Max Giusti: "Così ho detto 'no' alla pubblicità del gioco d'azzardo in tv"

Il popolare attore e conduttore si scaglia sugli spot che riguardano soprattutto quello online "perché - dice - significa indurre i giovani a cadere in un buco nero. Prima lo combattiamo e poi lo promuoviamo?". Oggi gli adolescenti-giocatori sono il 13%

Dipendenze Francesca Nanni 13/01/2015

"Quando ero piccolo chiesi a mio padre di portarmi a vedere le corse dei cavalli, e lui mi portò all'ippodromo. Poi chiesi di vedere le corse dei cani, e lui mi assecondò. Infine mi prese da parte e testualmente di disse: 'ora li hai visti, se io ti trovo qui ti spezzo le gambe'. Io ho seguito il suo consiglio". Max Gisuti, attore e conduttore tra i più amati in Italia, ricorda così il suo primo, ed ultimo, approccio con il gioco spiegando che, quando era piccolo lui il gioco d'azzardo su Internet non c'era e quello dei cavalli e dei cani era l'unico praticato da molte persone. "Ma già allora - aggiunge Giusti -  c'era già chi si rovinava". Secondo il popolare conduttore, "le persone che si rovinano al gioco si distinguono in due tipologie: quelle che hanno il tarlo del gioco, e quelle che sperano di svoltare in un momento di forte crisi economica per le famiglie. Come le vecchiette che giocano in tabaccheria". Ecco perché spiega di essere contrario e che, soprattutto, se ne faccia tanta pubblicità, soprattutto in televisione.

Max Gisuti spiega, infatti, di aver detto ‘no’ ad offerte generose per pubblicizzare il gioco in tv: "Ho rinunciato a dei soldi pur di non promuoverlo. Ed erano anche tanti, ma sono assolutamente contrario perché significa indurre i giovani a cadere in un buco nero dal quale si esce a fatica". "L'unica volta che ho accettato di lavorare nel gioco - precisa poi il conduttore - è stato con 'Affari tuoi' ma in quel caso se vinci puoi cambiare la tua vita, ma se perdevi torni a casa nelle stesse condizioni di come ne sei partito". Ed è proprio riguardo la pubblicità del gioco d’azzardo che Giusti è più lapidario: "Mi vergogno di essere italiano - dice - perché facciamo tantissime campagne contro il gioco d'azzardo e poi lo pubblicizziamo".

90 MILIARDI DI EURO IL GIRO D'AFFARI DEL GIOCO D'AZZARDO. In effetti è un paradosso: spendere migliaia di euro in campagne pubblicitarie pro-gioco d'azzardo per poi impiegarne altrettanti nella cura della ludopatia. Di sicuro c'è che lo Stato non può perdere le sue sostanziose entrate  derivate dal gioco che, ogni anno, muove un giro d'affari di circa 90 miliardi di euro (10 miliardi quello del gioco illegale), confermandosi così, un'industria florida che non conosce mai crisi. Nel 2013 erano 800mila i giocatori dipendenti e 2 milioni quelli a rischio, tanto che questa dipendenza è stata inserita nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) ma senza assistenza da parte dello Stato.

SIP: "GLI ADOLESCENTI COINVOLTI SONO IL 13 PER CENTO". Una piaga, soprattutto quella dell'azzardo online, che coinvolge oggi il 13 per cento degli adolescenti minori cui, teoricamente, l'accesso ai punti di gioco dovrebbe essere vietato, ma nella pratica di facile accesso per teenager e giovani adulti che navigano sul web. Il dato viene fuori dall'ultima indagine nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) condotta su un campione di oltre 2mila studenti della classe media inferiore. Tra i 'baby-giocatori', il 45 per cento ha sostenuto di aver vinto, solo il 13 per cento ha ammesso la sconfitta con conseguente perdita in denaro, mentre il 36 per cento non ha ricordato l'esito economico delle esperienze. Ma, che si sia vinto o perso, il 32 per cento del campione si è comunque dichiarato orientato a ripetere l'esperienza.

TUCCI: "I DIVIETI ONLINE E CONTROLLI SULL'IDENTITÀ DEI MINORI SONO INESISTENTI". "La riflessione da fare di fronte a questi numeri, che a rigor di legge dovrebbero essere 0 per cento, è duplice. Da un lato - afferma Maurizio Tucci, curatore dell'indagine - dobbiamo constatare la pressoché nulla deterrenza rappresentata dai 'divieti ai minori' di cui il web è pieno. Dall'altro dobbiamo considerare che al di là della violazione del divieto, questi giocatori in erba hanno anche modo di gestire somme di denaro e utilizzarle in ambiti in cui dovrebbe comunque avvenire un controllo sull'identità". "I meccanismi di accesso al gioco online, la consuetudine di molti di questi siti ad offrire gratuitamente fiche di 'benvenuto', e i sistemi di pagamento ammessi - aggiunge Tucci - sono però tali per cui non è difficile anche per un minorenne, magari grazie a un maggiorenne compiacente, avere esperienze di gioco".

LEGGI L'APPROFONDIMENTO DI NANNIMAGAZINE.IT SUL GIOCO D'AZZARDO