Vaccini, il "mea culpa" dei pediatri. Sipps: "Servono più formazione e informazione"

Secondo uno studio della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale sull'importanza delle vaccinazioni, per il 22% dei medici per bambini sono utili solo per malattie più gravi. Salari: "Presto un vademecum e forse un'anagrafe vaccinale"

Cronaca Medicina e Salute Emanuele Dorru 05/05/2015

È uno dei temi caldi su cui discutono e si scontrano da tempo comunità scientifica ed opinione pubblica. Già la parola da sola basta ad alzare un gran polverone. Per dirla con un linguaggio medico, i vaccini “sono portatori sani” di una diffidenza generalizzata che, nel tempo, ha fatto registrare un calo nella somministrazione (anche in quelli previsti dalla legge). I valori sono infatti al livello più basso degli ultimi 10 anni con coperture a 24 mesi d’età di poco superiori al valore minimo previsto dall’obiettivo del Piano Sanitario Nazionale. 

E se da una parte il calo d’attenzione delle famiglie italiane verso i vaccini è cosa abbastanza evidente, dall’altra si sassiste oggi ad una sorta di incertezza non di poco conto fra gli stessi pediatri. Secondo i risultati di un’indagine[1] dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) condotta su un campione di 488 medici dei bambini, il 22 per cento ritiene che un bimbo debba essere vaccinato solo contro le malattie più gravi, il 13 per cento che sia preferibile ridurre al minimo il numero dei vaccini somministrati, l’8 per cento crede più all’immunità acquista attraverso le malattie che non nei vaccini.

DI MAURO: "NON SPETTA AL PEDIATRA PROMUOVERE LA CULTURA DELL'ARGOMENTO". “Tra i molteplici fattori è senz’altro prioritaria la corretta informazione dei genitori che - afferma Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) - in oltre il 72 per cento dei casi, come documentano alcuni recenti dati del Censis, pur riconoscendo l’importanza sociale delle vaccinazioni, nutrono qualche dubbio sulla necessità di dover intervenire su un individuo sano”. “È allora fuori discussione che spetti al pediatra, loro riferimento più affidabile - prosegue Di Mauro -, promuovere cultura sull’argomento e offrire le necessarie rassicurazioni. Sempre che, naturalmente, non sia lui stesso ad avere delle perplessità sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini”.

QUEL DUBBIO CHE RESTA. Va infine osservato che il 2,5 per cento delle risposte ha espresso un dubbio o, peggio, una piena concordanza nel riconoscere un legame tra vaccinazioni e autismo, per quanto sia stato ampiamente e definitivamente sconfessato dalla letteratura scientifica.

PIÙ IN-FORMAZIONE E L'ISTITUZIONE DI UN’ANAGRAFE VACCINALE. Secondo il professor Pinto “occorre promuovere una formazione continua sulle vaccinazioni, sulle reazioni avverse e sulle epidemie di malattie prevenibili con le vaccinazioni, con la partecipazione congiunta dei pediatri e del personale medico ed infermieristico dei Centri vaccinali”. “Altrettanto importante è poi l’istituzione in ogni regione di anagrafi vaccinali e di sistemi di sorveglianza delle reazioni avverse, che diano in tempo reale informazioni sulla situazione locale, sull’andamento delle coperture vaccinali per singola zona e per singolo vaccino”.

UNA GUIDA PRATICA ALLE VACCINAZIONI ED UN VADEMECUM PER IL DIALOGO MEDICO-PAZIENTE. Formazione e informazione sono dunque il fulcro sul quale agire. “Il loro vero catalizzatore è però la comunicazione – sottolinea Piercarlo Salari, pediatra responsabile del Gruppo di lavoro sulla genitorialità SIPPS -. La conoscenza tecnica, infatti, per quanto imprescindibile, non è sufficiente se avulsa dalle competenze che ciascun pediatra deve avere o acquisire per poter veicolare dei messaggi incisivi, convincenti e coerenti”. “Per questa ragione, dopo aver pubblicato una guida pratica alle vaccinazioni destinata ai pediatri e ai professionisti sanitari, la SIPPS è attualmente impegnata nella realizzazione di un ‘vademecum’ che – assicura Salari - faciliterà il dialogo e la consulenza alle famiglie per promuovere sensibilizzazione e cultura sulle malattie infettive prevenibili”.

UNA BUONA COMUNICAZIONE SU OGNI MEZZO, SOPRATTUTTO ONLINE. A tutto questo si deve aggiungere una strategia ulteriore. “Stiamo parlando dell’utilizzo di ogni mezzo di comunicazione, compresi i social network - conclude Di Mauro - per diffondere una informazione chiara ed onesta sulle vaccinazioni, in opposizione all’agguerrita controinformazione dei movimenti antivaccinali”.

MATERIALI
- Guida pratica alle vaccinazioni (SIPPS, pdf)

NOTE
[1]
Indagine condotta via e-mail dal 1° marzo al 30 aprile 2015, su 488 pediatri di tutte le regioni, tra cui 325 pediatri di famiglia e 107 ospedalieri o universitari.