione alle diverse possibilità individuali, al fine di raggiungere una maternità consapevole a qualunque età”.

I COSTI E LA CAMPAGNA D'INFORMAZIONE. “Il costo in Italia è molto inferiore rispetto agli altri paesi dove questa tecnica viene applicata da più tempo - soprattutto rispetto agli USA - e si aggira intorno ai 3mila-3.500 euro contro i 12mila-13mila dollari necessari negli Stati Uniti. A questo si devono aggiungere 300 euro per ogni anno successivo di conservazione”. Per informare le donne sui tempi della maternità e la crioconservazione degli ovociti, è stata lanciata la campagna di informazione 'Stop infertility', presto online con il video realizzato in collaborazione con gli studenti della Rufa - Rome University of Fine Arts, ai quali è stato chiesto di interpretare il tema di questo evento.

LINK
- Nike Medical Center Roma

NOTE
[1]
La crioconservazione è una branca della criobiologia che consente il mantenimento della vitalità cellulare per un tempo prolungato, tramite congelamento. Il suo principio fondamentale è quello di interrompere i processi biochimici del metabolismo cellulare
[2] La vitrificazione consiste nell'immersione della cellula direttamente in azoto liquido, alla temperatura di -196°C, cosicché questa si possa "vitrificare" cioè si solidifichi rapidamente acquistando un aspetto vitreo, trasparente e privo di ghiaccio. Grazie all'estrema velocità del raffreddamento non si formano quei cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiare la struttura cellulare dell'ovulo come avverrebbe in una procedura di congelazione lenta.